13/06/2018, 12.45
VIETNAM
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Privacy e libertà di pensiero sul web: timori per la legge approvata da Hanoi

di J.B. An Dang

È stata approvata con l’86% dei voti. Per i critici è un bavaglio alla libertà politica e religiosa del Paese. Le società straniere costrette a fornire i dati privati degli utenti al governo. Già in passato, i siti cattolici, tra cui AsiaNews, sono stati oscurati. Sacerdote vietnamita: “Inaccettabili per il regime la maggior parte delle dottrine sociali cattoliche”.

Hanoi (AsiaNews) - L’Assemblea nazionale ha approvato la “Legge sulla sicurezza informatica”, con 423 voti favorevoli e 43 contrari. Le autorità potranno ora acquisire i dati sensibili degli utenti ed esercitare un maggiore controllo sui siti web. I dissidenti esprimono timori per la privacy e le crescenti restrizioni alla libertà di pensiero. Il regime motiva le nuove limitazioni all’utilizzo di internet per “ragioni di sicurezza nazionale”.

La legge approvata ieri entrerà in vigore nel 2019. I manifestanti, impegnati nelle dimostrazioni contro la legge sulle zone economiche speciali, denunciano che le nuove disposizioni consentirebbero alle autorità di accedere ai dati privati; spiare gli utenti e limitare la libertà di parola su Facebook, Google e altri social network. Le società informatiche dovranno registrare i propri dati a livello locale. Esse saranno tenute a fornire le informazioni degli utenti al ministero della Pubblica sicurezza, in caso di violazione della legge. Inoltre, la nuova legislazione vieta agli utenti di internet di organizzarsi con "scopi anti-statali", utilizzare un linguaggio che "distorca la storia" o "neghi i risultati rivoluzionari della nazione".

Gli investitori stranieri criticano la mossa del governo vietnamita: minaccia la loro fiducia e rallenta la crescita dell'economia digitale del Paese. La maggior parte delle società tecnologiche straniere, che operano da Singapore o Hong Kong, saranno obbligate ad aprire un ufficio in Vietnam e a conservare nel Paese i propri dati.

Già in passato i siti cattolici, tra cui AsiaNews, sono stati spesso oscurati. Tuttavia, gli utenti potevano aggirare il blocco visitando siti anonimi. Questa pratica è ora vietata dalla nuova legge e può essere punita con il carcere. Le ventisei diocesi e arcidiocesi vietnamite, la maggior parte delle istituzioni e movimenti ecclesiali hanno siti web. Questi sono ospitati al di fuori del Vietnam, per evitare di essere perseguiti.

P. Paul Van Chi Chu, portavoce della Federazione dei mass media cattolici vietnamiti critica il nuovo provvedimento. Il sacerdote, dell'arcidiocesi di Sydney, afferma: “Bisogna notare come il Partito comunista reputi inaccettabili la maggior parte delle dottrine sociali cattoliche: la dignità umana e il bene comune nella società, il ruolo dello Stato, la sussidiarietà, l'organizzazione sociale e la distribuzione della ricchezza". P. Paul denuncia anche la mancanza di tutela della privacy. Il disegno di legge conferisce alle autorità il potere di determinare quando un’espressione è considerata "illegale" o, anche peggio, "violazione della sicurezza nazionale". "Le disposizioni della legge sulla sicurezza informatica potrebbero rendere più facile per il governo identificare e perseguire le persone per le loro pacifiche attività online", avverte il sacerdote.  

L’attivista politico Lê Công Định dichiara: “Il governo può ora chiedere alle aziende che gestiscono internet o social media di rivelare tutte le informazioni sugli accounts". Arrestato nel 2009 per aver pubblicato articoli sui diritti umani, nel 2010 l’attivista è stato condannato a 5 anni di carcere con l’accusa di “aver minato la sicurezza nazionale”.

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