28/02/2007, 00.00
IRAQ - TURCHIA
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Può slittare di due anni il referendum su Kirkuk

La notizia, diffusa da un quotidiano iracheno, non trova ancora conferme ufficiali. A prendere la decisione, Baghdad in accordo con Ankara, la principale oppositrice al voto. Se ne discuterà probabilmente in un imminente incontro tra il presidente del Kurdistan e la autorità turche.

Kirkuk (AsiaNews) – Il referendum sullo status di Kirkuk, che doveva tenersi entro al fine del 2007, è stato rinviato di due anni. La notizia, che ancora non trova conferme ufficiali, è stata diffusa ieri dal quotidiano iracheno Azzaman. Secondo il giornale, la decisione è stata presa da Baghdad in accordo con la Turchia, che nella regione è la principale oppositrice al voto.

 

Il prossimo luglio i cittadini di Kirkuk, erano chiamati a scegliere se annettere la città alla regione semi-autonoma del Kurdistan oppure se rientrare in una provincia che sarà sunnita. Il posticipo sembra sia stata concordato durante la visita ad Ankara del vice presidente iracheno, Adel Abdulmahdi, lo scorso 21 febbraio. Dopo il sofferto assenso alla bozza di legge sulle risorse petrolifere, approvata dal Gabinetto iracheno il 26 febbraio, i curdi avrebbero così ceduto su un altro fronte; con probabilità pressati dagli alleati statunitensi, interessati a non creare ulteriori scontri interni e con i vicini.

 

Negli ultimi giorni le relazioni tra Kurdistan e Turchia hanno registrato forti tensioni. Le autorità turche hanno avvertito che potrebbero ricorrere all’uso della forza militare se il Kurdistan andrà avanti con il “suo piano di annettere Kirkuk”. Il problema è legato alle risorse energetiche. Kirkuk si sviluppa sul secondo giacimento petrolifero del Paese e possiede il 70 per cento dei depositi di gas naturale. Il rischio è che se il referendum affiderà ai curdi l’amministrazione della città, questi disporrebbero di una risorsa vitale e sufficiente a garantire una loro eventuale indipendenza dal resto dell'Iraq. Prospettiva che non piace alla Turchia, timorosa di conseguenti possibili spinte nazionalistiche delle popolazioni curde all’interno dei suoi confini. Il voto è osteggiato inoltre anche dalle comunità arabe che popolano la città; i turcomanni hanno di recente denunciato campagne intimidatorie per costringerli a lasciare le loro case.

 

Fonti di AsiaNews a Kirkuk rivelano che conferme ufficiali al rinvio del voto potrebbero giungere nel corso di un imminente incontro tra leader curdi e turchi. Due giorni fa, il presidente del Kurdistan, Massoud Barzani, ha chiesto un faccia a faccia con le autorità di Ankara per discutere dell’annosa accusa di coprire i ribelli del Kurdistan Workers' Party (PKK) nel nord Iraq; di Kirkuk e dell’esplorazione e sfruttamento delle risorse petrolifere nella regione semi autonoma. Il premier Recep Tayyip Erdogan si è detto “aperto” al dialogo.

 

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