12/09/2009, 00.00
PAKISTAN
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Punjab, estremisti islamici bruciano una chiesa. Per un presunto caso di blasfemia

di Fareed Khan
L’appello alla caccia dei cristiani è partito dalla locale moschea, al termine della preghiera del venerdì. La folla ha assaltato e dato fuoco alla chiesa, saccheggiate due abitazioni. Gli islamici accusano un giovane cristiano di aver profanato il Corano. In realtà il giovane ha una relazione con una ragazza musulmana.
Sialkot (AsiaNews) – Una chiesa bruciata da una folla di musulmani inferociti, che hanno attaccato i cristiani per un nuovo – presunto – caso di blasfemia. È quanto successo ieri pomeriggio in un villaggio del Punjab, in Pakistan, dove la comunità cristiana resta nel mirino degli estremisti islamici.
 
“Gli estremisti protestavano contro la profanazione del Corano da parte di un giovane cristiano del villaggio” riferisce ad AsiaNews padre Emmanuel Yousaf Mani, direttore della Commissione nazionale di giustizia e pace (Ncjp) della Chiesa cattolica “per questo hanno dato fuoco alla chiesa”. Il sacerdote, che ha sentito le testimonianze degli abitanti, aggiunge che “il luogo di culto è utilizzato da cattolici e protestanti”.
 
Fonti della Ncjp riferiscono che ieri, verso le 12.30 ora locale, una folla di musulmani si è riunita attorno alla chiesa del villaggio di Jaithikey, poco distante dalla città di Samberial, nel distretto di Sialkot (Punjab). Essi hanno prima danneggiato l’edificio, poi gli hanno dato fuoco. Gli estremisti hanno anche saccheggiato due abitazioni adiacenti la chiesa.
 
Secondo le prime ricostruzioni, all’origine delle tensioni vi sarebbe una relazione fra un ventenne cristiano, il cui nome è Fanish, e una ragazza musulmana. Il giovane è stato accusato di aver “provocato” la ragazza e “aver gettato via il Corano che [la giovane] aveva fra le mani”.
 
“I musulmani non sopportano che una ragazza musulmana si innamori di un cristiano” spiega padre Mani, che conferma la notizia dell’arresto del giovane, eseguito questa mattina dagli ufficiali di polizia. “Le autorità – aggiunge il sacerdote – non fanno avvicinare i giornalisti, che non possono verificare in prima persona i fatti accaduti”.
 
In un comunicato diffuso da Ncjp si spiega che “la situazione di tensione è precipitata al termine della preghiera del venerdì”, quando dalla moschea è partito un appello alla mobilitazione “per dare una lezione ai cristiani”. In seguito all’annuncio, almeno 35 famiglie hanno abbandonato il villaggio per motivi di sicurezza; una parte ha deciso di rimanere comunque nelle proprie case.
 
La polizia ha raggiunto il villaggio, mentre la folla di musulmani si riuniva e aizzava gli animi per il – presunto – caso di profanazione del Corano. In serata gli estremisti sono stati cacciati dalle abitazioni dei cristiani del villaggio; tuttavia un centinaio sono rimasti in zona, controllati a vista dalle forze dell’ordine.
 
Padre Emmanuel Yousaf Mani, direttore nazionale Ncjp, Kamran Michael, Ministro provinciale per i diritti umani e le minoranze e Nelson Azeem, membro dell’Assemblea nazionale (il parlamento pakistano) hanno raggiunto Samerial e, a stretto contatto con l’amministrazione locale e le forze di polizia, seguono l’evolversi degli eventi.
 
Dopo l’attacco a Gojra a inizio agosto, in cui sono morte sette persone, vi è il rischio concreto di un nuovo massacro ai danni della comunità cristiana in nome della legge sulla blasfemia.
 
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