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    » 25/08/2011, 00.00

    PAKISTAN

    Punjab: musulmani sequestrano 14enne cristiana per convertirla all’islam



    Mehek Masih è stata prelevata nella sua abitazione, in pieno giorno e sotto la minaccia di una pistola. L’uomo intende “purificarla” facendola diventare “musulmana e mia amante”. Mons. Saldanha: casi di questo tipo sono “frequenti”, la legge non protegge le minoranze. Una delle tante “croci” che devono sopportare i cristiani pakistani.
    Lahore (AsiaNews) – Un gruppo di musulmani ha rapito una ragazzina cristiana di soli 14 anni, prelevandola da casa sua sotto la minaccia delle armi e davanti ad alcuni testimoni. Il fatto è avvenuto il 17 agosto scorso a Shisharwali, area residenziale della città di Gujranwala, nel Punjab. Secondo quanto riferisce il Pakistan Christian Post (Pcp), Mohammad Tayeb Butt insieme ad altri quattro musulmani ha fatto irruzione nella casa di Rashid Masih in pieno giorno, ha puntato la pistola alla tempia della figlia Mehek costringendola a salire a bordo di un’auto bianca.

    Due giovani cristiani, Imran Masih e Mehboob Masih, hanno provato a soccorrere la ragazza, ma Mohammad Tayeb ha puntato loro contro la pistola, minacciandoli di sparare. “È una Choori” ha urlato il musulmano rivolgendosi a Mehek, utilizzando un appellativo caratteristico del Punjab, per definire in termini sprezzanti e offensivi un cristiano (ad esempio quando i ristoranti o i venditori di cibo da strada musulmani respingono clienti della minoranza religiosa, ndr). Egli ha inoltre aggiunto che la Choori Mehek sarà purificata “con la conversione all’islam e facendola diventare la mia amante”.

    Fonti cristiane locali riferiscono che gli attivisti di All Pakistan Minorities Alliance (Apma) hanno cercato di denunciare il caso alla polizia. Tuttavia gli agenti non hanno voluto aprire un fascicolo di indagine – come spesso avviene – a carico di un influente personalità musulmana.

    Interpellato da AsiaNews, l’arcivescovo emerito di Lahore ed ex presidente della Conferenza episcopale pakistana mons. Lawrence John Saldanha sottolinea come casi di questo tipo sono “frequenti in Pakistan” e la famiglie “possono fare poco o niente” per salvare le vittime dai loro aguzzini. E aggiunge: “la famiglia musulmana gode di un vantaggio, perché la legge li favorisce”.

    Al dramma del sequestro, continua il prelato, si aggiungono “le difficoltà che nel futuro la giovane sfortunata dovrà subire nella famiglia musulmana”. Sono episodi “tristi e tragici” per la comunità cristiana e rappresentano, conclude mons. Saldanha, “una delle tante croci che le minoranze piccole e senza speranza (anche gli indù) devono sopportare in Pakistan”.(DS)
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