27/04/2012, 00.00
PAKISTAN
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Punjab: tensioni islamo-cristiane per un omicidio. Il dialogo riporta pace e armonia

di Shafique Khokhar
Grazie all’intervento di leader religiosi e politici evitato un raid contro una colonia cristiana. La tensione innescata da un fatto di cronaca nera: un malvivente cristiano ha ucciso due uomini durante un tentativo di furto. La minoranza prega per le vittime e chiede di punire il responsabile. Vicario di Faisalabad: i problemi sociali non devono innescare conflitti confessionali.

Faisalabad (AsiaNews) - Il dialogo e la mediazione di leader locali e funzionari di governo hanno permesso di riportare la pace e l'armonia fra maggioranza musulmana e minoranza cristiana pakistana; tuttavia, per diversi giorni in un villaggio del Punjab si è temuta un'escalation di violenze, che rischiava di trasformarsi in una vera e propria caccia all'uomo. Le tensioni sono divampate in seguito a un furto sfociato in un duplice omicidio, compiuto da un giovane cristiano da tempo noto per reati minori e ruberie. L'intervento di personalità religiose e politiche ha permesso di assicurare alla giustizia il colpevole, evitando che fosse un'intera comunità a pagare il prezzo del crimine. Un episodio che, secondo un sacerdote, è emblematico perché dimostra che "le questioni di natura sociale non devono mai essere trasformate in conflitti a sfondo confessionale".

I fatti risalgono alla metà di aprile: il giorno 16, un giovane noto alle forze di polizia per furti di bestiame, Boota Masih di 26 anni - figlio di Ishaq, famiglia originaria della colonia cristiana di Kamalia, nel sotto-distretto di Toba Tek Singh (Punjab) - avrebbe rubato una capra. L'animale apparteneva a Muhammad Shafi, abitante a Islampura, ed era custodito nei pressi della casa.

Scoperto il furto, l'uomo assieme a quattro persone si è messo sulle tracce del giovane Masih per fermarlo e recuperare il capo di bestiame. Sorpreso dal gruppo, il ladro ha reagito sferrando colpi di coltello che hanno ferito a morte Muhammad Shafi: egli è deceduto sul colpo. Anche gli altri componenti del gruppo hanno riportato ferite; in particolare, uno di loro è stato ricoverato in condizioni critiche.

L'intervento, in un secondo momento, di un gruppo di abitanti della zona ha permesso la cattura del ladro, oggetto a più riprese di lanci di pietre prima di essere consegnato alla polizia che, il giorno stesso, ha aperto un fascicolo a suo carico. Il 18 aprile la posizione del giovane cristiano si è aggravata, per la morte in ospedale di Nisar Ahmad anch'egli colpito dai fendenti nel tentativo di bloccare Masih negli attimi successivi al furto. Il decesso di Nisar ha scatenato la collera della comunità musulmana, che ha inscenato proteste di piazza contro la famiglia Masih e i cristiani della zona. Quasi la totalità dei residenti della colonia ha abbandonato le proprie case, nel timore di violente rappresaglie. Le autorità hanno stanziato nella zona diversi reparti di polizia, nel tentativo di scongiurare un'escalation di violenze.

Nei giorni scorsi, tuttavia, la mediazione di personalità politiche e religiose ha contributo a riportare la pace e l'armonia. In particolare, la comunità cristiana ha promosse speciali preghiere per commemorare i musulmani ammazzati, solidarizzare con le loro famiglie e rilanciare il proposito di convivenza pacifica fra maggioranza e minoranza. Essi hanno inoltre chiesto "pene esemplari" per il colpevole, che deve pagare "secondo la legge" per il crimine commesso.

Parlando con AsiaNews l'attivista ed esperto di questioni sociali Ashraf Masih conferma che "Boota Masih è un tossicodipendente e ladro abituale" che spesso ha innescato scontri e tensioni per "piccoli furtarelli". Egli esprime la più ferma condanna per l'episodio e manifesta solidarietà ai familiari delle vittime e dei feriti: "l'intera comunità cristiana della zona - aggiunge - ringrazia sentitamente l'amministrazione della città, perché ha saputo mantenere la calma e riportare la pace". Gli fa eco p. Khalid Rasheed Asi, vicario generale della diocesi di Faisalabad, secondo cui "le questioni sociali non vanno trasformate in problemi di natura confessionale" al fine di preservare "la coesistenza pacifica". E conclude: "l'intera comunità non deve diventare un bersaglio per le colpe di un singolo individuo".

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