08/08/2012, 00.00
RUSSIA
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Pussy Riot, chiuso il processo. Sentenza attesa il 17 agosto, rischiano tre anni di carcere

di Nina Achmatova
Il caso delle band punk femminile accusata di teppismo e odio religioso per aver cantato in chiesa contro Putin ha spaccato l’opinione pubblica in Russia e ha raccolto una valanga di solidarietà dal mondo della musica e della politica mondiale.

Mosca (AsiaNews) - Stalin, Dostoevsky, i dissidenti sovietici, il terrore degli anni '30 in Urss e Socrate. Sono alcuni degli argomenti e dei richiami contenuti nei discorsi con cui le tre ragazze della band punk femminista anti-Putin, Pussy Riot, si sono difese chiudendo così il processo che a Mosca le vede imputate per "teppismo motivato da odio religioso". Iniziato il 30 luglio, il 6 agosto la procura ha chiesto per loro tre anni di detenzione in campo di lavoro per aver inscenato a febbraio una preghiera punk nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, invocando la Vergine perché liberasse il Paese da Vladimir Putin. 

"Il processo alle Pussy Riot equivale alla repressione di epoca staliniana e il sistema politico russo è sull'orlo del collasso - ha detto nelle fasi conclusive del processo una delle giovani accusate, Nadezhda Tolokonnikova - è un ordine politico di repressione che soddisfa gli standard delle troike staliniane". Il riferimento è ai processi istituiti dai triumvirati sovietici contro le figure giudicate pericolose dal regime. Il tribunale Khamovnichesky di Mosca, dove è in corso il processo che ha spaccato l'opinione pubblica russa, ha fissato per il prossimo 17 agosto la lettura della sentenza per Nadezhda Tolokonnikova (22 anni), Maria Aliokhina (24) e Ekaterina Samukevitch (29).

In custodia preventiva da cinque mesi, le tre giovani, mamme di figli piccoli, rischiavano fino a sette anni secondo la legge russa, ma pare che l'appello da Londra di Putin, che il 2 agosto aveva invocato una pena "non troppo severa", abbia 'addolcito' l'accusa.

Giudicate da Amnesty International "prigioniere di coscienza", le Pussy Riot si sono scusate del gesto e difese sostenendo che la loro era una "azione politica", senza alcuna intenzione di insultare la religione ortodossa. Commentatori ortodossi sui media russi hanno fatto notare che "non si può non considerare il significato della cattedrale, simbolo della rinascita religiosa in Russia dopo 70 anni di ateismo di Stato e monumento ai morti per la fede sotto l'Unione sovietica". Proprio il Patriarca di Mosca, appena scoppiato il caso, aveva chiesto una pena esemplare senza mostrare segni di clemenza, come invocavano anche numerosi fedeli nel Paese.

E anche contro il capo della Chiesa russo-ortodossa si sono scagliate le tre imputate. "Non siamo noi ad aver trasformato Cristo Salvatore in una tribuna politica - ha denunciato Ekaterina Samukevitch - ma il patriarca Kirill, che prima delle elezioni ha cercato spesso di convincere i fedeli a votare Putin".

L'avvocato difensore, Nikolai Polozov, ha dichiarato che ogni verdetto della corte tranne quello di non colpevolezza sarà ritenuto illegale, mentre il suo collega Mark Feigin ha avvertito che i sostenitori delle ragazze in tutto il mondo sono pronti ad azioni di protesta in diversi Paesi al momento dell'annuncio del verdetto che sarà di sicuro - a suo dire - di colpevolezza.

Nelle ultime settimane il gruppo punk - che con la performance di febbraio voleva denunciare  il legame troppo stretto tra Patriarcato russo-ortodosso e Cremlino - ha ricevuto una valanga di espressioni di solidarietà dal mondo dell'arte internazionale. Oltre a Bjork, Red Hot Chili Peppers, Madonna e altri big della musica mondiale, le ragazze hanno incassato il sostegno anche della politica. Come ha riportato lo Spiegel, 121 membri del Bundestag hanno inviato una lettera all'ambasciatore russo in Germania in cui esprimono sostegno alle Pussy Riot. Anche l'Unione europea ha detto che continuerà a monitorare da vicino gli sviluppi del caso.

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