13/08/2016, 09.04
RUSSIA
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Putin licenzia storico capo dello staff presidenziale. Rimpasti ai più alti livelli

di Nina Achmatova

Serghei Ivanov - storico alleato del capo del Cremlino - è stato allontanato dal suo incarico dopo oltre quattro anni di servizio, sostituito da un giovane ed efficiente burocrate. Secondo gli esperti Putin sta sostituendo il vecchio circolo di potere, fatto di commilitoni e amici, con giovani e fedeli esecutori per rafforzare la sua leadership personale.

Mosca (AsiaNews) -  Il leader russo Vladimir Putin ha ‘licenziato’ Serghei Ivanov, uno dei suoi più stretti collaboratori da sempre, dalla carica di capo dell’amministrazione presidenziale. Al suo posto ha nominato Anton Vaino, classe 1972, carriera diplomatica e una famiglia di membri dell’alta nomenclatura comunista. Gli esperti lo ritraggono come niente di più che un efficiente burocrate. Il rimpasto - secondo fonti al Cremlino consultate dal Moscow Times - rientra in una più ampia strategia di Putin di sostituire la vecchia guardia dei suoi più stretti collaboratori con figure di giovani e fedeli ‘apparatchik’, al fine di rafforzare la sua leadership personale in un momento delicato.

Il capo dell’amministrazione presidenziale in Russia è una sorta di equivalente del chief of staff della Casa Bianca e lavora a stretto contatto con il capo di Stato. L’amministrazione presidenziale è il centro nevralgico del sistema di potere della Federazione russa e chi la guida è ritenuto, gioco forza,  un membro della cerchia più ristretta del presidente.

Ivanov, 63 anni, conosce Putin dagli anni ’70: è di San Pietroburgo come lui ed entrambi hanno lavorato nel Kgb, predecessore degli attuali servizi segreti russi, Fsb. Da sempre, Ivanov è visto come l’avversario del premier Dmitri Medvedev nella corsa ad occupare le poltrone più prestigiose del Paese; dopo che Medvedev è diventato presidente nel 2008, ha servito come vice premier di Putin. Una volta che quest’ultimo è tornato al Cremlino, nel 2012, lo ha portato con sé come capo dell’amministrazione presidenziale.

Ivanov ha ringraziato il leader russo e ha voluto sottolineare che con quattro anni e otto mesi di lavoro è stato il capo dell’amministrazione presidenziale più longevo della Federazione. “Sono convinto che Vaino è pronto per questo lavoro”, ha detto Ivanov, che avrebbe suggerito personalmente il nome del suo vice per sostituirlo. Il nuovo compito assegnatogli suona però come una vera e propria caduta di status: incaricato speciale della presidenza per l’ambiente e i trasporti.

“Putin sta sostituendo i vecchi amici con dei servitori, gente di cui si fida e che non è legata lui da amicizie personali, e che non ricorda di quando lui non era il leader del Paese”, spiega il politologo Stanislav Belkovsky. “Vaino è totalmente neutrale e rispettoso e non ha intenzione di discutere nulla o fare domande. È una scelta personale di Putin”, commenta una fonte al Cremlino. Il giovane - ritenuto vicino a Serghei Chemezov, capo della holding statale Rostec, che fabbrica armi - non è mai stato visto come un attore politico all’interno del cerchio magico di Putin, ma più come un suo assistente personale, molto simile a quello che è il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov.

Sempre secondo il Moscow Times, il leader russo sta entrando in una nuova fase del suo potere e pensa che ora sia più facile per lui fare tutto da solo. “Non ha più bisogno di commilitoni - scrive il giornale russo - o di input creativi dal suo staff. Ha bisogno di esecutori neutrali”, nel momento in cui il Paese è alle prese con la crisi economica, l’assottigliarsi dei fondi di riserva e ha davanti elezioni parlamentari (a settembre) e le presidenziali (marzo 2018).

Da questo punto di vista la nomina di Vaino segue la stessa logica del recente rimpasto attuato a diversi livelli: le guardie del corpo del presidente, Aleksei Dyumin e Evgheni Zinichev sono state nominate governatori delle regioni di Tula e Kaliningrad, mentre una ex guardia del corpo personale, Viktor Zolotov, è diventato capo della neonata Guardia nazionale, una sorta di super-esercito interno, con poteri quasi illimitati.

Il trend era iniziato l’anno scorso, con l’improvviso licenziamento del potente capo delle Ferrovie russe Vladimir Yakunin, amico e alleato di vecchia data del leader russo. Le defenestrazioni sono continuate poi quest’anno con l’allontanamento di altri due ‘amici’, come il capo della sicurezza personale di Putin, Evgheni Murov, e quello del Servizio federale per il controllo narcotici, Victor Ivanov.

Secondo alcuni, è un momento in cui il capo del Cremlino vuole avere ampi spazi di manovra per prendere decisioni in modo facile e veloce, cosa che stava diventando sempre più difficile all’interno dell’élite. L’estromissione di Ivanov ha dato adito a speculazioni su possibili elezioni presidenziali anticipate, a oggi previste per marzo 2018. Al momento la legge russa vieta a un presidente, che si dimette prima della naturale scadenza del mandato, di correre per le successive elezioni, ma una fonte nel governo fa notare: “Quello che stiamo vedendo ora sono tentativi di migliorare la maneggevolezza del sistema. Una decisione riguardante possibili elezioni anticipate è il prossimo passo per Putin”.

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