15/09/2011, 00.00
CINA
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Quattro Uiguri condannati a morte nello Xinjiang

Altri due sono stati condannati a 19 anni di carcere. Essi sono accusati di terrorismo, omicidio e incendio. Ma gli uiguri affermano che è stato un attacco della polizia a trasformare le loro manifestazioni pacifiche in uno scontro. I condannati sono stati torturati e i loro avvocati hanno potuto vederli solo per un’ora prima del processo.
Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Le autorità cinesi hanno condannato a morte quattro membri della comunità uiguri, accusati di terrorismo, ma attivisti affermano che i condannati non hanno ricevuto un processo giusto.

I quattro sono stati condannati ieri per aver fondato e guidato organizzazioni terroriste, prodotto esplosivi, aver ucciso e bruciato persone e cose. Insieme a loro, altri due sono stati condannati a 19 anni di prigione.

Tutte le condanne si riferiscono a tre attacchi terroristi avvenuti nel luglio scorso, a cui è seguita una radicale repressione (v. 19/07/2011 Xinjiang, la polizia cinese uccide decine di uiguri; 01/08/2011 Ancora morti nello Xinjiang, Pechino annuncia duri interventi durante il Ramadan). Secondo Pechino gli autori degli attacchi sono “terroristi”; secondo gli uiguri è stata la violenza della polizia a trasformare le loro manifestazioni pacifiche in uno scontro violento con le forze dell’ordine.

Il Congresso mondiale degli uiguri, con base in Germania, ha dichiarato che i condannati hanno subito un processo ingiusto: sottoposti a torture, non hanno potuto scegliere avvocati di loro gradimento. Gli avvocati d’ufficio hanno potuto vedere i loro assistiti solo per poco più di un’ora prima del processo.

Pechino continua a giustificare il suo pugno di ferro sulla regione occidentale, accusando gli uiguri di estremismo, separatismo e terrorismo, ipotizzando l’influenza di musulmani radicali legati ad al Qaeda all’interno delle comunità. In realtà gli uiguri chiedono più autonomia politica ed economica, accusando Pechino di aver colonizzato la regione.

La repressione delle autorità centrali coinvolge anche la pratica religiosa: ai giovani non è permesso andare in moschea, imam e scuole islamiche sono controllati.
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