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» 05/10/2005 16:15
CINA
Quinto Plenum del Partito sotto l'egida di Hu Jintao
di Bernardo Cervellera

Roma (AsiaNews) – Il V plenum del Comitato centrale del Partito comunista cinese si svolgerà a Pechino dall'8 all'11 ottobre. L'appuntamento è importante per vari motivi. Anzitutto perché viene verificato l'11° Piano quinquennale che traccia le piste fondamentali per l'economia e la società cinese. Il Piano sarà poi approvato dall'Assemblea Nazionale del Popolo il prossimo marzo.

Il secondo motivo è che questo è il primo incontro del Pcc in cui Hu Jintao è ormai capo assoluto del Partito, essendo segretario generale (dal 2002), presidente della Repubblica (dal 2003) e presidente della Commissione militare (dal 2004).

L'economia e le disuguaglianze

Gli economisti stranieri sono entusiasti sul futuro economico della Cina, che continua a crescere a ritmi del 9,3% all'anno. L'Oecd (Organizzazione per la cooperazione economica lo sviluppo) ha preannunciato che per il 2010 la Cina diverrà il più grande esportatore del mondo e la quarta economia mondiale.

All'interno, gli accademici mettono in guardia da tempo il governo sulla crescita economica "a macchia di leopardo" e lo sviluppo ineguale di cui soffre il paese.

Il sempre più ampio divario fra ricchi e poveri, città e campagne, impiegati e disoccupati fa crescere la rivolta sociale. Zhang Yongkang, ministro della Pubblica sicurezza ha dichiarato che le rivolte popolari – ufficialmente registrate - sono aumentate da 10 mila (nel 1994) a più di 74 mila nel 2004.

Al dislivello sociale si aggiunge la corruzione nel Partito, che sottrae al paese fondi per almeno il 5% del prodotto interno lordo. Membri del Pcc, in combutta con uomini d'affari, riescono a mantenere monopoli, sfruttare manodopera, licenziare persone, fare profitti a spese della comunità. Il governo sembra impotente. Perfino gli appelli a membri del partito e della burocrazia di vendere le loro azioni investite in miniere illegali – con la loro sequela di morti – rimangono inascoltati.

A questo quadro vanno aggiunti altri cocenti problemi: l'inquinamento delle città, dei fiumi, dei mari, causati dall'industrializzazione selvaggia; la mancanza di una rete sanitaria aperta a tutti, carente soprattutto nelle campagne e causa di morti e di epidemie (influenza aviaria, dei maiali, Aids, ecc…); il misero budget dell'educazione (fra i più bassi al mondo) che costringe molti giovani a non studiare o a suicidarsi.

Il problema non è solo spendere più soldi per i poveri, ma attuare riforme politiche ed economiche che permettano la distribuzione della ricchezza e il controllo della popolazione sulla corruzione. Per diminuire il conflitto sociale occorrono riforme e investimenti nello stato sociale, nell'educazione, nella sanità. Per bloccare la corruzione, le acquisizioni indebite di terreni e le violenze contro i cittadini occorrono riforme democratiche.

Secondo personalità della Scuola Centrale del Pcc, le disuguaglianze sociali rischiano di giungere a un punto pericoloso di rottura entro i prossimi 5 anni. Il fatto che i media ufficiali denuncino spesso queste situazioni (una volta erano tabù, o segreto di stato), significa forse che il governo è pronto ad affrontarle e che si prepara a scelte importanti.

Il potere di Hu Jintao

Da quando ha preso il potere, Hu Jintao, aiutato dal premier Wen Jiabao, ha sempre detto che la sua politica è ispirata alla costruzione di una "società armoniosa" e a mettere "la gente al primo posto". I tentativi messi in atto di fermare le violenze contro i contadini, di abbassare le tasse e penalizzare i membri corrotti del Partito finora non hanno dato molti risultati: la Scuola Centrale del partito dice che le disuguaglianze – e le relative rivolte – sono aumentate in modo considerevole proprio dal 2003 in poi, da quando Hu è segretario generale e presidente della Repubblica.

La mancanza di decisioni efficaci da parte di Hu finora era stata attribuita alla instabilità del suo potere, ancora minacciato dall'ex presidente Jiang Zemin  e dalla "cricca di Shanghai" a lui legata, di cui fanno parte la maggioranza dei membri del Politburo.

In realtà, diversi analisti concordano che ormai il potere è ben saldo nelle mani di Hu Jintao, da quando Jiang si è dimesso dalla Commissione militare, e soprattutto da quando Zeng Qinghong, un protetto di Jiang, e con lui altri come Wu Bangguo e Huang Ju si sono avvicinati a Hu Jintao. Ormai Hu non controlla solo alcune frange dell'esercito. Mesi fa gruppi di soldati e ufficiali hanno scioperato  chiedendo salari migliori e una migliore pensione. La riposta di Hu è stata di proibire ogni manifestazione di militari.

Con tutto ciò, il controllo sociale è divenuto ancora più acuto. Molta gente liberale del partito, legata ancora al defunto Zhao Ziyang, sono minacciati di non ricordare con eventi pubblici il fautore delle prime riforme liberali dopo Mao. Controllo anche su ong, mass media, internet, e tutti i gruppi che chiedono riforme democratiche.

Bloccate anche manifestazioni e petizioni di ditte private, che sono state nazionalizzate a loro insaputa, e di migliaia di persone che chiedono giustizia contro le angherie dei loro segretari locali.

L'ambiguità della politica di Hu è visibile anche nel campo delle religioni. Predicando la "società armoniosa" egli tende a dare più spazio alle esigenze religiose: si costruiscono nuove chiese, si restaurano quelle vecchie, si prendono contatti – minimi – con il Vaticano. Ma volendo conservare tutto il controllo, si arrestano membri delle chiese domestiche, vescovi non ufficiali e fedeli. E davanti all'invito di 4 vescovi da parte di Benedetto XVI, si tace imbarazzati.

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