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  • » 17/03/2016, 11.50

    TURCHIA

    Radicali kurdi rivendicano l’attacco di Ankara, ma Erdogan accusa il pacifico Demirtas

    Sami Osman

    L’attacco del 13 marzo ad opera del Tak (Falchi della libertà del Kurdistan”. Una vendetta contro “i 300 kurdi uccisi a Cizre” nelle operazioni delle forze di sicurezza. Fermati avvocati kurdi e studenti universitari. Erdogan chiede al parlamento di strappare l’immunità a cinque deputati kurdi, “complici” del terrorismo.

    Ankara (AsiaNews) - Il gruppo radicale kurdo, i “Falchi della libertà del Kurdistan” (Tak), hanno rivendicato stamane l’attacco suicida con auto-bomba avvenuto ad Ankara la scorsa settimana e che ha fatto 35 morti. In una dichiarazione pubblicata sul loro sito, essi affermano che “la sera del 13 marzo è stato eseguito un attacco suicida… nelle strade della capitale della repubblica fascista turca”. Il gruppo ha detto che esso è una risposta alle operazioni di sicurezza dell’esercito turco nella zona sud-est del Paese, abitata da una maggioranza curda.

    In febbraio le forze turche hanno concluso un’offensiva militare in quella zona con perquisizioni porta a porta, scontri a fuoco, arresti e coprifuoco, concentrati soprattutto nella città di Cizre. La dichiarazione del Tak afferma di aver voluto vendicare “i 300 kurdi uccisi a Cizre come pure i nostri civili feriti”.

    Il Tak ha legami con il Pkk, il Partito dei lavoratori kurdi, considerati un’organizzazione terrorista, che negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso hanno combattuto contro il regime militare per l’indipendenza della zona kurda da Ankara.

    A causa di questo legame, subito dopo l’attentato ad Ankara, le autorità turche hanno accusato il Pkk e lanciato raid aerei contro sue basi nel nord dell’Iraq.

    Ma il presidente Recep Tayyip Erdogan ha deciso di lanciare un’offensiva anche contro i curdi che a fatica hanno rinunciato alla lotta armata e hanno cercato una rappresentanza politica nel partito democratico del popolo (Hdp), guidato da Selahattin Demirtas. L’Hdp, presentatosi alle ultime elezioni, ha guadagnato il 13% dei voti, facendo perdere al partito di Erdogan, l’Akp, la possibilità di conquistare la maggioranza assoluta in parlamento.

    Ieri Erdogan ha accusato politici, giornalisti e intellettuali di essere “complici” del terrorismo del Pkk. E ha chiesto al parlamento di togliere “in modo rapido” l’immunità a cinque deputati dell’Hdp per aver svolto “propaganda” a favore del Pkk. Fra i cinque vi è anche Demirtas, che aveva chiesto una forma di “autonomia” per i 15 milioni di kurdi in Turchia.

    Per Erdogan, “i terroristi non sono soltanto coloro che usano le armi, ma anche quelli che hanno la penna nelle mani”.

    Dopo l’attacco, la polizia ha attuato una serie di arresti fra i gruppi pro-kurdi. Ieri all’alba sono stati fermati otto avvocati a Istanbul; il giorno prima, sono stati arrestati tre studenti universitari, firmatari di una “petizione per la pace”, che denunciava i massacri di civili durante le operazioni contro il Pkk da parte delle forze di sicurezza.

    Un deputato dell’opposizione, Özgür Özel, del Partito popolare repubblicano, Chp, ha dichiarato: “È inquietante vedere il presidente comportarsi come uno che dà ordini al parlamento”.

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