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» 20/04/2006 15:15
ASIA-OPEC
Raffinerie e depositi sono pieni di petrolio, ma il prezzo aumenta
di Maurizio dOrlando

L'incremento del costo del  greggio è dovuto soprattutto a movimenti finanziari originati o da preoccupazioni per una guerra tra Usa e Iran,o d a speculazione o da timori di un tracollo del mercato.



Milano (AsiaNews) – L'aumento delle quotazioni del greggio non è causato dalla mancanza di petrolio, ma è soprattutto di natura finanziaria. Si spiega così il mistero dei mercati petroliferi. Le quotazioni del Brent toccano infatti i 74 $ al barile, eppure le società commerciali con carichi di greggi invenduti, ma già caricati e messi a bordo di una superpetroliera hanno seri problemi, perché è difficile trovare delle raffinerie pronte a ricevere un carico viaggiante perché sono tutte strapiene o quasi. Ed è ugualmente difficile trovare degli stoccaggi liberi dove scaricare, in attesa di collocare il carico presso una qualche raffineria che si renda disponibile a ritirare il petrolio. Non ci sono stoccaggi disponibili né nel Golfo Persico né in Europa o in America, sia del Nord che del Sud che nei Caraibi, ma nemmeno in Asia.

Non c'è disponibilità di stoccaggio nemmeno in Israele che per far fronte ai ricorrenti rischi di embargo ha costruito enormi depositi per mantenere scorte adeguate ad ogni evenienza. Non c'è capacità libera di stoccaggio nemmeno in Sud Africa che, come Israele oggi, all'epoca dell'apertheid aveva gli stessi rischi di embargo per le forniture di petrolio. Oggi i grandi depositi sudafricani di Saldanha Bay sono dunque volentieri messi a disposizione di terzi da parte della società statale PetroSa.  È ben vero che si preannuncia per quest'estate un buco negli Stati Uniti nella disponibilità di benzina per gli autoveicoli e che la sete di energia in tutta l'Asia, ma in particolare in Cina sembra inarrestabile. Eppure se, sul mercato fisico, dei carichi rimangono non solo invenduti ma senza possibilità di trovare un deposito o una raffineria dove sbarcare, i prezzi dovrebbero rapidamente scendere.

In realtà l'aumento delle quotazioni del greggio è in grandissima parte di origine finanziaria. È, cioè, determinato dagli ordini di acquisto provenienti da fondi di investimento che riversano liquidità sui mercati telematici delle borse merci su cui è trattato il petrolio. Si tratta di uno spostamento enorme di capitali e dunque non è banale chiedersene la ragione.

Tre sono le possibili spiegazioni. Potrebbe trattarsi di una fiammata speculativa dei prezzi destinata a sgonfiarsi rapidamente. Potrebbe però anche essere che certi ambienti finanziari dispongano di informazioni riservate circa le reali intenzioni del governo americano relativamente ad un'opzione militare nei confronti dell'Iran. Questo potrebbe ben spiegare anche il fenomenale rialzo del prezzo dell'oro, salito a 640 $ l'oncia. Potrebbe infine essere che gli operatori finanziari investono in materie prime perché presentono un rischio di tracollo di tutti i mercati finanziari e delle monete, un crollo di borsa come quello del 1929 / 1930. Da tempo è noto, ad esempio, che la General Motors, il maggiore costruttore mondiale di auto, è in difficoltà, come, per altro, potrebbero entrare ancor più in difficoltà le società finanziarie che negli Stati Uniti concedono mutui ipotecari, specialmente in caso di ulteriori rialzi dei tassi d'interesse.

 


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