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  • » 06/09/2017, 15.29

    MYANMAR

    Rakhine, i gruppi etnici raccontano le violenze subite: ‘Impossibile la pace con i Rohingya’



    Nella regione i tribali (buddisti e indù) sono un decimo dei musulmani. In 25mila sono sfollati nei campi allestiti dall’esercito. Le ripetute violenze compromettono la coesistenza pacifica. Diffuso un sentimento di paura per possibili infiltrazioni islamiste nel Paese. Mizzima: “L’Isis dietro gli attacchi alle postazioni dell’esercito birmano”. Il tentativo di sabotare il processo di pace di Aung San Suu Kyi.

    Yangon (AsiaNews) – Mentre la comunità internazionale preme sul governo del Myanmar per porre fine alle violenze nello Stato di Rakhine, la società birmana ed i gruppi etnici evacuati dai villaggi del nord del Paese denunciano le atrocità subite per mano dei militanti armati Rohingya.

    Oltre 400 persone hanno perso la vita negli scontri in corso dallo scorso 25 agosto, quando i militanti dell’Arakan Rohingya Salvation Army (Arsa) hanno attaccato decine di posti di polizia e una base militare. Agli attacchi è seguita quella che il governo definisce una “legittima campagna militare contro i terroristi bengali”.

    Le violenze hanno causato l'esodo degli abitanti della regione, dove i musulmani originari del Bangladesh sono 750mila e i tribali locali (buddisti e indù) 75mila. Circa 125mila Rohingya hanno cercato rifugio nel confinante Bangladesh, mentre più di 25mila residenti non musulmani sono stati evacuati con l’assistenza dello Stato.

    Dal campo per sfollati di Taungbaza, allestito da governo ed esercito, i gruppi etnici accusano i Rohingya per l’inizio delle ostilità e difendono l’operato delle forze di sicurezza birmane. Aung Tun Hla racconta quanto accaduto nel suo villaggio durante le prime ore di scontri: “Circa 20mila Rohingya hanno attaccato il villaggio. Abbiamo informato subito il Tadmadaw [l’esercito bimano ndr], che ha provveduto all’evacuazione. I terroristi hanno attaccato i militari e ci hanno inseguiti mentre fuggivamo attraverso i campi verso la collina. Grazie ai contro-attacchi dell’esercito, abbiamo raggiunto la collina e ci siamo messi in salvo. Se i terroristi bengali rimarranno, non faremo ritorno ai nostri villaggi natii. Non possiamo più coesistere come un tempo, vogliamo vivere separati da loro. In passato, hanno perfino stuprato alcune delle nostre donne. Non consentiremo loro di restare nella regione”.

    Phyu Phyu Hlaing, di Buthidaung, dichiara: “Ci hanno assediati, circondando il villaggio su quattro lati. Ci siamo salvati fuggendo verso il monastero”. Ngwe Hlaing, originario dello stesso villaggio: “Nel 2008, i terroristi bengali hanno stuprato e ucciso due ragazze del paese. Il 25 agosto ci hanno attaccati armati di spade. Nella notte abbiamo saputo che avevano assaltato il posto di polizia di Phaungdawbyin. Non possiamo vivere in pace, non possiamo vivere con loro”.

    “Il mio villaggio vive da sempre sotto la minaccia dei bengali – racconta Soe San Maung, di Thinbawhla – La mattina dell’attacco ci hanno circondati, intimandoci di non abbandonare le nostre case. Non è la prima volta che ci aggrediscono. Nel 1990, hanno ucciso una famiglia di sei persone a Thayagon. È stato un massacro. Non vogliamo vivere con i bengali”.

    Alcuni analisti sostengono che l’influente esercito birmano sfrutti le annose tensioni tra musulmani Rohingya e gruppi etnici per affermare di volta in volta il proprio potere, ma nella popolazione locale è diffuso un sentimento di paura per possibili infiltrazioni islamiste nel Paese.

    Citando fonti di intelligence, Mizzima, agenzia fondata da giornalisti birmani in esilio, afferma che il 23 e 24 agosto India e Bangladesh hanno intercettato tre lunghe telefonate di Hafiz Tohar, capo militare dell’Arsa con alcuni terroristi islamici in Pakistan. Secondo le fonti, queste comunicazioni hanno svolto un ruolo chiave nell’offensiva del gruppo armato contro le forze di sicurezza del Myanmar. Esse chiariscono che l’Arsa ed i suoi sostenitori (Isis e Isi) sono determinati a causare problemi al governo di Aung San Suu Kyi, che si era impegnato ad istituire un comitato interministeriale per attuare le raccomandazioni dalla Commissione Rakhine, guidata da Kofi Annan.

    “L'Arsa è determinato a sconfiggere le buone intenzioni di Aung San Suu Kyi di attuare la relazione di Kofi Annan. Vogliono brutalizzare la situazione in Rakhine per ri-militarizzare l'area, affinché i racconti delle torture e degli omicidi extra-giudiziari dell’esercito li aiutino a rafforzare il jihad e trovare reclute”, ha dichiarato a Mizzima un funzionario di intelligence del Bangladesh.

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