12 Dicembre 2017
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est


  • » 15/11/2017, 11.40

    MYANMAR

    Rakhine, militante Rohingya: ‘Siamo in migliaia e ben armati’



    Tra le fila dell’Arakan Rohingya Salvation Army (Arsa) 5mila guerriglieri. Solo i giovani Rohingya si sottopongono all’addestramento. Il reclutamento nei villaggi iniziato più di tre anni fa. Le azioni dello scorso agosto pianificate da mesi. Alle violenze hanno preso parte anche gli abitanti dei villaggi musulmani. Almeno 150 jihadisti hanno trovato rifugio nei 15 campi profughi di Cox’s Bazar, Bangladesh.

    Naypyitaw (AsiaNews/Rfa) – L’Arakan Rohingya Salvation Army (Arsa), gruppo armato islamista responsabile per l’innesco delle recenti violenze etniche nello Stato occidentale di Rakhine, vanta tra le sue fila migliaia di combattenti ed armi sottratte alle Forze di sicurezza del Myanmar. È quanto dichiara a BenarNews, testata affiliata a Rfa, un militante coinvolto in alcuni degli attacchi letali dello scorso 25 agosto.

    Da un campo profughi di Cox’s Bazar (Bangladesh), il 28enne Nurul Islam [nome fittizio, ndr] afferma che 5mila guerriglieri dell’Arsa hanno preso parte a quella che egli definisce “un’insurrezione organizzata”. “Ogni compagnia comprendeva tra i 500 ed i 1000 Rohingya armati di bastoni e coltelli, insieme ad una manciata di squadre addestrate che avevano pistole e bombe a mano. L'azione voleva intimidire le forze armate birmane, ingannarle facendo creder loro che fossero in inferiorità numerica”, racconta il militante.

    I ribelli erano armati anche di “pistole fatte a mano, fucili e bombe”, la maggior parte delle quali acquistate da banditi locali o frutto di saccheggi. Nurul Islam riferisce che non tutti i guerriglieri dell’Arsa sono addestrati per combattere, ed i membri lavorano a “diversi livelli”. Solo i giovani Rohingya che sono fisicamente ed emotivamente forti, si sottopongono all’addestramento. Gli altri sono assegnati ad incarichi come il reclutamento, il monitoraggio delle attività delle truppe birmane, l’organizzazione di armi e fondi per il gruppo e l’assistenza ai poveri ed ai bisognosi Rohingya. “Non abbiamo armi all'avanguardia. A differenza di quanto molti pensano, non siamo associati a nessuna organizzazione terroristica”, dichiara il militante.

    Più di tre anni fa, i membri dell’Arsa, che in precedenza si chiamava Harakah al-Yaqin (HaY) o “Movimento della Fede”, hanno iniziato a passare di villaggio in villaggio nel Rakhine, dove è concentrata la popolazione musulmana dei Rohingya. Essi hanno invitato i giovani locali ad aderire alla loro lotta contro le forze armate del Myanmar e i buddhisti etnici Rakhine, accusati di collaborare con i militari. “Bruciano le nostre case, stuprano le nostre madri e sorelle, si impossessano della nostra terra. Perché siamo musulmani, ci chiamano ‘bangladeshi’ e ci dicono che non apparteniamo alla Birmania. Non ci consentono di professare la nostra religione, distruggono moschee e madrase”, afferma Nurul Islam.

    Egli ha preso parte anche agli attacchi islamisti del 9 ottobre 2016, che hanno causato la morte di nove poliziotti. Anche allora l’esercito birmano ha risposto con una dura controffensiva. Nurul Islam racconta che nella notte tra il 24 e il 25 agosto scorsi, i militanti dell’Arsa hanno attaccato 24 avamposti militari in un’operazione “pianificata da mesi”. L’unità di cui il guerrigliero ha fatto parte era composta da 10 jihadisti addestrati e 500 abitanti dei villaggi Rohingya. Essi hanno attaccato una postazione delle forze di sicurezza birmane a Maungdaw, uccidendo almeno cinque poliziotti.

    Ore dopo, l'ufficio della leader birmana Aung San Suu Kyi ha rilasciato un comunicato secondo cui 59 militanti e 12 agenti di Myanmar sono rimasti uccisi nelle violenze. Nei giorni successivi, la reazione del Tatmadaw [l’esercito del Myanmar, ndr], ha causato l’esodo in Bangladesh di oltre 600mila Rohingya. Tra di loro, rivela Nurul Islam, vi sono almeno 150 jihadisti che hanno trovato rifugio nei 15 campi profughi di Cox’s Bazar, distretto di confine che ospita un totale di circa un milione di Rohingya fuggiti dal Myanmar.

    Il Battaglione di azione rapida del Bangladesh (Rab), l'unità anti-terrorismo d’élite della polizia di Dhaka, nega le affermazioni del militante. “Non esiste alcuna presenza organizzata dell’Arsa qui. Senza prove, non possiamo accusare nessuno di esserne membro. A mio parere, non c'è alcun membro dell’Arsa a Cox’s Bazar, dichiara a BenarNews Ruhul Amin, comandante della compagnia Rab del distretto. All'inizio di questo mese, il ministro degli Affari interni Bangladesh Asaduzzaman Khan Kamal ha riportato che, durante i recenti colloqui bilaterali a Naypyidaw, il governo di Myanmar aveva fornito ai funzionari bangladeshi un elenco di circa 500 sospetti membri dell’Arsa che si ritiene nascosti dall'altro lato del confine.

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    25/09/2017 15:56:00 MYANMAR
    Rakhine, scoperta fossa comune con i corpi di 28 indù. L’esercito accusa i Rohingya

    Rinvenuti i corpi di 20 donne e otto uomini, tra cui sei bambini sotto i 10 anni. Le Forze armate: “Uccisi con crudeltà e violenza dai terroristi bengali”. Circa 30 mila indù e buddisti sfollati nei campi profughi. Accusano le Nazioni Unite e le organizzazioni straniere di aiutare solo i musulmani Rohingya. Rallenta l’esodo dei profughi in Bangladesh. Migliaia sono ancora bloccati in Myanmar.



    07/09/2017 12:11:00 MYANMAR
    Rakhine, Yangon: ‘Mosca e Pechino per bloccare la risoluzione Onu’

    Negoziazioni in corso con i due membri permanenti del Consiglio di sicurezza. Il consulente per la sicurezza nazionale Thaung Tun: “La questione non andrà avanti”. Il governo respinge le accuse di pulizia etnica e denuncia “disinformazione”. I militanti Rohingya hanno dato alle fiamme 59 villaggi. Più di 26mila tribali in fuga dal Rakhine.



    11/09/2017 09:01:00 MYANMAR
    Rakhine, il governo respinge il cessate il fuoco offerto dai militanti Rohingya

    Il portavoce della leader birmana Aung San Suu Kyi: “Non negoziamo con i terroristi”. L'Arakan Rohingya Salvation Army (Arsa) annuncia la tregua fino al 9 ottobre per fini umanitari. Esercito: uccisi finora quasi 400 militanti islamici. L'esodo di circa 300mila Rohingya verso il Bangladesh. Gli sfollati tra i gruppi etnici sono 30mila.



    28/09/2017 12:51:00 MYANMAR
    Rakhine, i militanti Rohingya negano i massacri degli indù: ‘Noi colpevolizzati’

    L’Arsa smentisce “ omicidi, violenze sessuali o reclutamenti forzati”. Gli abitanti del villaggio indù di Ye Baw Kya raccontano che le vittime sono oltre 100, i dispersi 48. Donne forzate alla conversione e al matrimonio. Oltre 400 villaggi Rohingya dati alle fiamme, il governo del Myanmar sovrintenderà la ricostruzione. Rilasciati ai rappresentanti delle agenzie dell’Onu i permessi per visitare il Rakhine.



    14/09/2017 09:08:00 MYANMAR
    Aung San Suu Kyi annuncia un suo discorso sui Rohingya il 19 settembre

    La Signora “parlerà per la riconciliazione nazionale e la pace”. Sarà il suo primo intervento pubblico dall’inizio delle violenze. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito ieri. La leader birmana criticata per carenza di leadership morale e compassione. L’esercito interessato al fallimento del processo democratico.





    In evidenza

    RUSSIA-UCRAINA
    La riconciliazione possibile fra Mosca e Kiev

    Vladimir Rozanskij

    Il Sinodo straordinario per i 100 anni della restaurazione del Patriarcato di Mosca, ha rivolto un appello per il ritorno alla comunione con il Patriarcato di Kiev. La risposta di Filaret , molto positiva,  chiede perdono e offre perdono. Da anni vi sono prevaricazioni, espressioni di odio, sequestri di chiese. L’invasione della Crimea ha acuito la divisione. Il governo ucraino rema contro.


    VATICANO-MYANMAR-BANGLADESH
    Non solo Rohingya: il messaggio di papa Francesco a Myanmar e Bangladesh

    Bernardo Cervellera

    L’informazione troppo concentrata sul “dire/non dire” la parola Rohingya. Il papa evita il tribunale mediatico o la condanna, ma traccia piste costruttive di speranza. Una cittadinanza a parte intera per le decine di etnie e uno sviluppo basato sulla dignità umana. L’unità fra i giovani e le diverse etnie, ammirata da buddisti e musulmani.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®