22/05/2019, 14.31
SIRIA
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Ramadan povero e ‘frugale’ per i musulmani siriani. L'aiuto della Caritas

Secondo fonti Onu l’83% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. I prodotti tornano sui banchi dei mercati, ma le persone limitano gli acquisti e riducono le spese per l’Iftar Caritas Siria promuove una iniziativa per garantire il pasto serale anche alle famiglie più povere. 

Damasco (AsiaNews) - Un Ramadan in tono minore, a causa dell’aumento dei prezzi e della povertà diffusa, innescata da oltre otto anni di guerra e acuita dall’embargo Usa e delle sanzioni europee, che hanno ridotto oltre l’80% della popolazione sotto la soglia della povertà. Così stanno vivendo il mese sacro di digiuno e preghiera i musulmani siriani, la maggior parte dei quali si limita a osservare i generi alimentari sui banchi dei mercati e si accontenta di un Iftar (la cena che spezza il digiuno) “frugale”. 

Nel mercato di Bab Srijeh, uno dei più famosi di Damasco, i più si limitano a osservare merci e banchi alimentari, ma pochi sono gli acquisti. La guerra ha prosciugato le fonti di reddito e, a dispetto di una riduzione dei prezzi rispetto al passato, i commerci sono modesti. “Avevamo l’abitudine di riunire famiglia e amici almeno sei, sette volte - racconta Abou Anas al-Hijaz, 45enne cantante - in occasione dell’Iftar”. “Oggi - aggiunge - li invito solo una, due volte al massimo”. 

Una donna della periferia sud di Damasco, di rientro da uno dei mercati minori della capitale siriana dove i prezzi sono più abbordabili, racconta di aver sostituito i piselli con i fagioli perché sono più economici. E le zucchine, ora, sono ripiene di riso a causa dei prezzi troppo elevati della carne. La liberazione della Ghouta orientale ha determinato una ripresa nella produzione e un aumento dei prodotti sui mercati; tuttavia, la maggioranza delle persone non ha denaro a sufficienza per gli acquisti. Vi è persino chi ha dovuto vendere la propria auto, per garantirsi un pasto quotidiano.

Fonti delle Nazioni Unite riferiscono che oggi circa l’83% della popolazione siriana vive al di sotto della soglia di povertà. Per capire le devastazioni causate dal conflitto e dall’embargo Usa e Ue, basti pensare che prima del 2011 il dato era del 28%. Ad aggravare la crisi economica dovuta alla guerra si aggiungono le misure punitive statunitensi ed europee contro la leadership di Damasco, che finiscono per ripercuotersi sulla popolazione civile.

Questa stretta di natura economica e commerciale, unita alle devastazioni del conflitto, ha causato la morte di quasi mezzo milione di persone, oltre tre milioni di disabili permanenti, circa 11 milioni - quasi metà della popolazione - costretti ad abbandonare le abitazioni. Dal 2009 poco meno del 60% delle imprese si è trasferito all’estero e la disoccupazione è passata dal 10% del 2010 a oltre il 50% nel 2015. Le perdite in termini di Pil fra il 2011 e il 2016 ammontano a 226 miliardi di dollari.

In un contesto di estremo bisogno, Caritas Siria ha promosso una serie di iniziative durante il Ramadan per testimoniare - a gesti e non solo con le parole - la vicinanza ai “fratelli” musulmani. “Durante il mese sacro - racconta ad AsiaNews la responsabile comunicazione Yerado Krikorian - giovani volontari di Caritas Siria, in collaborazione con la Sa`ed Society [musulmana], partecipano alla campagna ‘Khasa Al Jou’ preparando pasti quotidiani da distribuire a fine giornata alle famiglie più povere, ai passanti, alle associazioni di beneficienza”. “Questa iniziativa non implica solo il fatto di preparare del cibo. Il nostro vuole essere un messaggio di tipo umanitario e sociale, un dovere morale che riguarda tutti. Per noi è una gioia - continua l’attivista cristiana - preparare il cibo che segna la rottura del digiuno e consumarlo con poveri e persone comuni, in questo mese sacro”.

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