17/04/2021, 08.00
ISRAELE - PALESTINA
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Ramadan: oltre il Covid, 70mila fedeli alla Spianata delle moschee

Dopo le restrizioni dello scorso anno per la  pandemia, nel primo venerdì di preghiera tornano i fedeli ad al-Aqsa. La maggioranza sono israeliani di origine araba. Afflusso regolare, non si sono registrati momenti di tensione con la polizia. Israele fissa al 23 maggio la riapertura (parziale e per soli vaccinati) del turismo internazionale.

Gerusalemme (AsiaNews) - Decine di migliaia di fedeli musulmani si sono riuniti ieri alla Spianata delle moschee di Gerusalemme per la prima preghiera del venerdì al tempo del Ramadan, il mese sacro di digiuno e preghiera: un primo, timido segnale di normalità al tempo della pandemia da Covid-19. Lo scorso anno, come per le chiese e molti altri luoghi di culto fra i quali il Santo Sepolcro, la piazza era deserta, la moschea chiusa e solo alcuni leader islamici potevano accedere. Grazie alla massiccia campagna di vaccinazione promossa da Israele, che ha coinvolto anche la popolazione araba e parte dei Territori palestinesi e Gerusalemme est, ora parte delle restrizioni sono state cancellate. 

Secondo alcune fonti locali, ieri pomeriggio vi erano circa 70mila fedeli ad assistere al rito, a conferma di una (parziale) normalità ritrovata dopo lockdown, chiusure e celebrazioni in rete. La maggioranza dei fedeli era costituita da cittadini israeliani di origine araba, che grazie ai vaccini hanno potuto avere accesso alla moschea di al-Aqsa, terzo luogo sacro per importanza dell’islam dopo la Mecca e Medina. 

La polizia israeliana aveva allestito imponenti misure di controllo e sicurezza, per impedire l’accesso a quanti non avevano diritto. Tuttavia, numerose testimonianze concordano nel sottolineare che le operazioni si sono svolte in modo regolare e l’afflusso è stato pacifico. In passato per la preghiera del venerdì al tempo del Ramadan si verificavano riunioni di 200mila persone e oltre alla spianata delle Moschee, con casi nemmeno troppo isolati di disordini pubblici.

Sheikh Azzam al-Khati, capo del Waqf (ente per protezione dei beni islamici in Palestina) di Gerusalemme, ricorda che lo scorso anno “Israele ha vietato a chiunque l’accesso” e alla Spianata “potevo entrare solo io”. Ieri invece si è registrato l’afflusso più alto dallo scoppio della pandemia oltre un anno fa, sebbene il numero risulti inferiore ai 100mila sbandierati dal leader religioso musulmano. 

Intanto il ministero del Turismo israeliano, in collaborazione con il dicastero della Sanità, ha annunciato per il prossimo 23 maggio la riapertura dei confini al turismo internazionale, accogliendo gruppi di visitatori che abbiano ricevuto il vaccino contro il Covid. Non saranno aperture generalizzate, ma ingressi contingentati e centellinati dopo un anno di blocco totale del turismo e dei pellegrinaggi religiosi, che costituiscono una delle principali fonti di guadagno per la comunità cristiana locale.

Entro la prossima settimana il governo dovrebbe pubblicare linee guida e direttive che regoleranno l’accesso, assieme alle varie tappe di riapertura. Per i singoli visitatori, infatti, si parla di luglio anche se non ci sono per ora date ufficiali. Per l’ingresso sarà comunque obbligatorio mostrare un tampone negativo all’aeroporto di partenza e il test sierologico che conferma la presenza di anti-corpi contro il coronavirus all’arrivo allo scalo Ben Gurion di Tel Aviv. Per superare questo punto sono allo studio dei protocolli di validazione dei vaccini fatti nel Paese di origine.

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