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  • » 17/01/2018, 15.03

    INDIA

    Ranchi: pastore picchiato da radicali indù, ma ‘la maggioranza è contro la violenza’



    Le violenze contro i cristiani orchestrate da gruppi di estrema destra nazionalista. “Sotto attacco è il pluralismo della società indiana”.

    New Delhi (AsiaNews) – In un villaggio vicino a Ranchi un pastore cristiano è stato trascinato per strada, picchiato e minacciato di morte da radicali indù che pretendevano rinnegasse Cristo e rendesse onore al dio-scimmia indù. La vicenda riguarda il rev. Karma Oraon, pastore del villaggio di Harmu, nel Jharkhand. Egli è stato aggredito la vigilia di Natale, anche se la notizia è stata diffusa solo ieri. In quel periodo tutta l’India era sferzata da violenze contro i cristiani, primo tra tutti la detenzione di un gruppo di sacerdoti e seminaristi che visitavano i villaggi intonando canti natalizi. Il reverendo ha raccontato che “nei momenti in cui essi [i fondamentalisti indù] mi davano calci e pugni, sentivo che anche se fossi morto all’instante, il Signore avrebbe reso fruttuoso il ministero che avrei lasciato”. Ad AsiaNews Ram Puniyani, presidente del Center for Study of Society and Secularism di Mumbai, denuncia “il pesante clima di violenze anti-cristiane in India”, ma sottolinea anche che “la maggioranza della popolazione è contraria alle violenze in nome della religione”.

    Secondo l’intellettuale, gli attacchi sono “orchestrati da gruppi politici come il Bjp [Bharatiya Janata Party, partito nazionalista al governo, ndr] e Rss [Rashtriya Swayamsevak Sangh, formazione paramilitare indù, ndr]”. Al contrario, è convinto che “la gran parte della popolazione indiana non sostiene le azioni dei gruppi che fomentano l’Hindutva [ideologia che considera l’induismo un’identità etnica, culturale e politica, in nome della quale gruppi fondamentalisti perpetrano atti di violenza e discriminazione contro le minoranze etniche e religiose dell'India, ndr]”. Poi aggiunge che “la minoranza cristiana è impaurita”.

    L’attacco è avvenuto durante un incontro di preghiera guidato dal pastore 34enne. “Eravamo in pochi – ha raccontato la vittima – radunati solo in nome di Gesù. Egli è la nostra forza”. Gli aggressori, una quindicina di estremisti, hanno interrotto la meditazione e urlato “Lode a Bajrang Bali”, riferendosi al dio Hanuman, una delle divinità indù più famose che simboleggia lo spirito della saggezza con l’aspetto di una scimmia. Poi hanno trascinato fuori, colpito ripetutamente sul petto e insultato il reverendo, strappato la sua carta d’identità.

    Essendo dell’etnia orao, continua il pastore, “sostenevano che io dovessi professare la religione degli adivasi (indigeni) e non una religione straniera [il cristianesimo è considerato dai nazionalisti una religione importata dall’estero, ndr]”. “Non ho mai riscontrato problemi – sostiene – quando andavo per i villaggi a predicare il Vangelo o a visitare le famiglie pregando per i malati. Traggo ispirazione dal mio Dio; le persone hanno superato tutti i limiti, lo hanno crocifisso e umiliato, ma egli in modo paziente ha sopportato le torture per la mia salvezza, per i miei peccati”.

    Le vittime del Jharkhand si sono rivolte alla polizia, che si è rifiutata di registrare le denuncia. Puniyani sostiene che “in generale l’atteggiamento della polizia è ostile nei confronti dei cristiani e dei missionari. La propaganda [nazionalista] che rappresenta i cristiani come coloro che convertono con la forza, la seduzione e il denaro, è dilagata in lungo e in largo. Molti sacerdoti vengono arrestati o catturati con l’accusa di conversione [forzata]”. “La violenza – dichiara – è la conseguenza di questo odio costruito attorno alla propaganda contro i missionari cristiani. Per i gruppi che sostengono l’Hindutva, è diventata la norma assumere la legge nelle proprie mani”. “Ciò che è importante notare – conclude – è che la maggior parte delle violenze avviene nelle aree abitate da adivasi. Viceversa, nelle città molti seguaci di estrema destra indù mandano i loro figli nelle scuole cristiane. Sotto attacco è il pluralismo della società indiana”.

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