25/08/2017, 08.57
SIRIA - ONU
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Raqqa, l’Onu chiede una pausa umanitaria nei bombardamenti contro l’Isis

Per il responsabile della task-force umanitaria delle Nazioni Unite la roccaforte jihadista in Siria è il “posto peggiore sulla terra”. Attivisti parlano di “labirinto mortale” nel quale sono intrappolati i civili. L’appello per la creazione di corridori umanitari e zone sicure che favoriscano la fuga della popolazione. 

 

Damasco (AsiaNews) - L’Onu lancia un appello alla coalizione internazionale a guida Usa, impegnata in raid aerei contro obiettivi dello Stato islamico (SI, ex Isis) a Raqqa, roccaforte del “Califfato” in Siria, perché sospendano gli attacchi per favorire la fuga dei civili. Sono almeno 20mila - riferiscono fonti delle Nazioni Unite - i cittadini intrappolati, in precarie condizioni di salute e sicurezza, che devono poter abbandonare la zona di guerra senza il timore delle bombe statunitensi che hanno già causato decine di vittime civili. 

Le Forze democratiche siriane (Fds), alleanza arabo-curda sostenuta dagli attacchi dal cielo dei caccia Usa, hanno già riconquistato il 60% del territorio in precedenza nelle mani delle milizie jihadiste. Ciononostante, vi sono ancora cinque quartieri nelle mani dell’Isis; all’interno vi sono decine di migliaia di persone che vorrebbero tentare una fuga disperata. 

Jan Egeland, capo della task-force umanitaria Onu impegnata in Siria, punta il dito contro le milizie jihadiste, le quali “fanno di tutto per usarli [i civili] come scudi umani”. Egli lancia un appello alla comunità internazionale, perché si adoperi per favorire le operazioni di sgombero delle aree sotto assedio. Per l’esperto delle Nazioni Unite la cosiddetta capitale dell’Isis è “il posto peggiore sulla terra” e quanti riescono fuggire “non possono rischiare [di essere uccise] nei raid aerei”. 

In un lungo rapporto diffuso ieri Amnesty International parla di “labirinto mortale” nel quale sono intrappolati gli abitanti di Raqqa; i civili sono oggetto di attacchi da tutti i fronti, mentre il bilancio delle vittime causate dai raid aerei Usa e dalla coalizione arabo-curda sono in continuo aumento. “Con l’approssimarsi della battaglia finale in centro città - afferma un’attivista - le cose sono destinate a peggiorare”. Per questo è sempre più urgente “salvaguardare” la vita di quanti non sono impegnati in via diretta nei combattimenti e “facilitare” la creazione di corridoi per “un passaggio sicuro” in un contesto di guerra e violenze. 

Alcuni diplomatici all’Onu hanno invocato un cessate il fuoco temporaneo. 

Fonti locali a Raqqa, dietro anonimato, parlano di almeno un centinaio di civili uccisi nelle ultime 48 ore a causa dei raid aerei statunitensi; dal 14 agosto i morti sono circa 170. In risposta, i vertici militari statunitensi affermano di prendere tutte le misure di cautela “necessarie” per scongiurare nuove vittime fra la popolazione. 

In aggiunta ai raid aerei, quanti vivono ancora oggi nella capitale siriana del “Califfato” devono fronteggiare la minaccia dei lanci di artiglieria, di missili e razzi che colpiscono aree ad alta densità di popolazione. E la sorte di quanti vivono nei campi profughi “informali” che circondano la città nella periferia sud della città non è migliore, perché anch’essi sono oggetto di attacchi. 

Attivisti e gruppi pro diritti umani lanciano un appello perché venga interrotto l’uso di armi esplosive nelle zone in cui si concentrano i civili; al contempo, essi auspicano la creazione di una commissione di inchiesta indipendente e imparziale per indagare sulle numerose vittime causate dal conflitto.

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