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  • » 17/10/2017, 08.59

    SIRIA

    Raqqa, la coalizione arabo-curda strappa all’Isis la piazza usata per le esecuzioni



    Corpi decapitati e crocifissi restavano per giorni appesi a pali o lampioni. Continua l’offensiva delle Forze democratiche siriane (Fsd) nella “capitale” del Califfato. Al momento i jihadisti controllano ancora il 10% del territorio, fra cui il principale ospedale e lo stadio. La struttura è usata come carcere e deposito di armi. Per la coalizione è una cattura dell’alto valore simbolico. 

     

    Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Le forze arabo-curde, sostenute dagli Stati Uniti, stanno combattendo la battaglia finale contro le milizie dello Stato islamico (SI, ex Isis) per la conquista di Raqqa, considerata a lungo la capitale del “Califfato” in Siria. Nel contesto dell’offensiva, in queste ore le truppe combattenti hanno strappato ai jihadisti il controllo della celebre piazza pubblica in cui gli estremisti giustiziavano le persone mediante crocifissione e decapitazione. Fonti ufficiali della coalizione riferiscono che la caduta della città “è questione di giorni”.

    Mustafa Bali, portavoce delle Forze democratiche siriane (Fds), sottolinea che gli scontri alla piazza  Al-Naim (paradiso) erano in corso dal 15 ottobre scorso, con le milizie jihadiste impegnate nel tentativo di respingere l’offensiva. Il bilancio provvisorio parla di nove combattenti dell’Isis uccisi e altri 12 che si sono arresi, dopo aver ceduto il controllo dell’area. Per molti questo è il momento “cruciale” dell’operazione “Collera dell’Eufrate”

    La piazza Paradiso è stata a lungo il simbolo del regno del terrore jihadista. Dopo aver proclamato il  “Califfato” a Raqqa, i miliziani hanno usato la piazza centrale come teatro delle loro macabre esecuzioni, costringendo la stessa popolazione ad assistervi dopo averla chiamata a raccolta con megafoni e altoparlanti. 

    Corpi decapitati e cadaveri crocifissi campeggiavano per giorni nell’area, appesi a pali e lampioni. Ciascuno dei giustiziati aveva attaccato un cartello, sul quale veniva impresso il “crimine” che aveva determinato l’esecuzione. Spesso, fra questi cosiddetti reati vi era l’aver fumato, assistito a una partita di pallone o aver ascoltato musica. 

    Un alto comandante curdo precisa che, finora, le truppe delle Fds non hanno ancora compiuto un sopralluogo completo nell’area, per vedere cosa è rimasto della follia jihadista. Tuttavia, egli parla di cattura dall’alto valore “simbolico” perché “spezza” i loro sogni di conquista e viene “cacciato dal cuore del suo regno”. 

    Al momento l’Isis controlla ancora il 10% circa di Raqqa, fra cui il principale ospedale e lo stadio, che sorge poco distante la piazza. La struttura sportiva sarebbe tuttora usata dai miliziani rimasti - 275 in tutto, secondo le ultime informazioni - come prigione e deposito di armi. 

    Attivisti e testimoni locali riferiscono che i miliziani che si sono finora arresi sono stati rinchiusi all’interno di prigioni controllate dalle forze arabo-curde, nella vicina cittadina di Tabqa. Essi vengono in un primo momento interrogati, poi rinviati a processo. La gran parte dei jihadisti ancora in libertà e impegnati a combattere sarebbero stranieri. Secondo quanto afferma l’Osservatorio siriano per i diritti umani, fra questi vi è anche la “mente” degli attentati in Francia che hanno provocato decine di vittime fra morti e feriti, un cittadino francese (o belga) di origini nord-africane.

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