01/08/2005, 00.00
ARABIA SAUDITA
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Re Abdullah, un "cauto" riformatore sul trono saudita (Scheda)

Riyadh (AsiaNews) - Abdullah ben Abdel Aziz, fratello minore del re Fahd, è ormai da anni il volto pubblico dell'Arabia Saudita. Principe della Corona e erede al trono, Abdullah si occupa delle questioni connesse al petrolio saudita dal 1995, anno in cui re Fahd fu colpito da un ictus invalidante. Come membro del ristretto circolo dei principi sauditi è uno degli uomini più influenti del Regno e si è guadagnato rispetto all'estero e in patria per la sua onestà: la sua figura non è mai stata legata a episodi di corruzione.

Il principe Abdullah nasce a Riyadh nel 1924; figlio di re Abd-al-Aziz Al Saud, fondatore dell'Arabia Saudita nel 1932. Il suo primo incarico pubblico è quello di sindaco della città sacra della Mecca. Nel 1963 diventa vice ministro della Difesa e comandante della Guardia nazionale, carica mantenuta fino ad oggi. Viene nominato principe della Corona nel 1982.

Ritenuto più nazionalista del defunto fratello, Abdullah è comunque impegnato nel cercare un equilibrio tra le tradizioni saudite e il bisogno di modernità e riforme del paese; riconosce la necessità di stretti legami economici e politici con l'Occidente, ma che siano controllati e controbilanciati da altrettante relazioni tra il Regno dei Saud e gli altri stati arabi. Si è espresso più volte riguardo i conflitti tra nazioni arabe. Nel 1984 ha dichiarato il suo appoggio alla Siria in Libano e chiesto il ritiro americano dalla zona. Ha criticato duramente il sostegno Usa ad Israele e l'occupazione dei Territori. Nel marzo 2002 ha avanzato l'ipotesi che gli arabi sarebbero pronti a normalizzare i loro rapporti con Israele, se quest'ultimo si ritirasse all'interno dei confini del 1967.

Nel 1990, al momento dell'invasione irachena del Kuwait, l'erede al trono si è detto contrario allo stanziamento di truppe Usa in territorio saudita.

Le sue posizioni riguardo alle riforme nel paese sono moderate e mostrano come egli sia sensibile sia ai desideri di chi si oppone che a quelli di chi vuole procedere verso maggiori riforme.
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