02/03/2017, 13.31
VATICANO

Redistribuzione della ricchezza “condizione imprescindibile” per salvare ambiente e biodiversità

Le conclusioni di un Workshop organizzato dalla Pontificia accademia delle scienze e dalla Pontificia accademia delle scienze sociali. La responsabilità del degrado va vista nell’“enorme aumento dell’attività economica basata sul solo profitto e sull’uso di combustibili fossili” e i maggiori responsabili sono i ricchi.

Città del Vaticano (AsiaNews) – La redistribuzione della ricchezza è “una condizione imprescindibile” per evitare il degrado del funzionamento della terra e la distruzione della biodiversità. Che è sotto una minaccia reale, dato che “attualmente sarebbero in pericolo di estinzione un quarto di tutte le specie e la metà di esse potrebbe estinguersi entro la fine del secolo corrente”. E’ quanto si legge nelle conclusioni del Workshop sul tema Estinzione biologica. Come salvare l'ambiente naturale da cui dipendiamo, organizzato dalla Pontificia accademia delle scienze e dalla Pontificia accademia delle scienze sociali, presentate oggi in Vaticano.

Intitolato “L’estinzione è per sempre: come evitarla”, il documento conclusivo afferma che la responsabilità del degrado va vista nell’“enorme aumento dell’attività economica basata sul solo profitto e sull’uso di combustibili fossili” e che la soluzione va cercata in “nuovi modi di lavorare insieme per costruire un mondo sostenibile, stabile e basato sulla giustizia sociale”.

“L’attuale perdita di specie – vi si legge - è di circa 1000 volte il tasso storico. Attualmente sarebbero in pericolo di estinzione un quarto di tutte le specie e la metà di esse potrebbe estinguersi entro la fine del secolo corrente. Dal momento che dipendiamo dagli organismi viventi per il funzionamento del nostro pianeta, il cibo, molti dei nostri farmaci e altri materiali, per l’assorbimento dei rifiuti e per l’equilibrio del clima, oltre che per gran parte della bellezza di questo mondo, tali perdite causeranno danni incalcolabili per il nostro futuro a meno che non siano tenute sotto controllo. Siamo a conoscenza solo dell’esistenza di meno di un quinto delle specie che stimiamo popolino il mondo. Stiamo perciò sprecando un potenziale sconosciuto e mettendo a repentaglio i meccanismi fondamentali del nostro pianeta”.

Il documento rileva poi che nel corso del tempo c’è stato un enorme sviluppo della popolazione e dello sfruttamento del pianeta. “Duecento anni fa, per la prima volta la popolazione raggiungeva un miliardo di persone, toccando nel 1930 i due miliardi che oggi sono diventati 7.4 miliardi. Dal 1950, il PIL mondiale è aumentato di 15 volte e la popolazione mondiale è triplicata. La quintuplicazione del reddito pro capite ha portato enormi vantaggi per la condizione umana contemporanea. Oltre a minacciare milioni di specie in via di estinzione, questo enorme aumento dell’attività economica basata sul solo profitto e sull’uso di combustibili fossili sta mettendo sotto sforzo il funzionamento sostenibile della terra. I segni più evidenti includono il cambiamento climatico globale e i danni al sistema della terra come ad esempio l’innalzamento del livello del mare, l’acidificazione degli oceani e l’anossia, che alimentano in maniera diretta l’estinzione biologica.

La popolazione umana della terra è segnata da grandi diseguaglianze a livello economico. Le persone più ricche del mondo, che rappresentano il 19% della popolazione consumano più della metà delle risorse mondiali. Il reddito pro capite degli 1.4 miliardi di ricchi è all’incirca di 41.000$; al contrario, il miliardo di persone più povere, in particolare nell’Africa Sub-Sahariana, ha un reddito medio di 3.500$. I ricchi sono quindi maggiormente responsabili dell’aumento del riscaldamento globale e di conseguenza della diminuzione della biodiversità. I più poveri che non beneficiano dell’uso di combustibili fossili sono indirettamente responsabili della deforestazione e di una parte della distruzione della biodiversità, visto che le loro azioni si svolgono all’interno di un sistema economico mondiale basato sulle necessità dei più ricchi, i quali hanno in assoluto i maggiori livelli di consumo senza pagare le esternalità che potrebbero permettere di preservare la biodiversità.

Così come le attività umane sono responsabili di questi effetti negativi, oggi abbiamo bisogno di un’azione umana positiva per lo sviluppo sostenibile della biodiversità. Una condizione imprescindibile per il raggiungimento della sostenibilità globale è la redistribuzione della ricchezza, perché ovunque in tutto il mondo gli alti livelli di consumi hanno un impatto nel degradare il funzionamento della terra e nel distruggere la biodiversità.

Porre fine alla povertà costerebbe circa 175 miliardi ossia meno dell’1% della somma delle entrate dei paesi più ricchi del mondo ed è uno dei principali modi per proteggere il nostro ambiente e salvare la maggiore biodiversità possibile per il futuro. Questo può essere realizzato regione per regione. La creazione di grandi riserve naturali marine è un altro elemento importante per la preservazione della produttività biologica complessiva. Per compiere questo, dobbiamo seguire i principi morali chiaramente descritti nell’enciclica Laudato Si’che ha ispirato il nostro incontro.

La formazione di sistemi di agricoltura intensiva in regioni adatte, se effettuata correttamente attraverso la rotazione delle colture e l'incorporazione del bestiame e reinvestendo i profitti nelle economie regionali, è una parte importante della strategia per la tutela della biodiversità, perché la produttività concentrata consente lo sviluppo sostenibile delle altre regioni e la conservazione della biodiversità, come sta avvenendo in Amazzonia. Per quanto riguarda i metodi genetici moderni, come ha sottolineato Papa Francesco, “Quella degli OGM è una questione di carattere complesso, che esige di essere affrontata con uno sguardo comprensivo di tutti i suoi aspetti, e questo richiederebbe almeno un maggiore sforzo per finanziare diverse linee di ricerca autonoma e interdisciplinare che possano apportare nuova luce”. Sarà importante anche considerare attentamente la migliore progettazione possibile per le città del futuro, in cui si trasferirà presto la grande maggioranza delle persone di tutto il mondo, le cui periferie devono godere degli stessi vantaggi dei centri urbani.

Abbiamo concluso il nostro incontro nello spirito delle parole eloquenti di Papa Francesco nella sua enciclica Laudato Si’, decisi a cercare nuovi modi di lavorare insieme per costruire un mondo sostenibile, stabile e basato sulla giustizia sociale. In passato la razza umana ha sperimentato gravi minacce locale, ma le minacce sono ora a livello globale. Per risolvere il nostro comune dilemma, dobbiamo imparare ad amarci gli uni con gli altri, a collaborare e a costruire ponti in tutto il mondo a livelli finora inimmaginabili”.

 

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