01/03/2007, 00.00
CINA - INDIA
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Ricerca, l’Asia investe più dell’Occidente

Paesi emergenti come Cina, India, Corea del Sud, oltre al Giappone, dedicano a ricerca e sviluppo una quota del prodotto interno lordo maggiore di Stati Uniti ed Europa. Così crescono centri di ricerca all’avanguardia e tornano in patria i “cervelli” emigrati. Anche le ditte occidentali portano in Asia la ricerca.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – I Paesi emergenti, come Cina e India, nel complesso destinano alla ricerca e allo sviluppo (R&S) una percentuale del Prodotto interno lordo assai maggiore di Europa e Stati Uniti. L’investimento della Cina nel settore è secondo solo agli Stati Uniti, secondo le stime dell’Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo.

Sylvia Schwaag Serger, consigliere scientifico presso l’ambasciata di Svezia a Pechino, ritiene evidente che “le risorse per la conoscenza stanno crescendo con maggiore rapidità in Asia, specie in Cina, che in Europa o Stati Uniti”. Pechino ha aumentato i suoi investimenti del 20% ogni anno dal 1999 e prevede di passare dall’attuale 1,3% del Pil al 2,5% entro il 2020, superando gli Usa.

Anche India, Corea del Sud e Singapore, oltre al Giappone, investono molto in R&S e portano l’Asia all’avanguardia del settore, finora dominato dagli Stati occidentali. La Corea del Sud investe per R&S il 3% del Pil. Il premier indiano, Manmohan Singh, ad ottobre ha annunciato che la spesa passerà dall’attuale 0,8% del Pil al 2% entro il 2012.

Invece nelle università occidentali diminuisce il numero di studenti nelle discipline scientifiche. Nella sola Gran Bretagna negli ultimi dieci anni sono stati chiusi almeno 26 dipartimenti di chimica e 9 di fisica. Charles Leadbeater , esperto del settore, dice al South China Morning Post che molti studiosi scientifici asiatici che si erano trasferiti all’estero, stanno ora tornando nel loro Paese. Conclude che “il dominio di Usa ed Europa nelle innovazioni scientifiche non può ritenersi acquisito e immutabile”. “Il fulcro per l’innovazione inizia a passare dall’occidente all’oriente”.

In città come Shanghai, Bangalore in India, Hsinchu a Taiwan sorgono nuovi centri di ricerca di valore mondiale. A Pechino gli ingegneri del centro di ricerca della Ericsson sviluppano sistemi innovativi di telefonia mobile, a un costo che è un terzo rispetto all’Europa. A Delhi la ditta farmaceutica indiana Ranbaxy svolge R&S con 2mila scienziati. A Daejeon nella Corea del Sud i ricercatori in soli tre anni sono diventati leader nel settore del cancro allo stomaco.

In un recente studio della Accademia nazionale Usa delle scienze, condotto tra oltre 200 compagnie multinazionali, è risultato che il 38% progetta di spostare o incrementare l’attività di ricerca in Oriente. Esperti osservano che sempre più ditte portano in Oriente non solo la produzione industriale ma anche la ricerca, e non solo per il minor costo del lavoro o gli sgravi fiscali.

“E’ importante – osserva ancora Leadbeater – che più cervelli affrontino un maggior numero di problemi in posti diversi”.

All’opposto, molti analisti occidentali ritengono che tra i diversi Stati crescerà la competizione, piuttosto che la collaborazione. Episodi come l’abbattimento di un missile da parte della Cina rinforzano inoltre il timore che il progresso tecnologico di Pechino possa rappresentare una minaccia.

Non manca chi parla di “maggiori conflitti e maggiore collaborazione”, considerando i tanti punti di contrasto (come la proprietà intellettuale e la disputa sulle regole commerciali) ma anche l’utilità di uno scambio di idee ed esperienze. E’ un dato di fatto che sono intanto aumentati gli scambi di informazioni: i ricercatori cinesi lavorano con quelli di Stati Uniti ed Europa ma anche con Giappone, Corea del Sud e Singapore. In crescita anche le collaborazioni dirette tra India e Cina.

Intanto Cina e India vogliono rendere le loro ricerche sempre più indipendenti dalle ditte estere, che portano finanziamenti ma pretendono di limitare le ricerche alle loro esigenze, invece che quelle specifiche dell’Asia come la medicina tropicale, le tecnologie agricole e le soluzioni per l’ambiente. (PB)

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