06/05/2006, 00.00
Pakistan
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Ricordato mons. John Joseph, martire della blasfemia

di Qaiser Felix

Nell'8° anniversario della morte del vescovo, nel Paese si ricorda il suo sacrificio e si domanda ancora una volta l'eliminazione di una legge ingiusta e abusata.

Faisalabad (AsiaNews) – Il vescovo John Joseph, suicidatosi nel '98 per contestare la legge sulla blasfemia, è stato ricordato oggi con una messa nella cattedrale di san Pietro e Paolo a Faisalabad. Alla celebrazione hanno partecipato mons. Andrew Francis di Multan e mons. Joseph Cutts di Faisalabad, insieme a decine di sacerdoti. Nell'omelia il vescovo di Multan ha definito mons. Joseph "una voce perenne del dialogo ecumenico ed interreligioso", che ha "predicato le parole del Vangelo con tutta la sua vita".

Mons. John Joseph, vescovo di Faisalabad, era una personalità molto impegnata nel campo dei diritti umani e religiosi e lottava da tempo contro il fondamentalismo e l'intolleranza religiosa, soprattutto le discriminatorie leggi elettorali e quelle sulla blasfemia. Per dare più forza alla sua lotta e richiamare l'attenzione del mondo su queste ingiustizie, il 6 maggio del '98 si è suicidato all'entrata del tribunale di Sahiwal, dove si celebrava il processo ad Ayub Masih, un cattolico che è stato condannato a morte, accusato di blasfemia.

Sebbene il vescovo si sia suicidato (il vescovo soffriva da tempo di forte depressione), per molti della comunità cristiana pakistana egli è in realtà un martire della fede. Mons. Francis ha detto che mons. John Joseph ha vissuto "secondo le parole del Mahatma Gandhi: Noi dobbiamo essere il cambiamento che desideriamo per il mondo, e ha sacrificato la vita per la sua povera gente".

Alla cerimonia erano presenti anche i familiari del vescovo defunto. Dopo la messa, tutti si sono recati a benedire la tomba di mons. John Joseph, sepolto nei pressi della cattedrale, versando petali di fiori sulla lapide.

Ieri sera, almeno 2 mila persone si sono radunate a Khushpur, il villaggio natale del vescovo, per commemorarne l'8° anniversario della morte. L'incontro era organizzato dall'associazione John Joseph Shaheed ("martire"), presieduta dal nipote di mons. John Joseph, Johnson Michael.

"L'associazione – egli ha detto ad AsiaNews - è stata fondata per continuare la lotta di mons. Joseph contro le leggi discriminatorie e per la promozione dell'armonia sociale".

In molte città del Pakistan si stanno organizzando diversi eventi per ricordare la figura del vescovo defunto e per chiedere l'eliminazione della legge sulla blasfemia.

La legge sulla blasfemia è stata introdotta in Pakistana nel 1986 e commina la morte per coloro che sono accusati di offesa al profeta Maometto. La legge viene però abusata per eliminare nemici o requisire proprietà degli accusati. Dal 1986 al 2004 sono stati notificati più di 4 mila casi di blasfemia. Di questi 560 persone sono state realmente accusate, altre 30 sono in attesa di giudizio. Ma intanto decine di cristiani sono stati uccisi per aver diffamato l'islam. Molto spesso estremisti islamici cercano di uccidere l'accusato per fanatismo religioso, prima di processarlo. Minacce e uccisioni sono dirette anche a giudici che si mostrano equanimi. "Questa legge – afferma Johnson Michael – è una spada di Damocle sulla testa dei non musulmani e sui musulmani con mentalità moderna. Fra le molte persone uccise  a causa di questa legge vi è il giudice islamico Arif Iqbal Bhatti, che avendo prosciolto due cristiani falsamente accusati di blasfemia, venne assassinato da estremisti musulmani nel 1996".

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