24/06/2019, 16.13
PAKISTAN
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Rita, scappata dal marito cinese. La costringeva alla prostituzione

La donna cristiana è madre di quattro figli. Per 16 anni era stata sposata con un uomo violento, poi la famiglia viene convinta a darla in sposa a un uomo cinese. Le promettono che il marito si sarebbe preso cura dei figli, invece la costringono a soddisfare i desideri sessuali degli “amici”.

Islamabad (AsiaNews/Agenzie) – Picchiata per 16 anni dal marito, alla fine decide di lasciarlo per il bene suo e dei quattro figli; ma finisce nella rete di trafficanti di esseri umani senza scrupoli. Questi la convincono a sposare un uomo cinese che avrebbe “risolto tutti i problemi” e garantito un futuro ai bambini. Invece si ritrova a fare la prostituta per il nuovo sposo e i suoi amici. È la storia di Rita Yousaf (a sinistra nella foto), 42 anni, cristiana di Lahore, raccontata dalla British Pakistani Christian Association (Bpca). La sua vicenda è comune a quella di tante altre donne povere pakistane, vendute come spose e poi costrette a soddisfare i piaceri sessuali dei mariti o usate per il traffico di organi.

Il fenomeno delle donne cristiane e musulmane schiave del sesso per mariti cinesi è emerso solo di recente. Il numero delle vittime coinvolte in questo nuovo mercato di esseri umani, circa 700, rivela la presenza di organizzazioni ramificate in Pakistan e Cina. Il “successo” dei matrimoni combinati è assicurato dalla complicità di pastori che celebrano le nozze e intermediari che fungono da procacciatori di vittime e da traduttori.

Rita aveva 23 anni quando i genitori decidono di darla in sposa a Yousaf, un meccanico cristiano. Sulla carta, l’uomo aveva tutte le credenziali per poter dare alla giovane una vita dignitosa. Tuttavia poco dopo le nozze, l’uomo si rivela per quello che è: violento e alcolizzato. Rita spera che il marito si calmi con l’arrivo di un figlio. Invece dopo 16 anni e quattro figli (Fiza, oggi 17, Yeshua 15, Rabiya 13 e Eleesha 11), Yousaf continua a picchiarla.

Nel 2016 Rita decide di lasciare il marito e torna a casa dai genitori, che già faticano a mandare avanti la famiglia. A dicembre 2018 una vicina di casa, Kiran Baji, riporta ai parenti che un uomo cinese è interessato a sposare la loro figlia. Dopo giorni di dubbi sul nuovo marito, così diverso dalla cultura pakistana, alla fine i genitori vengono convinti da una frase: “Lo sposo si prenderà cura di Rita e dei figli e tutti vivranno felici in Cina”.

Il 2 gennaio 2019 Rita sposa Xin Pel Xu, alla presenza dei parenti, un amico dello sposo, un traduttore pakistano e Kiran Baji. Dopo le nozze, il marito cinese porta la moglie e i figli in un appartamento nell’area di Multan Chongi. Qui la donna scopre di non essere sola: nelle stanze vivono altri sei cinesi con le loro mogli.

Nell’appartamento Rita viene costretta ad avere rapporti sessuali non solo con il marito, ma anche con gli altri sei uomini. Viene picchiata se si rifiuta, e minacciata di essere portata alla polizia. Viene anche ricattata di dover pagare un’alta somma di denaro per lo scioglimento del contratto prematrimoniale, anche nel caso in cui sia Xin Pel Xu a voler divorziare da lei.

La donna contrae il tifo, tuttavia riesce a scappare e torna a casa. Denuncia tutto alla polizia, ma i suoi persecutori si danno alla fuga e fanno perdere le proprie tracce. Mehwish Bhatti, funzionario della British Asian Christian Association che sta seguendo il caso, lamenta: “Le ultime indagini hanno rivelato che centinaia di ragazze cristiane del Pakistan sono state costrette a matrimoni fasulli per predatori sessuali in Cina, che poi le costringono a rapporti carnali forzati o a relazioni brutali con uomini non cristiani che impediscono loro di praticare la propria fede. Alla fine le famiglie delle ragazze finiscono per incolpare se stesse della tragica scelta”.

Juliet Chowdhry, amministratrice dell’associazione, dichiara che la cosa più “straziante è vedere le famiglie alla ricerca delle figlie”, mentre la cosa “che scalda di più il cuore è il calore con cui vengono accolte le ragazze che riescono a fuggire dalle circostanze terribili in cui sono finite. Questo è un chiaro esempio del fatto che il loro matrimonio non era considerato come semplice scambio o transazione”.

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