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» 10/10/2006 12:38
cina
Rivolte sociali in aumento, mentre al Plenum si sogna "la società armoniosa"

Ogni giorno si registrano scontri con polizia ed autorità a causa di espropri delle terre, ingiustizie e violenze.



Pechino (AsiaNews) – Una serie di rivolte sociali sta scuotendo la Cina, proprio mentre nella capitale il Plenum del Comitato centrale, capeggiato da Hu Jintao, discute su come costruire una "società armoniosa". Il Plenum dovrebbe varare criteri per frenare il selvaggio sviluppo e la corruzione del modello economico cinese, che sta producendo anche tanto malcontento.

A Shenzhen, circa 200 residenti del villaggio di Gangtoucun continuano da ieri un sit-in attorno alla stazione di polizia: domandano il rilascio di uno di loro, arrestato dopo uno scontro con le forze dell'ordine. Le proteste sono iniziate dopo che il governo locale ha deciso di vendere la terra del villaggio a una ditta di telecomunicazioni, la Huawei, senza consultare la popolazione. Per affermare i loro diritti, gli abitanti da tempo cercano di costruire case sul terreno in questione, ma la polizia le distrugge. Il 2 ottobre scorso vi è stato uno scontro violento con la polizia, e uno degli abitanti è stato arrestato.

Il  5 ottobre, a Shanzhou (Henan) 30 contadini hanno attaccato una stazione di polizia e l'hanno distrutta in protesta per la morte di un giovane implicato in una rissa. La gente accusa la polizia di non essere intervenuta. Secondo fonti locali, la gente ha assediato per tre giorni la sede, hanno distrutto due auto, i computer e i mobili degli uffici, ferendo due poliziotti. La rivolta è stata sedata solo dopo l'arrivo di 200 truppe specializzate.

Lo scorso luglio 10 poliziotti sono stati feriti da una folla inferocita di 2 mila persone, che protestavano contro l'ennesimo caso di corruzione nel Liaoning. A Guiyang (Guizhou), in una delle più povere regioni della Cina, centinaia di persone hanno attaccato alcuni poliziotti e le loro auto, colpevoli di aver ferito un lavoratore migrante che si rifiutava di pagare una tassa. A Bazhong, nel Sichuan, 2 mila persone hanno attaccato i poliziotti e distrutto il loro ufficio e le auto per difendere un ragazzo di 14 anni, picchiato dalla polizia.

Nei mesi scorsi sono divenuti dei casi internazionali gli scontri e gli arresti a Taishi (Guangdong), villaggio di circa 2 mila abitanti nella provincia del Guangdong. Per mesi i contadini si sono ribellati contro la corruzione del loro capo-villaggio (eletto con la frode) e contro la requisizione e vendita illegale dei loro terreni.

Lo scorso dicembre, la polizia paramilitare ha sparato contro gli abitanti  di Dongzhou (Guangdong), uccidendo 20 persone (3, secondo la versione ufficiale). Il paese protestava per la requisizione delle loro terre.

L'11 giugno del 2005, 6 contadini sono stati uccisi e altri 100 hanno subito profonde ferite in uno scontro con centinaia di uomini armati che hanno attaccato il villaggio di Shengyou (Hebei), dove la ditta del figlio del ministro Li Peng voleva costruire una centrale elettrica requisendo i terreni ai contadini.

Le proteste sociali nascono da uno squilibrato ed ingiusto sviluppo economico: in nome dell'avanzamento industriale ed urbano, almeno 40 milioni di contadini sono stati privati della terra ed ora la maggior parte ora vive povera e senza lavoro. Circa 120 milioni di abitanti, senza impiego nelle zone rurali, sono divenuti migranti che lavorano sottopagati nelle industrie, nei ristoranti e nei cantieri edili. Sono molto richiesti come mano d'opera, in special modo nelle ricche aree costiere, ma sempre più spesso finiscono vittime di abusi da parte dei datori di lavoro. La mancanza di rispetto per la legge da parte di membri del Partito ed autorità locali porta all'esasperazione e agli scontri.

Secondo Zhou Yongkang, ministro della Pubblica sicurezza, le proteste di massa sono in aumento nel paese: nel 1994 erano 10 mila; nel 2004 sono state oltre 74 mila. Nel 2005 sono avvenute in Cina oltre 87 mila proteste pubbliche. Ogni giorno Pechino registra fra le 120 e le 230 proteste, in prevalenza nelle zone rurali, che sempre di più assumono carattere violento.


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