22/10/2019, 09.42
ARABIA SAUDITA - ISLAM
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Riyadh paga influencer per rifarsi l’immagine

Emendato l’art. 107 che impediva a uomini e donne di stare nella stessa stanza durante i consigli comunali. Da metà ottobre porte aperte all’universo rosa nell’esercito. Influencer da milioni di follower pagati per mostrare il volto “positivo” del regno. Ma non possono parlare con la stampa o rilasciare interviste. 

Riyadh (AsiaNews) - In Arabia Saudita cadono altri tabù che hanno colpito le donne nella vita pubblica e istituzionale del Paese. In questi giorni, infatti, il ministero per gli Affari rurali e municipali ha emendato un articolo dello statuto che regolamenta i consigli comunali, per permettere a uomini e donne di sedere allo stesso tavolo, nella stessa stanza. In precedenza il governo aveva aperto all’ingresso delle donne - come avviene da tempo in molte altre parti del mondo - fra le fila dell’esercito, con il ruolo di  sergente o come gruppo privato. 

Secondo quanto riferisce il quotidiano Al-Watan, in base all’art. 107 oggi abolito le donne elette nei consigli comunali [una “rivoluzione” recente, del dicembre 2015] dovevano sedere in stanze separate ed erano collegate attraverso monitor a circuito chiuso. Lo statuto introdotto dall’ex ministro Abdullatif Al-Ashaikh è stato oggi riformato dal titolare attuale del dicastero Majed Al-Gossabi, dopo una discussione durata oltre tre anni. 

Oggi uomini e donne potranno sedere assieme nella stessa stanza, partecipare a incontri, riunioni, discussioni e a tutte quelle attività legate alla carica ricoperta. Secondo i critici, la precedente norma impediva il confronto e la discussione, ostacolando di fatto l’efficacia del lavoro delle consigliere, che oggi potranno sedere in tutta libertà. 

A metà ottobre il regno wahhabita ha anche aperto le porte dell’esercito alle donne, salutando sui social come un “altro passo” verso la loro “responsabilizzazione”.

Per decenni in Arabia Saudita le donne sono state represse per il loro attivismo e a poco sono valse le tanto sbandierate “riforme” del principe ereditario Mohammad bin Salman (Mbs), fra cui la fine del divieto di guida. Altre misure draconiane come la tutela maschile restano tuttora in vigore e lo stesso principe ereditario ha di fatto imposto l’arresto di attiviste pro diritti umani di primo piano, fra le quali Loujain al-Hathloul.

Nei mesi scorsi aveva sollevato proteste la scoperta di un enorme database online chiamato “Absher”, al quale è stata affiancata una applicazione per telefoni, per impedire alle donne di fuggire. Un controllo rafforzato nell’ultimo anno, in seguito a casi che hanno conquistato la ribalta delle cronache internazionali come Rahaf Mohammed accolta in Canada o le due sorelle, scappate dopo aver rinunciato alla fede islamica. Il loro esempio sta facendo scuola.

Ad offuscare l’immagine riformista del regno e i cambiamenti voluti da Mbs vi è anche l’omicidio del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, voce critica della leadership del Paese e assassinato in modo brutale nel consolato saudita di Istanbul nell’ottobre 2018. Secondo un’inchiesta Onu il principe ereditario sarebbe fra i responsabili (quantomeno “morali”) della vicenda. Per “ripulire” l’immagine della nazione e attirare un numero crescente di turisti, Riyadh si è affidata a influencer di primo piano, anche donne, seguiti da milioni di persone in tutto il mondo. 

Ecco perché nel recente periodo si sono moltiplicate foto e immagini di giovani donne, con indosso il velo tradizionale, ritratte in alcuni fra i luoghi di maggior interesse turistico. Queste star del web vengono prelevate con elicotteri, ospitate in alberghi di lusso, accolti nei resort sul mar Rosso e guidati fra ruderi e rovine storiche, per post da migliaia di “like” e compensi da favola.

Analisti ed esperti affermano che il regno wahhabita ha investito miliardi di dollari per “rifarsi un’immagine” in Occidente e, per evitare commenti negativi, ha di fatto imposto il silenzio stampa. Come successo, riferisce il Guardian Australia, con due influencers - su circa 50 ingaggiate da Riyadh - da oltre 4,65 milioni di followers, che hanno cancellato l’intervista cinque minuti prima dell’orario previsto. Il tutto mentre permangono divieti e restrizioni come il non mostrare vicinanza in pubblico, simpatizzare con il Qatar, praticare un’altra religione che non sia l’islam o fare commenti ironici o critici verso la religione, il Paese o la sua leadership. 

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