13/01/2016, 00.00
ARABIA SAUDITA

Riyadh: arrestata la sorella di Raif Badawi, parlava su internet di diritti umani

La polizia ha fermato Samar Badawi insieme alla figlia di due anni. Dopo un interrogatorio di quattro ore l’ha condotta nel carcere di Dhaban. Secondo l’accusa, la donna gestiva il profilo social dell’attivista ed ex marito Waleed Abulkhair, in prigione per scontare una condanna di 15 anni. Attivisti: “prova schiacciante” degli abusi ai diritti umani in Arabia Saudita.

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Le autorità saudite hanno arrestato la sorella di Raif Badawi, famoso blogger e attivista pro-diritti umani del regno, condannato a 10 anni di prigione e mille frustate per aver “insultato l’islam”. Secondo quanto riferiscono fonti di Amnesty International nel Paese, Samar Badawi è stata fermata ieri; la vicenda è una “prova schiacciante”, aggiungono gli attivisti, degli abusi commessi in Arabia Saudita contro i diritti umani e il dissenso civile. Violazioni che non hanno però fermato la nomina di Riyadh a capo del Consiglio per i diritti umani all’Onu. 

Le autorità hanno fermato Samar Badawi nella mattinata di ieri a Jeddah, insieme alla figlia di soli due anni; la polizia, dopo averla interrogata per almeno quattro ore, ha disposto il trasferimento nel carcere di Dhaban. 

Dal suo account twitter Ensaf Haidar, moglie di Raif, ha spiegato che la cognata è stata arrestata per aver gestito il profilo social (@WaleedAbulkhair) dell’ex marito - e attivista di primo piano - Waleed Abulkhair. L’uomo si trova al momento in prigione, dove sta scontando una condanna a 15 anni. 

I gruppi per i diritti umani nel Paese condannano il fermo della sorella di Raif Badawi, Samar, che rappresenta “l’ultimo esempio del disprezzo dell’Arabia Saudita per i diritti umani” e la “prova schiacciante” della volontà delle autorità di “reprimere ogni forma di dissenso pacifico”. 

Per quattro anni il 31enne Badawi ha gestito il Liberal Saudi Network, un sito che incoraggiava il dibattito su internet delle questioni più importanti di attualità, di politica e religione. È stato arrestato nel 2012 e condannato in primo grado a sette anni di galera e a 600 frustate. Tuttavia, i giudici della Corte di appello hanno ritenuto troppo lieve la sentenza e hanno comminato 1000 frustate, 10 anni di carcere e una multa di 193mila euro. Il verdetto è stato confermato nel giugno 2015 dalla Corte suprema saudita, che lo ha punito per aver creato un blog “liberale” – poi chiuso – e aver “insultato l’islam usando i media elettronici”. 

Il blogger ha ricevuto le prime 50 frustate nel gennaio scorso. Nel 2015 Raif Badawi ha ricevuto due importanti riconoscimenti per la sua azione a favore della libertà di pensiero: il Pen Pinter Prize per “la semplicità degli obiettivi liberali” e il premio Sakharov, l’equivalente europeo del Nobel per la pace. Ensaf Haidar ha annunciato che sarà presente alla cerimonia di premiazione del Sakharov 2015, che si terrà a Strasburgo il 16 dicembre.

L’Arabia Saudita applica una versione rigorosa della legge islamica (sharia) e non tollera alcuna forma di dissenso politico. Nel regno vi è una larga diffusione di internet ed è uno dei Paesi della regione mediorientale in cui vi è il maggior uso dei social network fra cui Facebook e Twitter. Tuttavia, le autorità reprimono con forza anche il minimo tentativo di critica o di richiesta di cambiamento sociale. 

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