07/01/2013, 00.00
SRI LANKA – ARABIA SAUDITA
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Rizana Nafeek, “imminente” la sua esecuzione nelle prigioni saudite

di Melani Manel Perera
Lo denuncia l’Asian Human Rights Commission (Ahrc). Appello al governo dello Sri Lanka perché rinnovi gli sforzi diplomatici. La giovane è nel braccio della morte dal 2007. Per la sua liberazione, è fondamentale ottenere il perdono dei genitori del neonato che Rizana avrebbe ucciso.

Colombo (AsiaNews) - Rizana Nafeek può essere giustiziata "da un momento all'altro". È la denuncia dell'Asian Human Rights Commission (Ahrc), che invoca l'intervento della comunità internazionale per chiedere all'Arabia saudita di concedere la grazia alla musulmana srilankese, condannata a morte per il presunto omicidio di un neonato. Citando Kifaya Iftekhar, un musulmano che segue da vicino la vicenda, l'Ahrc definisce "imminente" l'esecuzione della giovane, e invita il governo dello Sri Lanka a "rinnovare gli sforzi diplomatici" per salvarle la vita.

Originaria di una famiglia molto povera, Rizana arriva in Arabia saudita nel 2005, a soli 17 anni (con passaporto falso), per lavorare come cameriera. Il bambino della famiglia dove è assunta muore mentre lei presta servizio. Rizana è accusata di omicidio e condannata a morte con un processo-farsa, basato su una confessione firmata senza che ne conoscesse il contenuto, perché scritto in arabo, lingua a lei sconosciuta. Dal 2007, è nel braccio della morte.

Di recente, sembrava che la vicenda di Rizana fosse giunta a un positivo punto di svolta, grazie ad alcune dichiarazioni fatte dal principe ereditario del Regno. Tuttavia, l'Ahrc smentisce questa possibilità, specificando che le autorità saudite avrebbero "avvisato il governo dello Sri Lanka" della vicina esecuzione.

Per diversi mesi Colombo si è battuta per il rilascio di Rizana Nafeek, definendolo sempre "vicino". Tuttavia, secondo l'organizzazione umanitaria, l'esecutivo del presidente Mahinda Rajapaksa avrebbe rilasciato tali dichiarazioni per sedare gli animi e tranquillizzare quanti si battono per la liberazione della ragazza. In realtà, spiega l'Ahrc, "il governo non ha potuto condurre trattive diplomatiche con la famiglia del neonato, che ha il potere di concedere il perdono a Rizana. Di solito, tale perdono si ottiene pagando, o sperando nella compassione della famiglia". 

 

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