01/08/2016, 11.11
MALAYSIA
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Sabah, la Chiesa evangelica del Borneo si oppone all’introduzione della sharia

di Joseph Masilamany

Il reverendo Jerry Dusing, leader della “Sidang Injil Borneo” ha definito la proposta incompatibile con la Costituzione. Egli promette che i cristiani si difenderanno “da qualunque tentativo di introdurre la legge islamica, l’ingiustizia e l’estremismo”. Lo Stato di Sabah è per tradizione pluralista e pacifico. I cristiani sono il 26% della popolazione.

 

Kota Kinabalu (AsiaNews) – Difenderemo i nostri confini “da qualunque tentativo fatto da chiunque di approvare la legge della sharia in questo Stato”. Il reverendo Jerry Dusing, leader della Chiesa evangelica del Borneo (Sidang Injil Borneo, Sib) si è espresso così commentando la volontà di alcuni partiti politici di imporre le regole islamiche a tutta la popolazione del Sabah (nord del Borneo).

Secondo i dati aggiornato nel 2010, i cristiani a Sabah sono 853,726 (il 26,6% della popolazione). I musulmani sono il 65,4% del totale.

Il leader evangelico ha definito la proposta incompatibile con il Malaysian Agreement [atto che nel 1963 ha unito Nord Borneo e Sarawak alla federazione di Malaya, dando vita alla Malaysia ndr]. Esso definisce la Malaysia i suoi Stati federali come laici: “Questo – continua Dunsing – è stato assicurato a tutti gli abitanti di Sabah e riconosciuto a livello internazionale anche dalla Gran Bretagna e da Singapore, che hanno partecipato all’accordo”.

Inoltre, ha aggiunto, “la sharia non funzionerà a Sabah, che è per natura pluralista. Ci guarderemo da ogni ingiustizia, iniquità ed estremismo”. Secondo Dusing Sabah ha sempre accolto con gioia l’armonia tra diverse comunità senza tensioni di ordine religioso, anche se ora i cristiani vivono col timore che i loro luoghi di culto siano confiscati.

Prima dello Stato di Sabah, anche in quello di Kelantan la comunità musulmana ha chiesto l’introduzione della sharia, ottenendo l’opposizione delle minoranze. La proposta di inserire l’hudud (la punizione secondo la sharia) è arrivata dal Partai Islam Se-Malaysia (Pas), partito islamico del Paese. Lo scorso maggio la coalizione al governo (National Front) ha accettato di portare la discussione in parlamento. Il provvedimento introdurrebbe misure come la lapidazione delle adultere e l’amputazione della mano ai ladri.

A fine giugno Abdul Rhaman Osman, capo mufti dello Stato di Pahang, che ha definito “kafir harbi” ogni cittadino non-musulmano e coloro che si oppongono all’inserimento della sharia nel sistema legale. Il termine indica i non credenti nel Corano e i nemici dell’islam, che per questo meritano la morte. Il vescovo emerito mons. Paul Tan ha definito questa dichiarazione “una minaccia alla sicurezza nazionale”.

Il reverendo Jerry Dusing si batte da tempo anche per ottenere il permesso per le lingue tribali Bahasa Malaysia (usata dai cristiani di Sabah e Serawak) e Bahasa Indonesia di usare la parola “Allah” per riferirsi a Dio nelle loro traduzioni della Bibbia. A gennaio 2015 il tribunale federale ha respinto il ricorso dei cattolici sull'uso della parola.

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