01/04/2021, 12.47
PALESTINA - ISRAELE
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Sabella: la lista Barghouti porterà ‘vigore e rinnovamento’ ai palestinesi

Il “Nelson Mandela” palestinese e il nipote di Arafat uniti per un cambiamento. Una svolta in vista delle elezioni politiche di maggio e presidenziali di luglio, a fronte di voci che ipotizzano un rinvio. Leader cattolico: Barghouti uomo di rottura rispetto alle politiche impresse da Ramallah in questi anni. Serve una svolta per superare anni di stallo.

Gerusalemme (AsiaNews) - Un leader dell’intifada che “viene da lontano” ed è considerato un elemento di rottura rispetto ”alle politiche impresse da Ramallah in questi anni”, che hanno suscitato più di un malumore e perplessità fra i palestinesi. Così il professor Bernard Sabella, già rappresentante di Fatah e segretario esecutivo del servizio ai rifugiati palestinesi del Consiglio delle Chiese del Medio oriente, commenta ad AsiaNews la notizia di una lista personale di Marwan Barghouti alle prossime elezioni. L’unione fra Barghouti e Nasser Qudwa, nipote di Yasser Arafat, porterà “un rinnovamento” e potranno “rinvigorire con la loro lista il processo politico interno”. 

Sabella definisce Barghouti “un leader molto popolare” che “non è stato espulso da Fatah” ma con la propria scelta potrebbe favorire “lo sblocco di una situazione di stallo” che perdura da troppo tempo. “Dalle elezioni del 2006 si è assistito a una sorta di impasse del sistema politico - osserva il leader cristiano - mentre ora qualcosa potrebbe cambiare. Al voto si sono presentate già 28 liste, ma potrebbero essere di più. Di queste 13 hanno ricevuto l’approvazione e 15 sono in attesa. Fra queste solo cinque hanno reali possibilità di vittoria e di conquistare qualche seggio” all’assemblea.

Il leader palestinese Marwan Barghouti, imprigionato nelle carceri israeliane, ha registrato una propria lista che concorrerà alle elezioni politiche (22 maggio) e presidenziali (31 luglio) palestinesi, salvo un rinvio dell’ultimo minuto. Un duro colpo per il presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas e Fatah, che rischiano di perdere consenso a favore dei rivali di Hamas. La moglie di Bargouthi, Fadwa, ha raccolto le firme e registrato la lista nelle mani della Commissione elettorale a poche ore dalla chiusura per la presentazione dei candidati.

Analisti e sondaggi confermano che il neonato movimento potrebbe raccogliere consensi all’interno del bacino elettorale di Fatah, per questo non si esclude un rinvio (o la cancellazione) del voto, il primo da 15 anni a questa parte. “Ma è una ipotesi poco probabile - afferma Sabella - visto che il 65% delle persone ritengono che si svolgeranno con regolarità. Ho letto voci che ipotizzavano uno slittamento, ma una simile decisione finirebbe per provocare grande scontento. La gente vuole è pronta per votare e dubito che Fatah potrà conquistare 45 seggi come la scorsa volta”.

Definito da molti il “Nelson Mandela palestinese”, il 61enne Barghouti è considerato uno dei leader della prima e della seconda intifada, pur avendo sostenuto per molto tempo il processo di pace israele-palestinese, fonte di disillusione per i suoi esiti negativi. Le autorità israeliane lo hanno processato e condannato nel 2004 con l’accusa di essere un terrorista, responsabile di vari attacchi contro militari e civili. Condannato a cinque ergastoli, egli è in carcere da 19 anni ma si è sempre rifiutato di difendersi definendo illegittimo tanto il tribunale quanto il processo. Leader carismatico, egli è considerato un rivoluzionario libero dalla corruzione che mina l’Autorità palestinese o invischiato nelle rivalità contrapposte fra Hamas e Fatah. Secondo un sondaggio sarebbe il principale candidato alla vittoria alle presidenziali, battendo Abbas e Ismail Haniyeh.

“Con tutta probabilità - sottolinea Sabella - Marwan e Nasser avranno il numero di seggi necessari per contribuire con idee e proposte a un possibile, quanto auspicabile cambiamento. Siamo stanchi dello stallo: il mondo intero è occupato in altre faccende, dal Covid alle crisi politiche ed economiche, quindi spetta a noi palestinesi guardare e operare per un rinnovamento del sistema politico, mettendo fine alle disparità e lavorando per l’istruzione, lo sviluppo”. 

Il problema di fondo, prosegue il leader cristiano, “non è Abbas ma il sistema stesso che si è formato. Non possiamo più ragionare con idee, politiche e slogan del secolo scorso che non sono più applicabili, ma dobbiamo guardare avanti”. “Abbiamo dimenticato - conclude - per troppo tempo i nostri diritti, ma oggi vi sono motivi validi per essere ottimisti e pensare a un cambiamento, anche grazie a una collaborazione che non escludo fra una parte di Fatah e Barghouti“. 

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