08/06/2016, 13.07
MYANMAR
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Sacerdote birmano: La mia Chiesa in Myanmar. C’è qualche speranza con il nuovo governo

P. Leo Kyaw Win è direttore spirituale del seminario di Taunggyi, uno dei maggiori del Paese. AsiaNews lo ha incontrato a Roma, dove si trova per un corso di aggiornamento. La conversione dei suoi genitori, il lavoro del seminario e quello a favore dei poveri: “Sono evidenti i segnali di cambiamento rispetto ai tempi della dittatura militare. Ora possiamo celebrare le feste religiose in pubblico”.

 

Roma (AsiaNews) – Prima della vittoria di Aung San Suu Kyi alle elezioni “ogni volta che volevamo celebrare una festa religiosa dovevamo chiedere al governo, che non dava mai il permesso. Ora le cose sono diverse: siamo più liberi di commemorare in modo pubblico le nostre solennità”. P. Leo Kyaw Win, direttore spirituale del seminario di Taunggyi (est del Paese), racconta come la vita della Chiesa in Myanmar sta iniziando a beneficiare del cambiamento politico avvenuto il 30 marzo scorso. In quella data la Lega nazionale per la democrazia (Nld) ha preso il posto della giunta militare al governo. AsiaNews ha incontrato p. Win a Roma, dove si trova per un corso di aggiornamento.

Il sacerdote è nato il 9 novembre 1973: “Provengo dalla parrocchia di Nyanung Gon, nell’arcidiocesi di Yangon – racconta – e sono stato ordinato prete il 9 febbraio del 2008. I miei nonni erano buddisti e animisti, mentre miei genitori sono diventati cattolici. Mio padre ha cambiato religione quando ha capito che gli spiriti in cui credeva mio nonno non potevano proteggerlo: mio nonno è morto affogato in un fiume, di ritorno da un sacrificio rituale”.

Il seminario di Taunggyi e la vita della Chiesa

 Dopo anni di lavoro come parroco e un viaggio di studio nelle Filippine, p. Win viene nominato direttore spirituale del seminario maggiore di Taunggyi, uno dei più grandi del Paese: “Sono incaricato di seguire il percorso di tutti i seminaristi. Parlo con loro una volta al mese, essi mi raccontano le loro difficoltà e io li guido”.

“L’età dei seminaristi – racconta il sacerdote – va da 23 a 35 anni. Al momento sono in 59. Il seminario di Taunggyi è quello dove si trova l’Istituto di spiritualità, che tutti i seminaristi del Paese devono frequentare per almeno un anno. A Pyin Oo Lwin, invece, c’è l’Istituto di filosofia dove studiano due anni, mentre nel seminario di Yangon si studia teologia”. Questi tre seminari messi insieme contano per più di 350 aspiranti sacerdoti.

Oltre allo studio, la vita dei seminaristi è scandita dal lavoro pastorale: ogni fine settimana si recano nelle parrocchie per insegnare catechismo ai ragazzi. Nella diocesi, racconta p. Win, la situazione della popolazione è molto difficile, soprattutto quella della minoranza cattolica: “Le famiglie sono molto povere e a volte non hanno nulla da mangiare, per non parlare della scarsa educazione. Abbiamo però diverse ogn e congregazioni religiose che lavorano per la gente insieme alla Caritas, procurando cibo e medicinali”. Durante il governo della giunta militare, ricorda il sacerdote, la Chiesa non poteva intervenire in modo diretto a favore del popolo, ma “ora abbiamo più libertà”.

Pur essendo una piccola comunità – i cattolici in Myanmar sono 700mila, l’1% della popolazione – la Chiesa cresce a ritmo costante: “Nella mia diocesi – afferma p. Win – battezziamo ogni anno almeno 100 persone”.

Le nuove speranze e la questione educativa

Dopo la sconfitta del militari alle ultime elezioni, secondo il sacerdote sono già apparsi i primi segni di cambiamento: “Prima gli assembramenti pubblici non erano permessi, nemmeno quelli a scopo religioso. Ora abbiamo più autorizzazioni per celebrare le nostre feste, anche se la libertà religiosa subisce ancora qualche limitazione”. Ad esempio, “se sei cristiano non puoi trovare una buona posizione di lavoro nello Stato. Inoltre dobbiamo essere molto prudenti e stare attenti a non offendere la maggioranza buddista o le altre religioni. Le cose però stanno cambiando: abbiamo un vice presidente cristiano e stiamo assaggiando per la prima volta il sapore della democrazia”.

Negli anni passati sotto il governo dello Union Solidarity and Development Party, partito emanazione della giunta, l’attività della Chiesa è stata impedita in particolar modo nell’ambito educativo: “Già negli anni ‘60 – racconta p. Win – i militari hanno nazionalizzato tutte le scuole che erano gestite dalla Chiesa o da congregazioni religiose. Inoltre il governo ci ha impedito per anni di allargare il seminario, troppo piccolo per contenere tutti i seminaristi. Una volta abbiamo costruito un’ala nuova, ma i militari l’hanno subito occupata. Speriamo che nei prossimi mesi il nuovo governo inizi a restituire le proprietà della Chiesa, sarebbe un enorme passo in avanti per la pace e la prosperità del Myanmar”.

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