07/08/2019, 11.39
EGITTO
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Sacerdote egiziano: chiese legalizzate passo ‘positivo’. Resta l’allerta sicurezza

In questi giorni le autorità hanno condonato altri 88 luoghi di culto (copti) costruiti in passato senza i permessi. Ad oggi superata “quota 2 mila” chiese riconosciute “di tutte le denominazioni cristiane”. Dopo l’attacco al Cairo del 4 agosto torna attuale il tema delle violenze. P. Rafic: “Pregate per noi”.

Il Cairo (AsiaNews) - Il provvedimento governativo “è solo l’ultimo di una serie” che ha già permesso di “sanare diversi luoghi di culto” in passato. Ad oggi abbiamo superato “la quota di 2 mila chiese di tutte le denominazioni cristiane”, a conferma che la legge continua a essere applicata. È quanto afferma ad AsiaNews p. Rafic Greiche, presidente del Comitato dei media del Consiglio delle Chiese d’Egitto, commentando la “legalizzazione” di altre 88 chiese copte, costruite in precedenza senza i necessari permessi. “Anche questo - aggiunge il sacerdote - è un passo positivo per noi e per tutto il Paese”. 

Nei giorni scorsi Nader Saad, portavoce del governo egiziano, ha confermato l’entrata in vigore delle decisioni prese dal Comitato direttivo dello scorso primo luglio. All’epoca, le autorità avevano approvato la legalizzazione di 88 chiese e di un edificio sussidiario. Saad ha inoltre aggiunto che i luoghi di culto oggetto del condono rispettano gli standard di sicurezza e protezione.

Le chiese oggetto della valutazione del comitato governativo sono quelle realizzate in precedenza all’entrata in vigore della nuova normativa sui luoghi di culto cristiani del 2016, che per prima ha garantito regole specifiche per la costruzione. All’epoca dell’entrata in vigore, alcuni credevano che la legge avrebbe reso più facile per i cristiani rinnovare le chiese, mentre i critici temevano che potesse dare troppo potere ai governi locali per negare i permessi.

Fra i principali sostenitori della nuova legge che legalizza i luoghi di culto cristiani vi è il presidente Abdel-Fattah al-Sisi. Il capo di Stato ha fatto della libertà religiosa e della difesa dei cristiani uno degli slogan della campagna elettorale che, lo scorso anno, lo ha visto conquistare un secondo mandato alla guida del Paese dei faraoni. 

In passato molte chiese e case di preghiera erano realizzate in modo spontaneo, senza i permessi necessari, difficili da ottenere. E ancora oggi alcuni di questi luoghi di culto fungono da pretesto usato da gruppi radicali islamici per fomentare violenze o sferrare attacchi. Il provvedimento di legalizzazione giunge in un periodo di particolare “devozione” per i cristiani egiziani, come spiega p. Rafic: “Siamo in un periodo di digiuno, in preparazione alla festa dell’Assunta che per noi ha un significato particolare. Chiediamo anche a voi, in Occidente, di unirvi e pregare per noi, per la pace e la nostra sicurezza”. 

Un richiamo, quello alla sicurezza, più che mai attuale dopo l’attentato del 4 agosto scorso davanti all’Ospedale oncologico della capitale: una vettura, dopo essere fuggita a un controllo della polizia, si è lanciata contromano verso altre vetture parcheggiate davanti all’edificio, provocando la morte di almeno 20 persone.

“La macchina era imbottita di esplosivo - racconta p. Rafic - e con tutta probabilità l’obiettivo dell’attentato non era l’ospedale. Lì ha colpito, solo perché intercettata dalla polizia”. “Gli attentati possono sempre succedere - conclude il sacerdote - sono un elemento della nostra quotidianità e dobbiamo convivere con questo. E i cristiani, come la polizia e gli uomini dell’esercito, sono uno dei bersagli preferiti dagli attentatori”.

In una nazione di quasi 95 milioni di persone a larga maggioranza musulmana, i cristiani [soprattutto copti ortodossi] sono una minoranza consistente pari al 10% circa del totale. Fra il 2016 e il 2017 il Paese ha registrato una serie di attentati sanguinosi, che hanno coinvolto la stessa comunità cristiana. In relazione agli attacchi, a metà ottobre un tribunale militare ha condannato a morte 17 persone; tuttavia, il pugno di ferro delle autorità non è però servito a fermare attacchi e violenze. 

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