05/11/2009, 00.00
PAKISTAN
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Sacerdote pakistano: blasfemia colpisce le minoranze e “islamizza” il Paese

P. Bonnie Mendes: i talebani vogliono distruggere la democrazia e diffondere l’ideologia fondamentalista. Una frangia della politica combatte l’estremismo, ma “manca l’unità di intenti”. Nel clima di paura, i cristiani invitati a essere più forti.
Roma (AsiaNews) – La legge sulla blasfemia è il “mezzo” utilizzato dai fondamentalisti per colpire “le minoranze del Paese e chi non si assoggetta al loro volere”. È quanto afferma ad AsiaNews padre Bonnie Mendes, sacerdote e attivista per i diritti umani, in questi giorni in Italia per il suo incarico di coordinatore Caritas per l’Asia. Il sacerdote denuncia un “disegno preciso: attaccare quando e dove è possibile, con l’obiettivo di islamizzare il Pakistan”.
 
La scorsa settimana AsiaNews ha lanciato una campagna di sensibilizzazione contro la legge sulla Blasfemia, che punisce con l’ergastolo o la pena di morte chi profana il Corano o dissacra il nome del profeta Maometto. Padre Mendes, settantenne e profondo conoscitore della storia pakistana, conferma la diffusione dell’ideologia fondamentalista nel Paese. Egli ricorda le parole pronunciate da Sufi Muhammad, guida spirituale del movimento Tahrik-e-Nifaz Shariat Muhammadi (Tnsm), nei mesi scorsi: l’obiettivo è “distruggere la democrazia nel mondo”. “L’estremismo – afferma – non è solo un problema del governo pakistano; questa ideologia deve essere affrontata in un contesto globale”.
 
Una parte della popolazione – attorno al 25% - simpatizza per i talebani, che hanno “infiltrazioni nell’esercito e in alcune frange della politica”. “Essi incutono timore a causa delle continue violenze” che colpiscono anche il cuore delle città, gli uffici amministrativi, le caserme della polizia, la gente comune. Il sacerdote aggiunge che “qualcuno all’interno dell’esecutivo vuole cambiare la situazione, ma manca un’unità di intenti”.
 
P. Mendes, ex segretario esecutivo della Commissione nazionale di Giustizia e Pace (Ncjp) della Chiesa cattolica pakistana, non risparmia nemmeno i tribunali, chiamati a giudicare sui casi di blasfemia. “Un primo problema è rappresentato dalla corruzione dilagante – spiega – e il governo non ha la forza di estirparla. Nei casi di blasfemia, poi, i giudici sono in maggioranza musulmani e, temendo per la propria incolumità, non hanno la forza di osteggiare in modo aperto l’applicazione della norma”.
 
Tuttavia emergono anche piccoli segnali di speranza. Una parte della classe politica “desidera il cambiamento” e comincia a emergere “un coro di voci contro la legge sulla blasfemia anche fra le personalità del mondo musulmano”. “Per la prima volta – afferma – una parte del Paese vuole lottare contro leggi discriminatorie; anche la popolazione ha capito che è importante combattere i talebani”.
 
Il sacerdote, infine, pur confermando “il clima di paura” nel quale vive la minoranza cristiana, invita i fedeli e la Chiesa stessa a “fare di più per affrontare le sfide quotidiane”: le persecuzioni, la povertà, la necessità di contribuire al progresso del Pakistan. “È importante – conclude P. Mendes – che emergano giornalisti, intellettuali, personalità cristiane forti, che abbiano coscienza della loro missione a livello nazionale e siano in grado di far sentire la loro voce”.(DS)
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