01/04/2015, 00.00
VIETNAM
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Saigon, migliaia di operai in sciopero contro le norme governative sull’assicurazione sociale

Teatro della protesta un calzaturificio vietnamita di proprietà cinese a Ho Chi Minh City. I lavoratori contro la legge voluta da Hanoi, che modifica le disposizioni in materia di assicurazione sociale. Per l’esecutivo essa porta “benefici nel lungo periodo”. Gli operai denunciano la distrazione dei fondi. Avvocato vietnamita: oggi maggiore consapevolezza fra i lavoratori.

Ho Chi Minh City (AsiaNews) - Da giorni migliaia di operai del tessile nel sud del Vietnam, dipendenti di un’azienda di proprietà cinese, sono in sciopero contro una nuova legge governativa, che regola l’assicurazione sociale nei casi di malattia, infortunio, invalidità, disoccupazione. Le manifestazioni di piazza e le proteste dei lavoratori sono un evento raro nel Paese asiatico, dove il governo, un tempo ispirato agli idelai comunisti, è ora impegnato nel divenire una nuova "tigre" capitalista. Come prima col comunismo, anche ora esso esercita uno stretto controllo sulle attività dei cittadini, sulle religioni e sulle attività sindacali.

A promuovere la protesta iniziata il 26 marzo scorso i dipendenti della Pou Yuen Vietnam, calzaturificio che serve noti marchi internazionali fra cui Adidas, Nike, Converse e Reebok e situato nel parco industriale di Tan Tao, alla periferia di Ho Chi Minh City. Almeno 90mila gli operai che hanno aderito alle manifestazioni contro la norma voluta dall’esecutivo, che impedisce ai lavoratori di ricevere un pagamento forfettario dell’assicurazione, in caso di cessazione del rapporto. 

L’azienda avrebbe anche distratto negli ultimi tre mesi il denaro prelevato dallo stipendio dei lavoratori per le coperture assicurative, usandolo per scopi personali invece di depositarlo nelle casse dell’agenzia di Stato. 

Fonti locali citate da Radio Free Asia (Rfa) riferiscono che, per tutta la giornata di ieri, migliaia di persone hanno protestato all’interno e all’esterno della fabbrica, rifiutandosi in tutti i modi di tornare al lavoro. L’avvocato Le Thi Cong Nhan, del movimento Viet Labor (non riconosciuto dal governo), definisce la nuova norma - in vigore dal primo gennaio 2016 - “un passo indietro nei diritti dei lavoratori”. 

In passato i lavoratori potevano scegliere se ricevere la somma una tantum, a conclusione di un rapporto di lavoro, o aspettare l’età della pensione. Hanoi ha di fatto bloccato la possibilità di scegliere, spiega il legale, e questo è contrario ai suoi diritti perché “solo i lavoratori possono sapere cosa sia meglio per loro”. 

Per molti lavoratori il fatto che la legge imponga di attendere l’età della pensione (60 anni per gli uomini, 55 per le donne) per ricevere gli indennizzi assicurativi mostra che il governo ha usato questi fondi per investimenti sbagliati. E ora cerca di prendere tempo per recuperare il capitale. Diversa l’opinione del ministro vietnamita del Lavoro Le Bach Hong, secondo cui gli operai protestano perché non hanno capito la legge, la quale assicura invece “benefici nel lungo periodo”. 

Scioperi e proteste dei lavoratori sono un evento raro in Vietnam, nazione guidata dal partito unico comunista che è solito usare il pugno di ferro contro le proteste. Particolare attenzione viene dedicata al settore del tessile, dove vi è una forte rivalità con la Cina e la Cambogia. Tuttavia, come conferma l’avvocato Nhan negli ultimi anni sono cresciuti il livello di consapevolezza e attenzione dei lavoratori, che non hanno paura di scioperare e protestare per far valere i propri diritti. 

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