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» 10/01/2012 11:54
INDIA
Sajan George: Fermare subito le violenze anticristiane in Orissa
di Nirmala Carvalho
Nella serata di ieri, duplice arresto per due leader cristiani, accusati di legami con i maoisti e proselitismo. Solo nel 2011, tre pastori sono stati assassinati. Il Global Council of Indian Christians (Gcic) lancia un appello al chief minister dello Stato: “Il Kandhamal è il regno della persecuzione anticristiana in India”.

Mumbai (AsiaNews) – “Il chief minister dell’Orissa deve intervenire e fermare le violenze continue contro i cristiani innocenti del distretto di Kandhamal, che tutto il mondo ormai percepisce come il regno della persecuzione anticristiana in India”. È l’appello di Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), dopo l’arresto di due personalità cristiane, avvenuto ieri sera in zone diverse del distretto di Kandhamal. Inoltre, il Gcic ha ricordato tre omicidi contro leader cristiani avvenuti solo nel 2011, nei quali la polizia ha cercato di nascondere la verità.

Ieri, alle 4,30 del mattino (ora locale), la polizia di Baliguda ha fermato Junus Pradhan, presidente dell’ong Christians Jana Kalyan Samaj, con l’accusa di legami con i nassaliti (maoisti) locali. Qualche ora prima, la polizia di Raikia aveva arrestato il pastore Sukadeb Digal, della Chiesa battista di Danekbadi, per presunta attività di proselitismo e conversioni forzate di indù.

Dei tre assassinii citati dal presidente del Gcic, il più recente è quello dell’attivista cristiano Rabindra Parichha, morto dissanguato dopo che sconosciuti gli hanno tagliato la gola il 15 dicembre 2011. Al momento del ritrovamento, avvenuto nella città di Bhanjanagar, il corpo riportava anche un colpo di pistola all’addome.

Il pastore Saul Pradhan è stato invece il primo cristiano ucciso nel 2011 (il 10 gennaio scorso). Secondo la ricostruzione della polizia di Raikia, l’uomo sarebbe morto assiderato per aver dormito di fuori al freddo, dopo aver consumato una dose eccessiva di alcol.

Il 26 luglio scorso, un altro omicidio ha scosso la comunità cristiana del Kandhamal. Il corpo del pastore Micael Digal era stato trovato in evidente stato di decomposizione vicino a Mdikia (Baliguda). In un primo momento, la polizia locale aveva bollato il caso come “accidentale”, in seguito a una caduta dalla bicicletta. Grazie alle pressioni del Gcic, gli inquirenti hanno proseguito le indagini e hanno ammesso la morte per omicidio, probabilmente per motivi di vendetta da parte di radicali indù. Digal infatti aveva testimoniato in tribunale in un caso di violenza avvenuto durante i pogrom anticristiani del 2008. (v. 28/07/2011, "Kandhamal, leader cristiano trovato morto. Sajan George accusa gli estremisti indù" e 29/07/2011, "Un radicale indù uccide un cristiano: ha testimoniato nei pogrom di Kandhamal")

“La tragedia vera – ribadisce Sajan George – è l’assoluta mancanza di giustizia in casi simili. Né le forze dell’ordine, né le istituzioni prendono provvedimenti per fermare il clima di intolleranza e impunità creato dai nazionalisti indù. A Natale, molti cristiani hanno avuto paura che potesse accadergli qualcosa”.
 

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