24/01/2008, 00.00
INDIA – FRANCIA
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Sarkozy non potrà premiare la scrittrice Nasreem, nel mirino del fondamentalismo

di Nirmala Carvalho
New Delhi ha chiesto a Parigi di non consegnare sul suolo indiano il prestigioso premio “Simone de Beauvoir” alla scrittrice bengalese, da anni nel mirino dei fondamentalisti islamici per il suo impegno a favore delle donne.
New Delhi (AsiaNews) – Il governo indiano ha impedito alla controparte francese di onorare con un prestigioso premio letterario la scrittrice bengalese Taslima Nasreen, rifugiata in India, al centro di aspre polemiche con la comunità musulmana. Il presidente francese Sarzoky, in visita ufficiale a New Delhi per le celebrazioni della Festa della Repubblica indiana, avrebbe dovuto consegnare di persona il premio alla coraggiosa scrittrice, nel mirino dei fondamentalisti islamici per il suo impegno a favore delle donne.
 
Il premio “Simone de Beauvoir” è stato assegnato alla Nasreen il 9 gennaio scorso: la cerimonia di premiazione si sarebbe dovuta svolgere il giorno stesso – il centesimo anniversario della nascita – ma è stata spostata a data da destinarsi. Parigi non ha obiettato al rifiuto indiano: un funzionario francese, anonimo, dice: “Capiamo i problemi, e non abbiamo obiezioni a darle il premio in qualunque parte del mondo”.
 
Lo scorso agosto, la scrittrice è stata attaccata da una folla di manifestanti all'uscita del club della stampa di Bangalore dopo il lancio di uno dei suoi libri, Shodh (Vendetta) scritti nella lingua locale, il telugo. Dopo un editoriale su un settimanale a favore dei diritti delle donne, un gruppo musulmano indiano ha messo sulla sua testa una taglia di 500mila rupie.
 
Nasreen, che ha 46 anni e una laurea in medicina, ha abbandonato il suo Paese negli anni ’90 dopo la fatwa contro il libro "Vergogna" (in bengalese "Lajja") e si è rifugiata in Europa. Le sue opere sono bandite in Bangladesh. Da tre anni ha ottenuto l’ospitalità e la protezione dell'India e si è stabilita a Calcutta che considera una seconda casa. Ha anche chiesto la cittadinanza indiana, che tuttavia le è stata rifiutata per le pressioni dei gruppi musulmani indiani. Il suo visto è stato rinnovato fino al 17 febbraio, ma dopo quella data il suo futuro è incerto.
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