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  • » 09/02/2010, 00.00

    CINA

    Scuole “per migranti” demolite, bambini costretti a lasciare Pechino



    Pechino e altre grandi città vogliono demolire interi quartieri, per ricostruirli moderni. Ma così demoliscono anche le economiche scuole per i figli dei migranti, esclusi dall’istruzione pubblica gratuita. Molti bambini rischiano di non poter tornare coi genitori nelle grandi città.

    Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Con il Nuovo anno lunare, Pechino e altre grandi città vogliono demolire centinaia di scuole “abusive” dove studiano milioni di figli di migranti. Questi bambini rischiano di non avere più dove studiare e di dover restare nel loro villaggio rurale, affidati a nonni e parenti, se il governo continuerà a “ignorare” la loro presenza nelle grandi città.

    La scuola Yuying, nel villaggio di Shangezhuang, distretto Chaoyang a Pechino, ospita circa 400 scolari, figli di migranti, per un costo di circa 1.200 yuan l’anno ciascuno. I lavoratori migranti non possono prendere la residenza a Pechino, per non perderla nel loro villaggio, necessaria per il diritto alla casa e al terreno agricolo. Per cui i loro figli non hanno diritto all’istruzione gratuita a Pechino. Nella capitale, come nelle altre grandi città, sono sorte centinaia di scuole per migranti, che assicurano un’istruzione per un costo sostenibile. Ma quasi tutte queste scuole sono “illegali”, non hanno mai ottenuto l’autorizzazione pubblica, anche se l’hanno richiesta da tempo.

    Ora Pechino vuole demolire i vecchi insediamenti dei sobborghi, una serie di villaggi inglobati dall’espansione della città, e realizzare quartieri moderni.

    Dati ufficiosi parlano di circa 300 scuole simili a Pechino, di cui solo 70 sono autorizzate. Secondo le statistiche ufficiali, circa 150 milioni di migranti sono andati nelle grandi città dell’est in cerca di lavoro, lasciando a casa 58 milioni di bambini, affidati a nonni, parenti, vicini di casa. Circa 18 milioni di bambini sono invece potuti andare coi genitori, o sono nati nelle grandi città dell’est. Ma non sono registrati come residenti a Pechino e non hanno diritto all’istruzione pubblica gratuita. Altre zone, come Shanghai e il Guangdong, stanno cercando di integrare i migranti e, tra l’altro, hanno consentito l’accesso dei loro figli alle scuole pubbliche. Non così a Pechino, dove l’ordine di demolizione di interi quartieri e decine di scuole per migranti è arrivato appena due mesi dopo che Yuan Guiren, nuovo ministro per l’Istruzione, ha indicato di volere eliminare le gravi disparità per l’accesso all’istruzione, specie per il grande divario città/campagna.

    L’attivista per i diritti umani Liu Wenhua, direttore di Friends of New Citizens, spiega al South China Morning Post che la demolizione di questi sobborghi, a Pechino e altrove, non vuole colpire le famiglie migranti. Ma nessuno si cura dei loro diritti. Liu osserva che il governo municipale stima che nel distretto di Chaoyang dovranno essere sfollati e rialloggiati circa 200mila residenti; ma non sono stati considerati circa un milione di migranti non residenti.

    Yang Shujiu ha aperto la scuola Yuying nel settembre 2002, con un investimento iniziale di 250mila yuan. La gran parte dei genitori dei suoi 400 scolari lavora in un vicino mercato di oggetti usati. Egli aveva già creato una scuola per 800 bambini migranti, nel 1989 nel distretto Haidian a Pechino. Poi fu demolita per realizzare le infrastrutture per le Universiadi del 2001.

    Yang dice che è tempestato di telefonate dai genitori degli scolari, che hanno finito in questi giorni il primo semestre e si chiedono dove potranno fare il secondo semestre. Egli si dice pronto a ricominciare, ad aprire una nuova scuola. Ma non può farlo se il governo non gli riconosce alcun indennizzo e il governo non riconosce indennità a scuole non autorizzate.

    Molti di questi bambini, tornati nel villaggio rurale per il Nuovo anno, rischiano di non poter tornare a Pechino, senza una scuola dove andare.

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