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» 07/01/2009 15:59
CINA
Secondo Xinhua nel 2009 ci saranno più disoccupati e più rivolte sociali
Con la chiusura di fabbriche crescono i licenziamenti di lavoratori migranti. Disoccupazione anche fra i neo-laureati e i giovani al primo impiego. Si calcola che nel 2009 Pechino deve trovare lavoro ad almeno 33 milioni di persone.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Nel 2009 la Cina dovrà affrontare sempre più proteste e rivolte, dato che aumentano i disoccupati e gli scontenti. Secondo diversi analisti, le cifre della disoccupazione nel Paese sono molto maggiori di quelle ufficiali.

A causa della crisi economica mondiale, molte fabbriche cinesi orientate all’esportazione, chiudono i battenti e licenziano i loro operai. Tutto questo porterà a “un periodo caldo di rivolte di massa”. L’avvertimento viene da una fonte che di solito tende a minimizzare tali incidenti: la Xinhua, l’agenzia statale cinese, che parla per bocca di uno dei suoi storici redattori, Huang Huo. Intervistato dal settimanale Outlook (Liaowang), il giornalista ha detto che “nel 2009 la società cinese potrà far fronte a ancora più conflitti e scontri che metteranno a dura prova le capacità di gestione del Partito e del governo a tutti i livelli”. E aggiunge: “Se nel 2009 vi sarà un alto numero di disoccupati fra i lavoratori migranti, impossibilitati a trovare lavoro entro 6 mesi o più, vaganti per le città e senza alcun salario, il problema sarà ancora più grave”.

Da parte sua, il China Economic Weekly, riportando le parole del consigliere di Stato Chen Quansheng, avverte che la disoccupazione è molto più grave di quanto facciano notare le statistiche ufficiali. Secondo Chen, fino ad ora sono state chiuse almeno 670 mila piccola industrie che hanno creato 6,7 milioni di disoccupati, ma queste cifre si riferiscono solo ai lavoratori registrati. Milioni sono invece i lavoratori in nero, provenienti dalle campagne, che vengono licenziati e sono costretti a tornare ai loro villaggi senza avere nemmeno un sussidio di disoccupazione.

Anche l’Accademia delle Scienze sociali mette in guardia sul numero preoccupante dei licenziamenti. Per il 2009 il governo dovrebbe creare lavoro per almeno 33 milioni di persone, fra migranti, giovani al primo impiego, laureati.

A rinfocolare le possibili proteste vi sono anche i vasti problemi  della corruzione dei quadri e i conflitti legati ai sequestri di terreni in aree urbane o rurali.

 


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