14/04/2021, 11.31
GIAPPONE-ASIA
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Seoul, Taipei, Pechino contro lo smaltimento in mare delle acque di Fukushima

I sudcoreani vogliono intentare una causa contro Tokyo davanti a un tribunale internazionale. Taiwanesi e cinesi chiedono il coinvolgimento dei Paesi confinanti prima di prendere una decisione. La Cina minaccia risposte. Usa e Agenzia internazionale per l’energia atomica: il piano nipponico rispetta gli standard scientifici.

Tokyo (AsiaNews) – Monta la protesta di Corea del Sud, Taiwan e Cina contro il piano del Giappone di scaricare in mare le acque radioattive della centrale nucleare di Fukushima, danneggiata 10 anni fa da uno tsunami.

Il premier nipponico Yoshihide Suga ha dichiarato ieri che il milione di tonnellate di liquidi usato per raffreddare i reattori atomici andati in fusione (meltdown) non rappresenta più un pericolo per la sicurezza e la salute. Egli ha sottolineato che l’operazione sarà condotta in modo da tutelare l’industria ittica locale, preoccupata per il danno d’immagine. Oltre ai pescatori, si oppongono all’iniziativa gruppi ambientalisti e la Conferenza episcopale giapponese.

Seoul ha detto oggi di essere pronta a portare Tokyo davanti al Tribunale internazionale del diritto del mare. L’ordine è partito dal presidente sudcoreano Moon Jae-in, che lo ha trasmesso al nuovo ambasciatore giapponese in Corea del Sud: una mossa “forte” dal punto di vista diplomatico, perché fatta durante la cerimonia di accreditamento, alla presenza di altri inviati stranieri.

Il governo sudcoreano ha precisato che l’iniziativa legale punta a ottenere un’ingiunzione per bloccare il rilascio delle acque di raffreddamento nell’Oceano Pacifico. L’amministrazione Suga ha spiegato che il processo di smaltimento inizierà tra due anni; le acque rilasciate saranno diluite attraverso un sistema avanzato chiamato Alps. Esso permette di rimuovere dai liquidi contaminati gli elementi più radioattivi, come lo stronzio e il cesio, lasciando solo quantitativi non nocivi di trizio. Per le organizzazioni ambientaliste esistono metodi più innovativi.

Le rassicurazioni nipponiche non hanno convinto nemmeno il governo taiwanese. Taipei chiede a Tokyo di cooperare con i Paesi confinanti prima di prendere una decisione finale. Il Consiglio per l’energia atomica dell’isola ha domandato alle autorità giapponesi di condividere le informazioni su quale impatto avrà lo sversamento in mare.

Una volta tanto Taiwan e Cina si trovano d’accordo. Secondo Pechino, i giapponesi sono degli “irresponsabili”. Senza fornire dettagli, il governo cinese ha minacciato di intraprendere azioni contro il progetto di Tokyo, ritenuto un pericolo per la salute e la sicurezza non solo della popolazione della regione, ma di tutto il mondo. Studi dell’università tecnologica di Nanchino affermano che il cesio liberato dall’incidente di Fukushima ha già inquinato il Mar Cinese orientale. Come Taipei, le autorità cinesi lamentano di non essere state consultate nella maniera dovuta dall’esecutivo nipponico.

Il governo Suga ha ricevuto però il sostegno degli Stati Uniti e dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, secondo cui il piano di rilascio delle acque contaminate “ha basi scientifiche solide ed è in linea con le pratiche standard seguite dall’industria atomica in tutto il mondo”.

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