26/11/2013, 00.00
COREA DEL SUD
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Seoul, il governo all'attacco di un sacerdote pro-democrazia: "Nemico della patria"

di Joseph Yun Li-sun
Il p. Park Chan-shin, sacerdote della diocesi di Jeonju e membro dell'Associazione cattolica "Preti per la giustizia", ha celebrato una messa per chiedere conto al governo dei brogli e delle ingerenze dei servizi segreti durante le elezioni del 2012. Un suo commento sulla tensione con il Nord - "è naturale che ci attacchino, dato che continuiamo a fare esercitazioni con gli Usa" - scatena l'esecutivo, che lo mette sotto inchiesta. La polizia circonda la cattedrale di Seoul, l'arcivescovo: "I sacerdoti non devono fare politica".

Seoul (AsiaNews) - L'Ufficio nazionale del procuratore sudcoreano ha annunciato questa mattina di aver aperto un'inchiesta contro p. Park Chan-shin, sacerdote della diocesi di Jeonju e membro dell'Associazione cattolica "Preti per la giustizia". L'indagine è nata dopo l'omelia pronunciata da p. Park lo scorso 22 novembre nel corso di una messa celebrata per chiedere giustizia al governo guidato da Park Geun-hye. Figlia del defunto dittatore sudcoreano, la presidente è accusata di aver manipolato attraverso i servizi segreti nazionali le elezioni presidenziali del 19 dicembre 2012.

Durante il suo discorso, p. Park ha parlato a lungo di "come si crea un nemico" e ha esposto i presunti brogli e il "clima anti-democratico" che si respira in questi mesi in Corea del Sud. Verso la fine del suo intervento, ha aggiunto che "è naturale che la Corea del Nord abbia attaccato l'isola di Yeonpyeong, dato che Seoul e Washington continuano a compiere esercitazioni militari congiunte". Queste frasi hanno scatenato il governo e il Saenuri, Partito di maggioranza (conservatore) che sostiene la Park.

Ieri, il presidente ha dichiarato che "non saranno tollerati tentativi di divisione sociale e commenti che indeboliscono l'unità nazionale". Per il primo ministro Chung Hong-won, "questi commenti rappresentano un atto contrario alla Repubblica di Corea e significano schierarsi con il nemico", mentre il ministro della Difesa ha definito p. Park "un nemico della patria". Un portavoce dell'Ufficio del procuratore ha aggiunto oggi che il caso "è assegnato, ma dobbiamo ancora decidere quali siano le accuse precise dato che abbiamo ricevuto molte denunce contro p. Park".

Nel frattempo, il Saenuri ha convocato ieri sera una manifestazione nazionale "contro i nemici della patria" davanti alla cattedrale Myeongdong, nella capitale, a 274 chilometri di distanza dal luogo dove si è tenuta l'omelia incriminata. La polizia ha dispiegato le proprie forze per "difendere" il luogo di culto (v. foto). Una fonte cattolica di AsiaNews a Seoul spiega che al momento "l'aria è irrespirabile, ci sentiamo tutti sotto assedio. Qualcuno guarda male i sacerdoti che camminano per strada, è veramente un brutto momento".

L'arcivescovo della capitale, mons. Andrea Yeom Soo-jung, ha dichiarato nel corso della messa del 24 novembre - con cui l'arcidiocesi ha celebrato la fine dell'Anno della Fede voluto da Benedetto XVI - che i cattolici "hanno il diritto e il dovere di fare politica e di vigilare affinché i governanti siano leali. Tuttavia, i sacerdoti non dovrebbero intervenire in maniera diretta nella questione: non è il nostro ruolo".

Da parte sua, il p. Park si è difeso con un'intervista concessa al quotidiano Hankyoreh: "Tutto questo è solo fumo negli occhi. Ho parlato tanto, ma ci si è concentrati solo sull'ultima parte del mio discorso. Hanno voluto ignorare le mie parole e si sono messi a urlare che sono a favore della Corea del Nord. Ma io ho fatto il militare e sono cittadino di questa nazione. Voglio solo che il mio Paese sia un buon Paese, dove si possa vivere insieme e in pace".

Secondo il sacerdote "ho parlato di come si crea un nemico, e ho chiesto come mai durante i governi di Kim Dae-jung e Roh Moo-hyun [entrambi fautori della Sunshine Policy, politica della "distensione" con Pyongyang nda] non si sono mai verificati atti di guerra.  La verità è che solo gli estremisti vogliono la tensione, e che se ci sono problemi si tende a superarli indicando di volta in volta un nuovo nemico".

La posizione di p. Park ha trovato anche alcuni sostenitori. Un editoriale apparso sull'agenzia di stampa Yonhap si chiede "come mai il governo non voglia rispondere alle accuse, dirette e circostanziate, lanciate dal sacerdote. Ha parlato per più di 40 minuti, ma si sono concentrati solo sugli ultimi due. Va bene mettere in discussione ciò che ha detto, ma bisognerebbe anche dare conto del resto del discorso", ossia dei brogli e dell'aiuto dei servizi segreti nelle ultime elezioni. E una vignetta pubblicata sempre sull'Hankyoreh dipinge la Park con la divisa militare dei tempi del padre-dittatore mentre ordina a una folla di conservatori di attaccare un sacerdote, solo e con un cartello in mano che recita "Verità e Giustizia".

 

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