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» 17/01/2005 10:38
COREA DEL SUD - GIAPPONE
Seoul vuole riempire la palude che la separa da Tokyo
di Pino Cazzaniga

A 40 anni dalla normalizzazione diplomatica, il presidente Roh si dice disposto ad accogliere l’imperatore. Anche se la visita non si realizzerà subito, il gesto fa parte di un cammino politico di riconciliazione tra i due popoli.  In autunno potrebbe andare in Corea il principe ereditario Naruhito.



Tokyo (AsiaNews) – Un gesto politico che segna un ulteriore passo avanti nella riconciliazione tra Corea del Sud e Giappone. Va letta così l’iniziativa del presidente della Corea del sud, Roh Moo-hyun, che ha espresso la disponibilità del suo Paese a ricevere “con molta cordialità” l’imperatore del Giappone. La dichiarazione è stata accolta dai media coreani ed esteri con grande sorpresa non solo per il contenuto, ma anche perchè è stata fatta nel solenne contesto di un discorso rivolto a tutta la nazione. A un giornalista che gli chiedeva cosa pensasse circa la visita dell’imperatore Akihito in Corea, Roh senza esitazione ha risposto: “il governo coreano ha già ufficialmente invitato l’imperatore del Giappone  L’invito è tuttora valido. Noi siamo pronti ad accoglierlo con grande onore e cordialità”. Al giornalista che ricordava le frizioni esistenti tra le due nazioni, anche indipendentemente dal ricordo della dominazione coloniale giapponese (1910-1945),  il presidente ha risposto: “le questioni pendenti vanno considerate su un piano diverso (da quello della visita di Stato)”.

La dichiarazione del presidente coreano è stata vista, soprattutto dai media internazionali, quasi come l’annuncio di una visita dell’imperatore a breve scadenza. L’ottimistica interpretazione era difficilmente evitabile perchè è risaputo che l’ostacolo che ha reso impossibile fino ad ora la visita è l’animosità dei coreani verso la casa imperiale giapponese, ritenuta responsabile del dominio coloniale Ora, invece, il presidente coreano fa conoscere al mondo che la Corea è disposta a ricevere cordialmente il Tenno di Tokyo. A chiarire la situazione ha pensato poche ore dopo il premier giapponese Junichiro Koizumi: “non siamo ancora a questo stadio”, ha detto. commentando la dichiarazione di Roh

Se la notizia non e’ sensazionale è tuttavia molto significativa.

Va innanzi tutto escluso che Roh Moo-hyun fosse impreparato alla domanda. In interviste di questo genere, esse vengono presentate in anticipo e le risposte discusse nello staff presidenziale. Si ha piuttosto l’impressione che la domanda sia stata introdotta per desiderio dello stesso presidente.

E’ dal 1965 la Corea del Sud sotto la presidenza di Park Chung Hee ha normalizzato le relazioni diplomatiche con il Giappone dando inizio a quel prodigioso sviluppo economico noto come “miracolo del fiume Han” (dal nome del fiume che attraversa Seoul). Quest’anno ricorre, quindi, il quarantesimo anniversario di quell’avvenimento. Roh nel contesto del solenne discorso d’inizio d’anno non si è lasciato sfuggire l’occasione di ricordare l’importanza di buone relazioni con il Giappone, non solo a livello economico ma anche politico, soprattutto in vista della soluzione del problema nucleare nord-coreano.

Le espressioni benevole verso l’imperatore del Giappone sono allora parte di un fine disegno diplomatico ideato dal suo predecessore, Kim dae-jung, e cioè: realizzare la visita del Tenno in Corea per liquidare definitivmene il doloroso passato e aprire la via per un futuro di mutua collaborazione e amicizia.

Il riconoscimento diplomatico del 1965, realizzato grazie a un regime duramente dittattoriale, non aveva cambiato nulla a livello popolare: le due nazioni continuavano ad essere vicine per la geografia, lontane nel cuore. Le separava non solo il mar del Giappone  (o il “mare orientale” come preferiscono chiamarlo i coreani) ma anche una specie di palude spirituale sulla quale era impossibile tracciare alcuna via per il passaggio del Tenno da Tokyo a Seoul. Nel 1998 l’allora presidente Kim Dae-jung ne ha iniziato la costruzione. Ritenuto da tutti, avversari compresi, eroe nazionale per aver rischiato quattro volte la vita in favore della democrazia, era in posizione favorevole per farlo. La sua visita in Giappone, avvenuta quell’anno, è stata un capolavoro politico: dal governo della nazione ospitante ha ottenuto un chiaro riconoscimento delle colpe del passato regime militarista nei confronti della Corea e dai cittadini molta simpatia. È stata in quella occasione che il governo di Seoul per la prima volta ha invitato l’imperatore del Giappone a visitare la Corea..Da quell’anno il fossato psicologico tra i due popoli si è andato costantemente riducendo.

La felice dichiarazione di Roh Moo-hyun si pone nella linea  dell’audace politica del predecessore. Leggendo con fine intuito diplomatico e umano i segni dei tempi, si è accorto che la palude di separazione psicologica tra i due popoli si sta prosciugando giorno dopo giorno. Da una parte e dall’altra, grazie soprattutto alle nuove generazioni, sta prendendo vigore una corrente di mutua simpatia.

In questo quadro, la risposta di Koizumi è una doccia fredda solo in apparenza. Il premier si è premurato di completarla con una precisazione di Sonoda, il principale portavoce del gabinetto. “A livello popolare - ha detto - i sentimenti di simpatia verso la Corea (del sud) sono alti. In questo senso ci sembra di poter dire che le condizioni sono molto migliorate”.

Certo, l’imperatore Akihito quest’anno in Corea non ci andrà. Ma da altre fonti sappiamo che le diplomazie delle due nazioni stanno lavorando intensamente per rendere possibile in autunno la visita del principe ereditario Naruhito e della sua consorte Masako. Entrambi godono le simpatie dei giovani e ne condividono le aspirazioni. Se questa visita si realizzerà, sarà stato fatto un ulteriore notevole progresso nel lavero di pavimentazione della via che renderà possibile il viaggio dell’imperatore Akihito dal palazzo imperiale di Tokyo alla Casa Blu di Seoul, residenza ufficiale del presidente Roh Moo-hyun.


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