22/08/2006, 00.00
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Shandong, il Partito ignora i giudici e demolisce le case con la forza

Nella città di Heze è in corso una manovra di intimidazione verso chi si rifiuta di abbandonare la propria casa per fare spazio alle industrie. Nonostante gli ordini della magistratura, queste vengono demolite a forza e gli abitanti devono persino pagare i costi delle operazioni.

Heze (AsiaNews/Scmp) – I dirigenti del Partito comunista dello Shandong stanno eseguendo un piano di demolizioni forzate di case abitate per fare spazio ad industrie e ad esercizi commerciali, ignorando persino gli ordini della magistratura a difesa dei cittadini.

Ma Guirong, residente ad Heze, racconta di aver vinto lo scorso marzo una causa contro le autorità locali che volevano demolirle l'abitazione: la Corte intermedia del Popolo, infatti, aveva ordinato di fermare i bulldozer e lasciare in pace la donna.

Due mesi più tardi, alla fine di maggio, un quadro del Partito si presenta alla sua porta e la informa che il giorno dopo la casa verrà demolita e che non le sarà data alcuna somma di denaro come risarcimento, dato che la donna ha rifiutato l'offerta precedente. Puntuali, la mattina dopo si presentano bulldozer, macchine della polizie, operai e quadri comunisti.

Dopo un'ora di inutile dialogo, la signora Ma viene portata via a forza dal figlio ed assiste alla demolizione. I suoi averi vengono portati in una fattoria insieme a quelli dei suoi vicini, che condividono la sua stessa sorte.

"All'inizio – racconta  Ma – nel distretto vi erano 500 famiglie. Di queste, 227 hanno rifiutato le offerte del governo e non si sono spostate per fare posto ad un centro commerciale. Ora ci hanno demolito la casa con la forza, per dare un segnale a chi vuole resistere ancora".

I demolitori hanno comunicato che agli evacuati non solo non sarà dato alcun risarcimento, ma sarà anche addebitato il costo delle paghe degli operai e delle spese di demolizione. "Ci hanno detto che dobbiamo pagare tutto – dice Song Dechen, uno degli evacuati – persino il pranzo di coloro che ci hanno distrutto le case":

Li Minsheng, un altro vicino, si è ucciso per protesta il 5 giugno. Secondo le autorità, Li aveva dei problemi mentali, ma per i vicini la causa del suicidio è da imputarsi ai dirigenti comunisti, che gli avevano preannunciato "lo stesso destino della Ma".

Dopo questi episodi, cento famiglie hanno deciso di andarsene mentre 80 rimangono nel distretto. Le autorità hanno comunicato che queste ultime "hanno perso ogni speranza di risarcimento".

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