11/08/2018, 11.51
CINA
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Shenzhen: maoisti e studenti in appoggio agli operai che vogliono un sindacato libero

di Wang Zhicheng

Gli operai della Jasic Technology affermano di essere “trattati come schiavi”. Almeno 14 operai sono ancora in detenzione. I maoisti domandano la loro liberazione e il diritto a fondare il sindacato libero. La JT, quotata in Borsa, vende prodotti in tutto il mondo e ha impianti a Shenzhen, Chongqing e Chengdu. Nel solo impianto di Shenzhen essa impiega circa mille operai.

Shenzhen (AsiaNews) – Studenti universitari e membri del Partito comunista in pensione, portando con orgoglio ritratti di Mao Zedong, stanno manifestando a sostegno di un gruppo di operai che chiede di istaurare un sindacato libero nella loro fabbrica, la Jasic Technology (JT). A causa di ciò, 14 di loro sono in carcere da alcune settimane.

Tutto è cominciato nel maggio scorso, quando gli operai della JT hanno iniziato una campagna per creare un sindacato indipendente in fabbrica e sono stati licenziati e picchiati da teppisti.

Secondo gli operai, le condizioni di lavoro si sono molto deteriorate; le paghe e i contributi per la sanità e la casa sono state diminuiti; i turni sono stati modificati senza alcun accordo. Essi affermano di essere “trattati come schiavi”. Essi hanno espresso le loro lamentele alle autorità, e l’amministrazione della JT ha dichiarato di avere già rappresentanti dei lavoratori scelti da loro, in cui non vi è nessuno degli attivisti sostenuti dagli operai.

Gli operai hanno lanciato una campagna con manifestazioni nelle strade (foto 1), raccolte di fondi e lettere aperte sui social (subito oscurate). In risposta l’amministrazione della fabbrica e le autorità governative hanno licenziato sette operai, picchiato e arrestato altri 29. Tuttora ne restano ancora 14 in carcere, accusati di “disturbare l’ordine pubblico”.

Le lamentele degli operai hanno trovato solidarietà fra studenti universitari e vecchi maoisti, membri del Partito ormai in pensione che cinque giorni fa hanno manifestato davanti alla stazione di polizia di Yanziling, un quartiere di Shenzhen (foto 2). Essi domandano la liberazione di tutti gli operai arrestati, il diritto a fondare un sindacato libero e la punizione per poliziotti e teppisti che hanno picchiato i lavoratori.

Non è chiara la posizione dei sindacati ufficiali, i quali sono sottomessi al Partito comunista e sono accusati di fare gli interessi dei padroni delle fabbriche, spesso anch’essi membri del Partito.

La JT, fondata nel 2005, è quotata alla Borsa di Shenzhen, i suoi prodotti e servizi – che spaziano dalle navi al petrolio, all’acciaio, alle ferrovie, ai veicoli - sono distribuiti in tutto il mondo. La compagnia ha impianti a Shenzhen, Chongqing e Chengdu. Nel solo impianto di Shenzhen essa impiega circa mille operai.

Secondo esperti del lavoro, almeno dal 2015, con la diminuzione dei prestiti facili alle aziende da parte del governo centrale, vi è stata una forte riduzione dei diritti degli operai, che si lamentano dell’aumento delle ore di lavoro e di essere sottopagati. Il China Labour Bulletin, che registra la situazione del mondo del lavoro in Cina, afferma che negli ultimi 12 mesi vi sono stati almeno 1860 scioperi.

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