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  • » 03/07/2007, 00.00

    GIAPPONE

    Si è dimesso il ministro che ha “giustificato” le bombe di Hiroshima e Nagasaki

    Pino Cazzaniga

    Fumio Kyuma, responsabile della Difesa, aveva sostenuto che il lancio delle due atomiche era servito ad impedire una invasione sovietica che avrebbe provocato lo smembramento del Giappone. Il primo ministro Abe ha invano cercato di difenderne le affermazioni.
    Tokyo (AsiaNews) – Alla fine si è dimesso il ministro giapponese della Difesa Fumio Kyuma, travolto dalla contestazione seguita alla sua affermazione sulla “inevitabilità” del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, prezzo pagato per scongiurare lo smembramento del Paese che sarebbe seguito ad una prevedibile invasione sovietica.
     
    La polemica si era accesa il 30 giugno quando nel corso di una conferenza tenuta in una università a Kashiwa, presso Tokyo, il ministro aveva affermato che il lancio delle bombe atomiche sul Giappone è stata un’azione militare inevitabile per impedirne lo smembramento. In particolare, a suo avviso, la bomba atomica sarebbe stata sganciata su Nagasaki il 9 agosto 1945 per forzare il Giappone alla resa immediata e così impedire all’Unione Sovietica di occupare l’isola di Hokkaido. Questa preoccupazione spiegherebbe la scelta della strategia atomica adottata dal presidente americano Harry Truman. “Fortunatamente - ha detto Kyuma - l’Hokkaido non è stato occupato. Altrimenti sarebbe diventato territorio dell’Unione Sovietica”. Ed ha aggiunto: “non nutro alcun rancore contro gli Stati Uniti”.
     
    La cronaca dell’ultima settimana di guerra sembrerebbe dargli ragione. Due giorni dopo il lancio del “Little Boy” (la prima bomba atomica) su Hiroshima, l’Unione Sovietica ha dichiarato guerra al Giappone e i suoi militari hanno immediatamente occupato un gruppo di isole giapponesi che si trovano a qualche decina di chilometri a nord dell’Hokkaido.
     
    Quella strategia, che Kyuma ha qualificato come “inevitabile” e “fortunata”, è costata l’annientamento di 140.000 civili a Hiroshima e 74.000 a Nagasaki.
    I politici e i cittadini hanno reagito con indignazione. “Osservazioni senza senso e criminali” ha commentato il romanziere, premio Nobel, Kenzaburo Oe, aggiungendo che un parlamentare, a qualsiasi corrente appartenga, dovrebbe essere sempre critico parlando di bombe atomiche e impegnarsi seriamente per la pace.
     
    “L’uso delle armi nucleari - ha detto il sindaco di Nagasaki Tomihisa Taue - causa il massacro indiscriminato di cittadini ordinari e non può essere giustificato per alcuna ragione” e per Hirotami Yamada, segretario generale dell’Associazione dei superstiti della bomba atomica, “la dichiarazione (di Kyuma) è immorale. Il primo ministro dovrebbe immediatamente licenziarlo”.
     
    Abe, invece, l’ha difeso, dicendo “A me sembra che (il ministro) stava presentando la mentalità degli Stati Uniti di quei giorni”. Ma l’opposizione ha subito sottolineato la superficialità del rilievo del premier. “È assolutamente inaccettabile che un ministro faccia simili commenti”, ha osservato Naoko Kan, vice-presidente del Partito democratico del Giappone.” e per Kazuo Shii, segretario del Partito comunista “(Kyuma) non è idoneo ad essere ministro di una nazione che è stata colpita dalle bombe atomiche”.
     
    L’attacco più insidio ad Abe è venuto da Ichiro Ozawa, presidente che Partito democratico del Giappone, da molti ritenuto il politico più preparato. Durante un dibattito a due, organizzato dal “Congresso nazionale per il Giappone del 21mo secolo”, gli ha chiesto se non intendeva chiedere le scuse ufficiali degli Stati Uniti per il bombardamento atomico. Il premier ha tentato di dribblare l’attacco, dicendo “dobbiamo fare del nostro meglio per abolire gli armamenti nucleari invece di spendere energie nel chiedere scusa agli Stati Uniti”. La realtà è che il Giappone non può chiedere le scuse di quella nazione che da decenni lo protegge con l’ombrello nucleare.
     
    In un primo momento, le massicce critiche sembravano non aver scosso l’imprudente ministro che il giorno dopo in un programma televisivo ha sostenuto che non avrebbe rassegnato le dimissioni per un commento che non riteneva necessario correggere. Ma qualche ora dopo durante una conferenza tenuta a Shimabara, presso Nagasaki, suo collegio elettorale, ha cambiato atteggiamento.: “Se il mio commento ha suscitato l’impressione che io non prenda sul serio le sofferenze delle vittime della bomba atomica, allora devo chiedere scusa”. Prima della conferenza il segretario del LDP, Hidenao Nakagawa, gli aveva telefonato esortandolo a ritrattare.
     
    A farlo decidere per le dimissioni, forse ha contribuito un sondaggio della Kyodo, in vista delle elezioni del 29 luglio per il rinnovo del senato. L’indagine rileva che solo il 32% dei giapponesi dà il proprio sostegno al primo ministro Shinzo Abe. Rispetto alla settimana scorsa, il governo ha perso l’1,5%.
     
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