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  • » 12/07/2006, 00.00

    CAMBOGIA

    Si avvicina il processo e i capi dei Khmer Rossi si nascondono



    Si perdono  le tracce di vecchi leader del regime come Khieu Samphan, mentre danno poco affidamento i giudici cambogiani e aumentano i dubbi sul regolare svolgimento del processo.

    Phnom Penh (AsiaNews/Agenzie) – Testimoni che spariscono e sfiducia nei giudici: si presenta così l'atteso processo che la Cambogia celebra contro i responsabile del sanguinoso regime dei Khmer Rossi.

    I testimoni chiave sono spariti il giorno dopo che gli avvocati hanno iniziato a raccogliere le prove per il tanto atteso giudizio contro i vecchi leader del regime. Khieu Samphan, ex capo di Stato, ha lasciato la sua casa lo scorso 10 luglio, nel mezzo della notte. Se ne è andato per alcuni mesi, ha detto un vicino. Al momento non è chiaro se il 75enne sia fuggito con l'intento di evitare il processo per le atrocità commesse durante il brutale regime degli anni '70. Khieu Rattana respinge l'ipotesi che suo padre stia cercando di sparire. "Lui sa che se volessero prenderlo, potrebbero certamente farlo senza problemi".

    Anche due ex guardie penitenziarie hanno lasciato le loro case, mentre altre tre si rifiutano di discutere il loro ruolo a Tuol Sleng, il più grande centro di torture del regime, dice Youk Chhang, direttore del Centro documenti cambogiano.

    C'è anche il problema dei giudici cambogiani. "La gente - dice Youk Chhang - ha ancora dubbi sul livello al quale la corte sta puntando. Molti fanno parte del sistema, così hanno ragione di sentirsi a disagio". Il punto è controverso a causa dei presunti collegamenti tra il partito al governo (che in Cambogia controlla effettivamente i giudici) e i Khmer Rossi.

    Analoghe le considerazioni dei gruppi di difesa dei diritti umani. "Le persone hanno fiducia nei giudici internazionali, ma non nei giudici cambogiani", dice Kek Galabru, presidente della Lega cambogiana per la promozione e la difesa dei diritti umani. I 17 giudici cambogiani presenti al processo (gli altri 12 sono internazionali) sono un soggetto di interesse particolare. Alcuni sono poco preparati, altri hanno fatto esperienza in Unione Sovietica. Molti hanno avuto a che fare con accuse di corruzione.

    Sta sorgendo inoltre il problema della sicurezza per le vittime che hanno intenzione di testimoniare contro i Khmer Rossi, che ora vivono tra loro. Molti osservatori temono che il terrore prolungato provocato dal regime scoraggerà molti testimoni a parlare al processo. Youk Chhang pensa che sia "importante avviare un programma di protezione per i testimoni".

    Un'altra amara realtà per le vittime è che decine di migliaia di veterani di basso e medio livello dei Khmer Rossi si considerano addirittura vittime del regime. Uno di questi è Him Huy, 52 anni, instancabile contadino e padre, che fu uno dei carnefici dei Khmer Rossi. Le sue espressioni di rammarico sono servite a poco con Chum Mey, camionista sopravvissuto al centro di torture di Tuol Sleg.  "Le guardie della prigione non sono vittime. - dice - "Mentre io aspettavo di morire, loro aspettavano di uccidere".

     

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