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    » 08/08/2012, 00.00

    IRAN - USA

    Si riprende la Standard Chartered Bank dopo le accuse sui suoi traffici iraniani



    La banca britannica avrebbe fatto transazioni illecite con Teheran per oltre 250 miliardi di dollari. Prima di lei, sono incappate nello stesso problema HSBC, Barclays, Lloyd's, Credit Suisse. Forse la soluzione sta nel pagare una multa salatissima di 700 milioni di dollari. L'embargo verso l'Iran non è preso sul serio nemmeno negli Stati Uniti.

    Hong Kong (AsiaNews/Agenzie) - Le azioni della Standard Chartered Bank stanno risalendo dopo la batosta di questi giorni in cui le autorità finanziarie di New York l'avevano accusata di transazioni illecite con l'Iran

    Ieri dopo la denuncia, le azioni della StanChart erano scese del 16,8%; oggi sono risalite del 2% a Hong Kong e del 6% nella mattinata a Londra.

    Il New York State Department of Financial Services (DFS), ha accusato la StanChart di avere camuffato e nascosto in modo sistematico transazioni finanziarie con banche iraniane per un valore di almeno 250 miliardi di dollari. Il periodo considerato è quello dal 2001 al 2010 e coinvolge almeno 60mila transazioni segrete. Secondo l'accusa, la banca spostava denaro cancellando l'interlocutore iraniano o mettendo nomi falsi. Essa aveva perfino diffuso un "prontuario" in cui si spiegava i metodi da usare quando l'Iran era coinvolto. In tal modo, secondo il DFS, la banca britannica è divenuta una "istituzione delinquenziale" che ha permesso a "terroristi" e "criminali" di utilizzare il sistema bancario americano.

    Da anni il governo Usa ha posto l'embargo sulle transazioni di alcune istituzioni bancarie iraniane a motivo del "terrorismo" e delle sanzioni contro l'Iran. La StanChart rischia ora una multa di circa 700 milioni di dollari Usa e la minaccia di vedere revocata la sua licenza bancaria a New York, unico luogo in cui essa è presente negli Stati Uniti.

    La banca incriminata, che svolge commerci soprattutto in Asia, Africa e Medio oriente, si difende dicendo che solo una piccolissima percentuale delle sue transazioni sono ingiustificate e che "il 99,9%" di esse sono in regola. Secondo la StanChart, il volume ingiustificato di transazioni finanziarie che coinvolgono l'Iran non supera i 14 milioni di dollari

    Alcuni analisti sospettano che il caso sia usato per una "guerra fra banche" per sopprimere qualche pericoloso concorrente.

    Altre banche, prima della StandChart sono incappate in accuse simili. Fra queste vi è HSBC, Barclays, Lloyd's, Credit Suisse. Il tutto si è risolto -o è in via di soluzione - con il pagamento di salate multe.

    Altri analisti fanno notare che l'embargo verso l'Iran ha delle falle - risibili - anche negli Usa. Secondo il New York Times almeno 10mila compagnie americane fanno commercio con l'Iran e godono di "esenzione (dall'embargo) per motivi umanitari".

    Fra le molte compagnie vi sono General Electric, Kraft Foods, Pepsi, Wrigley, ecc..., che vendono "sigarette, gomma da masticare, salsa piccante, medicine per perdere peso, attrezzature sportive" e perfino pop-corn.

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