11/05/2011, 00.00
PAKISTAN
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Sialkot: col pretesto della blasfemia, musulmano caccia rivale d’affari cristiano

di Jibran Khan
Gulzar Masih e suo figlio Suleman, titolari di una libreria, costretti a fuggire per evitare l’assalto della folla. I due sono accusati di aver bruciato il Corano. In realtà sono stati incastrati dall’ex socio dell’uomo, invidioso del successo. Sacerdote cattolico: abusi legati alla “legge nera”, gli estremisti “acquistano sempre più potere”.
Lahore (AsiaNews) – Un commerciante musulmano ha sfruttato le famigerate leggi sulla blasfemia, per colpire un rivale d’affari – ed ex socio – cristiano. In Pakistan emerge un nuovo caso di abuso della “legge nera”, sempre più un pretesto per perseguitare la minoranza cristiana o dirimere controversie personali. La vittima è Gulzar Masih, originario di Sialkot, e proprietario di un negozio di libri di narrativa. Ieri l’uomo è dovuto scappare dalla città insieme al figlio, nel timore di rappresaglie della comunità islamica locale che ha cercato di incendiare il negozio. L’intervento della polizia ha bloccato gli assalitori.
 
Dieci anni fa Gulzar Masih ha aperto una libreria nel quartiere di Druman Wala Chowk, a Sialkot, insieme al socio musulmano Abdul Rauf. Nel tempo il volume di affari è aumentato e i due hanno inaugurato un nuovo spazio. P. Anwar Feroze, conoscente della vittima spiega il seguito : “Quando gli affari sono cresciuti, Abdul Rauf ha voluto rilevare l’intera attività; fra i due sono emersi dissapori”. Nel 2009 i due soci hanno diviso l’attività, aprendo due diverse librerie; ma i clienti sono rimasti fedeli al commerciante cristiano, il cui volume di affari risultava sempre superiore.
 
Ieri mattina la resa dei conti. Alle 11 il figlio Suleman Masih ha aperto il negozio e ha rinvenuto pagine bruciate del Corano sotto la saracinesca. Dopo aver assistito alla scena, i dipendenti di Abdul Rauf hanno iniziato ad urlare, lanciando accuse verso Gulzar e il figlio. Secondo p. Naeem Taj, sacerdote pakistano impegnato nella difesa dei cristiani, le pagine bruciate del Corano "sono state messe di proposito sotto la saracinesca” e il commerciante cristiano “è stato incastrato” con un raggiro dal rivale che “cercava di estrometterlo dal giro di affari”. “Le leggi sulla blasfemia – sottolinea il sacerdote – servono ancora una volta da pretesto per dirimere controversie personali”.
 
Attirata dalle urla del libraio musulmano, la folla ha cercato di attaccare Suleman Masih che però è riuscito a fuggire e ad avvisare il padre. Intanto gli estremisti si sono diretti verso il negozio del commerciante cristiano con il proposito di incendiarlo. I poliziotti intervenuti sul luogo hanno evitato il rogo e disperso la folla. Tuttavia gli agenti non hanno voluto aprire un’inchiesta sulla vicenda. Nel frattempo padre e figlio sono fuggiti, abbandonando l’attività e facendo perdere le proprie tracce.
 
Durissimo il commento di p. Javed Gill, sacerdote della chiesa cattolica di San Pietro ad Abbotabad, teatro del recente raid Usa contro Osama bin Laden: “Gli abusi legati alle leggi sulla blasfemia – spiega – sono in continuo aumento negli ultimi anni. Questo fatto deve essere affrontato. Gli elementi estremisti nella società acquistano sempre più potere”.
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