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  • » 12/05/2011, 00.00

    CINA

    Sichuan, cattolici ricordano le vittime del terremoto davanti alle chiese da ricostruire

    Jian Mei

    Celebrazione ufficiale a Beichuan, vicino all’epicentro del sisma di tre anni fa. Silenzio e preghiere. Nella diocesi di Chengdu, su 59 chiese, 25 devono essere ricostruite; 22 sono seriamente danneggiate. Ma non ci sono fondi e la ricostruzione va a rilento. Sacerdote cinese: È importante anche la ricostruzione spirituale.
    Chengdu (AsiaNews) – I cattolici del Sichuan e di altre regioni della Cina hanno pregato oggi per le vittime del terremoto del 12 maggio 2008, quando un sisma di magnitudo 8 ha ucciso decine di migliaia di persone.
     
    Una commemorazione ufficiale delle vittime è avvenuta a Beichuan, vicino all’epicentro del sisma; molte persone hanno aderito alle proposte giunte da ogni dove, anche via internet, di fare un minuto di silenzio. Alcuni genitori hanno pregato per i loro bambini sul luogo dove sono morti, nel crollo delle scuole.
     
     
    P. Pan Hong’en, parroco di Guangyuan (diocesi di Chengdu), confida ad AsiaNews che dopo tre anni, i cattolici della zona colpita hanno bisogno di affrontare diverse sfide, e continuano la loro formazione di fede prendendosi cura anche della ricostruzione delle chiese danneggiate.
     
    P. Pan ha detto che nella sua parrocchia, la notte di Pasqua sono state battezzate 70 persone.
    “Celebriamo le messe ancora in una baracca di legno, vicino alla chiesa semidistrutta, ma ringraziamo Dio perché siamo uniti e perché c’è molta attenzione verso di noi, all’interno e all’esterno della comunità”.
     
    P. Pan racconta che nella sua parrocchia di Guangyuan – una delle zone più colpite dal sisma - vi sono quattro chiese danneggiate che necessitano di essere ricostruite. Questa sera i parrocchiani si incontreranno per una veglia a lume di candela e domani ci sarà una messa in memoria dei defunti nel terremoto. “I parenti – spiega il sacerdote - e le famiglie di alcuni cattolici sono morti nel sisma e alcuni hanno perso anche tutto quello che avevano”.
     
    P. Zhang Yiqiang della parrocchia di Pengzhou fa notare che la ricostruzione e le riparazioni delle chiese è molto lenta, anche se molte famiglie colpite si stanno trasferendo nei quartieri ricostruiti e nelle nuove case. Quest’oggi p. Zhang ha celebrato due messe: una al mattino presto, una alle 2.28 del pomeriggio, l’ora precisa in cui è avvenuta la scossa tre anni fa. Per le celebrazioni ha scelto la chiesa di Bailu, che nel terremoto è totalmente crollata e sottolinea che “per i fedeli locali, la ricostruzione spirituale è importante quanto la ricostruzione degli edifici, tanto più che adesso la gente si sposta in altre zone, in nuove case, con nuovi lavori”.
     
    La lentezza della ricostruzione delle chiese – spiega p. Zhang - è stata lenta soprattutto per la mancanza di fondi. L’unico edificio in cui la ricostruzione è in atto è la chiesa del Seminario dell’Annunciazione (Bailu College), un monumento nazionale, il cui restauro avviene a spese del governo.
     
    Anche nella sua parrocchia, tutte le messe e le attività si svolgono in baracche di legno. “Ma senza un luogo stabile, è difficile organizzare il lavoro pastorale – dice p. Zhang -; per i parrocchiani la cosa più importante è avere delle attività insieme, ma a tutt’oggi è difficile coordinarle”.
    Su 59 chiese della diocesi di Chengdu, 25 devono essere ricostruire; 22 sono seriamente danneggiate. Alcuni sacerdoti per vivere, devono essere ospitati dalle famiglie o in alloggi temporanei.
     
    Il bilancio del terremoto è devastante: 68636 uccisi, 360 mila feriti, 17.516 dispersi. Un numero enorme di case, infrastrutture e scuole sono state distrutte. Dopo la tragica esperienza di tre anni fa, adesso gli scolari della zona hanno a ritmi regolari esperimenti di evacuazione anti-incendio e anti-terremoto.
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