10/07/2017, 12.53
FILIPPINE
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Silsilah per un futuro di pace a Mindanao: ‘Abbandonare la via dell'odio e del conflitto’

“Le vittime non sono solo i cristiani, ma anche e soprattutto i musulmani”. “Vi sono gruppi esterni e centri di potere interessati a dividerci”. Il movimento per il dialogo promuove “una nuova forma di dialogo basata su un amore che va oltre il limite della tolleranza”. L’invito a fuggire la logica della vendetta: “Abbracciate il ‘radicalismo dell’amore’, per avere ‘cambiamenti radicali nella nostra società’”.

Zamboanga (Asianews/Silsilah) – L’isola di Mindanao è al centro di sanguinosi scontri tra le forze governative ed i Maute, un gruppo terroristico ispirato allo Stato islamico, che dal 23 maggio assediano la città islamica di Marawi. Le violenze hanno causato la morte di oltre 400 persone e suscitato tensioni etnico-religiose nel territorio, dove è concentrata la maggior parte della popolazione musulmana delle Filippine, circa il 20% di quella totale. In un clima di apprensione per i timori dell’esplosione di un conflitto settario, il movimento per il dialogo islamo-cristiano Silsilah [in arabo: catena, legame ndr] rinnova il suo impegno per la pace nel Sud delle Filippine, tormentato da decenni di divisioni. Attraverso un comunicato, il movimento fondato da p. Sebastiano D’Ambra nel 1984 a Zamboanga, richiama la popolazione di Mindanao all’importanza del confronto interreligioso. AsiaNews propone in versione integrale la dichiarazione. (Traduzione a cura di AsiaNews).

L'assedio di Marawi è una nuova triste esperienza che non possiamo più ignorare. La prima domanda che ci dobbiamo porre è il motivo per cui il gruppo Maute ha scelto di cominciare da Marawi, la città islamica delle Filippine, una sorta di presenza visibile a Mindanao dopo anni di preparazione. La risposta è difficile. Nella ricerca di quella corretta, possiamo trovarne molte altre.

Per noi di Silsilah, un movimento per il dialogo formato da cristiani e musulmani iniziato nel 1984 a Zamboanga, questa è una nuova prova per la nostra missione di dialogo e una nuova pagina triste. Ascoltando qua e là, troviamo chi pensa che essa faccia parte della storia del passato.

Altri sono più propensi a pensare che siamo vittime di una lotta geo-politica internazionale che trova a Mindanao un vero e proprio terreno fertile tra la popolazione musulmana. Tuttavia, le vittime non sono solo i cristiani, ma anche e soprattutto i musulmani. Qual è l'islam che il gruppo Maute vuole introdurre? Chi sono coloro che finanziano questa guerra? Perché molti musulmani hanno paura di reagire?

Queste e molte altre domande oggi rimangono spesso senza risposte appropriate. Vi sono anche coloro che credono che la soluzione sia avere armi e sicurezza più potenti, più soldati, dare maggiori poteri ai militari ecc. La realtà è che vi sono gruppi esterni e centri di potere che sono interessati a dividerci. Anzitutto a mettere i musulmani contro i cristiani e dunque dividere i musulmani tra di loro. In realtà, siamo tutti vittime.

Che cosa dobbiamo fare? Vi sono persone che, scoraggiate nel proseguire sulla via del dialogo e della pace,  pensano di prendere le armi per combattere. A Mindanao, questa non è una novità. È già accaduto durante il conflitto degli anni Settanta, quando è nato il Moro National Liberation Front (Mnlf). In quegli anni, i cristiani organizzarono gruppi chiamati “Ilaga” per andare contro i musulmani e i musulmani organizzarono i “Baracuda” per andare contro i cristiani. Il risultato è stato più odio e pregiudizi tra molti musulmani e cristiani. Il conflitto continuò a più riprese, fino al punto che nel 2000 il presidente Estrada ha dichiarato “la guerra totale a Mindanao”. È stato un altro disastro e divisione. La sofferenza delle persone è continuata con l'assedio di Zamboanga nel 2013, che fortunatamente non è stato affrontato come “conflitto di religioni”. A Zamboanga questo è stato possibile grazie a molti leader e gruppi musulmani e cristiani, tra cui Silsilah, che hanno agito insieme per affermare che non si trattasse di uno scontro tra religioni. Ma cosa accadrà nell'assedio di Marawi? Condividiamo questa riflessione per incoraggiare tutti a Mindanao a non stancarsi di lavorare insieme per la promozione del dialogo, della pace e della riconciliazione. Questo è un momento critico perché non conosciamo ancora la fine di questa storia triste e abbiamo migliaia di rifugiati da aiutare, non solo fornendo loro cibo ogni giorno, ma anche nel costruire speranza in questo complicato conflitto.

Vi è speranza. Nel frattempo, vi sono quelli che vedono solo gli aspetti negativi di questo conflitto o, più pericolosamente, quelli che stanno progettando di vendicarsi e di creare più violenza. Silsilah promuove una nuova forma di dialogo basata su un AMORE che va oltre il limite della tolleranza. Una nuova forma di “Martabat”, che è l'opposto del tradizionale aspetto culturale della "vendetta", un nuovo inizio basato sulla riconciliazione e l'amore. Sappiamo che questo può essere considerato una “utopia”, ma questo è ciò che Silsilah vuole fare. Ditelo a tutti: “Smettetela di usare il radicalismo della violenza" e abbracciate il "radicalismo dell’amore, per avere cambiamenti radicali nella nostra società”.

Nelle aree di conflitto nei pressi di Marawi, alcuni membri di Silsilah si muovono in questa direzione, in silenzio. Speriamo che la violenza finisca presto a Marawi e in altri luoghi di Mindanao, ma non è tutto. Dobbiamo lavorare duramente per dire a musulmani e cristiani: “Siamo chiamati a scrivere una nuova pagina della storia”. La storia del passato è piena di violenze. Dobbiamo sognare la pace futura. Dobbiamo ricordare che la parte più profonda della nostra missione di riconciliazione è con i musulmani. Essi sono invitati a ricordare che il sacro Corano afferma che vi sono occasioni in cui è possibile reagire in una forma di lotta (Jihad) con la violenza, ma esso aggiunge anche che “[...] se perdoni è meglio”. Anche i cristiani possono ricordare diverse molte parti del Vangelo, in particolare il messaggio di Gesù, “[...] amare tutti, anche i nostri nemici”.

Non possiamo negare che oggi i sentimenti di molti musulmani e cristiani siano negativi per diverse ragioni, tra cui la triste storia dell'assedio di Marawi. Tuttavia, non solo dobbiamo ricostruire insieme gli edifici distrutti, ma anche curare le ferite interne. Per guarire, esse richiedono più tempo. Silsilah si impegna a fare tutto il possibile, invitando tutti ad abbandonare la via dell'odio e del conflitto e a lavorare come fratelli e sorelle, muovendosi insieme per il bene comune.

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