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» 28/05/2009
CINA - HONG KONG
Sindacalista di Hong Kong: La Cina rischia di ripetere un altro Tiananmen
di Lee Cheuk Yan
Senza democrazia la Cina affonda nell'ingiustizia e nella corruzione. Le rivolte di operai, contadini, migranti sono il segno che Pechino è sull'orlo di una nuova crisi nel rapporto con la popolazione. Hong Kong è un catalizzatore della democrazia in Cina. Parla un testimone del movimento di Tiananmen, al quale è proibito da 20 anni di recarsi in Cina.

Hong Kong (AsiaNews) - Lee Cheuk Yan, 52 anni, è oggi parlamentare del Legco ad Hong Kong. Responsabile della Federazione dei sindacati del territorio, è anche membro del gruppo pan-democratico. Durante i moti di Tiananmen – come tutta la popolazione di Hong Kong – egli ha aiutato i giovani di Pechino e poco prima del massacro del 4 giugno, era riuscito a portare loro il denaro raccolto che doveva servire per acquistare tende, fax, cibo. Arrestato per alcuni giorni, egli è stato poi estradato ad Hong Kong. Da allora Lee è una delle poche persone a cui è vietato andare in Cina, per le sue responsabilità verso il movimento di Tiananmen, ma soprattutto a causa del suo impegno a favore dei lavoratori di Hong Kong e della Cina.

 Molte persone mi chiedono perché ricordare ancora il 4 Giugno? In fondo la Cina è cambiata. A guardare la Cina di oggi si vede in effetti un progresso strabiliante. Ma questo è solo in campo economico. Solo in questo ambito si può dire che ci sono molti successi, con una crescita del Pil (Prodotto interno lordo) che per molto tempo è stata sul 10% ogni anno. Ma il modo in cui il Partito comunista tratta la sua gente non è cambiato per nulla. Anche sul lato della corruzione non è cambiato nulla. L’unica cosa che è cambiata rispetto a 20 anni fa sono le dimensioni della corruzione. E la gente continua ad essere adirata contro questa corruzione, come 20 anni fa.

Sugli aspetti della libertà, dunque, nulla è cambiato ancora. Non vi era libertà di espressione e ancora oggi, il governo blocca le opinioni differenti, manca la libertà di parola e di associazione. Basta guardare a come ha arrestato e bloccato tutti i firmatari di Carta 08. Non appena essi sentono che le opinioni possono essere una minaccia al Partito comunista, subito le sopprimono. Così hanno arrestato Liu Xiaobo; durante le Olimpiadi hanno arrestato Hu Jia e il loro crimine è solo quello di sostenere il diritto della gente.

Per questo è davvero amaro sentire che dovremmo dimenticare il 4 giugno perché la Cina è ormai cambiata.

Quest’anno non è solo il 20° anniversario del massacro di Tiananmen. Sono anche i 90 anni dal movimento del 4 Maggio. Anch’essi studenti, chiedevano allora che la Cina venisse riformata con la “scienza” e la “democrazia”. Dopo 90 anni, forse la Cina ha acquisito la scienza, ma dov’è la democrazia? Nella storia della Cina c’è una richiesta di democrazia lunga decenni e ancora oggi non abbiamo democrazia, né diritti umani, né libertà.

La Cina aspetta da un secolo l’avvento della democrazia e non l’ha ancora raggiunta. Perciò è ancora più urgente oggi ricordare al governo di Pechino che la democrazia è una delle promesse non mantenute e senza di essa si rischia un triste sviluppo per il popolo cinese.

Pechino dice spesso che la democrazia è qualcosa che va bene solo all’occidente. In realtà la gente dice che senza democrazia e libertà di parola c’è solo corruzione. Guardiamo ad esempio al terremoto nel Sichuan. Oltre alle Madri di Tiananmen – che ricordano i loro figli uccisi dai carri armati – adesso ci sono anche le Madri del Sichuan, i cui figli sono morti nel terremoto. Nel maggio 2008, esse avevano domandato un’inchiesta per verificare come erano state costruite le scuole,  crollate sui loro bambini. Dopo un anno, perfino nell’anniversario del terremoto, il presidente Hu Jintao non ha osato nemmeno  ricordare questo problema degli “edifici di tofu”. Eppure un anno fa il governo aveva promesso un’inchiesta!

L’altro esempio è l’impegno di Wen Jiabao per tentare di rafforzare l’economia, sostenendo i contadini, aiutandoli a comprare prodotti ed elettrodomestici [anche per aumentare la domanda interna]. Ma i soldi non arrivano in mano alle persone: rimangono attaccati alle mani dei corrotti rappresentanti del governo.

Quando Pechino dice: “dimenticate i diritti umani, la democrazia, quello che importa è dare da mangiare al popolo”, dice una bugia. Di fatto avviene che senza diritti umani, democrazia, libertà di stampa, non si nutre il popolo, ma i corrotti. L’unica garanzia per il benessere della popolazione è la democrazia.

In più, senza diritti umani e democrazia non si riesce a colmare l’abisso fra ricchi e poveri. Se non ci sono partecipazione, sindacati, società civile, si rischia la rottura.

Hong Kong ha avuto una grande funzione di sostegno verso i giovani del movimento di Tiananmen.

Quei giorni di 20 anni fa sono stati uno dei periodi più dolorosi della mia vita: vedere i giovani uccisi, i feriti trasportati in bicicletta, o caricati sulle spalle, la gente in pianto… Proprio in quei giorni io sono andato a Pechino a portare i soldi che avevamo raccolto a sostegno del movimento. Sono arrivato lì proprio alla fine di maggio. Ho potuto assistere alle prime schermaglie fra l’esercito, i carri armati e la popolazione. Ero andato insieme ad alcuni studenti di Hong Kong, ma ci siamo persi di vista. Ho cercato negli ospedali per vedere di trovarli e alla fine per fortuna li ho trovati, feriti, ma vivi.

Quando però siamo riusciti a prendere l’aereo per tornare  ad Hong Kong, la pubblica sicurezza mi ha trascinato giù prima che l’aereo decollasse. Sono rimasto per tre giorni detenuto e non sapevo cosa mi sarebbe successo. Ma dopo tre giorni – penso per le pressioni da parte della gente di Hong Kong – mi hanno lasciato libero di ritornare. Avevo saputo che alcuni operai di Hong Kong avevano promesso che se non mi lasciavano libero, sarebbero entrati con un camion dentro l’ufficio della Xinhua, ad Hong Kong, creando uno scandalo internazionale.

A me è andata bene, ma vi sono cinesi che sono finiti in prigione per lunghi anni.

Per noi di Hong Kong, il movimento di Tiananmen era una specie di speranza, che la dittatura sarebbe finita. E per questo lo abbiamo sostenuto. Ma con il massacro, le nostre speranze erano finite.

Al ritorno, dopo il 4 giugno, a Hong Kong si respirava il terrore e la disperazione. La gente non aveva più fiducia nel futuro, cercava di emigrare, lasciare il territorio. Mi ricordo che mia moglie Elizabeth a quel tempo aspettava un bambino. La gente le domandava dove trovasse il coraggio di avere un figlio, con un marito che era nei guai con la Cina.

Eppure ancora adesso, dopo 20 anni, noi continuiamo la battaglia perché i nostri amici in Cina possano godere di libertà e di democrazia. E la lotta che facciamo ad Hong Kong è la stessa: nel territorio noi vogliamo completa democrazia, il suffragio universale, ma per due volte il Politburo ha bloccato ogni sviluppo, sia per il 2008 che per il 2012.

Se la Cina non cambia il suo giudizio sul 4 Giugno, come possiamo aspettarci che Pechino permetta la totale democrazia ad Hong Kong? È la stessa lotta, lo stesso movimento.

Per questo è importante che noi ad Hong Kong continuiamo a sostenere la democrazia in Cina. La nostra è una importante responsabilità anche come cinesi. Qui ad Hong Kong, il 4 giugno, abbiamo almeno la libertà di accendere una candela per ricordare i morti di Tiananmen [come avviene alla veglia che si tiene nel Victoria Parka tutti gli anni -ndr], ma a Pechino i nostri compatrioti non hanno nemmeno la possibilità di ricordare i defunti: glielo proibiscono.

Il nostro appuntamento annuale è anche una possibilità per quelli della Cina di venire ad Hong Kong per ricordare Tiananmen. Quando nel 2005 abbiamo organizzato un memoriale alla morte di Zhao Ziyang, fra gli intervenuti vi erano molte persone dalla Cina popolare, che venivano da noi perché da loro era proibito ricordare Zhao.

Per i cinesi della Cina popolare, venire ad Hong Kong non è solo turismo, è anche un tour per la democrazia. Hong Kong ha davvero la funzione di diventare un catalizzatore della libertà in Cina.

Anche la tivu di Hong Kong ha questa funzione: la gente nel Guangdong guarda spesso i programmi di Hong Kong. Capita che quando ci sono manifestazioni per la democrazia ad Hong Kong, le televisioni in Cina sono oscurate. La gente allora capisce: Ah, stanno manifestando ad Hong Kong!

Hong Kong, grazie allo stile di vita, la tivu, internet, le comunicazioni ha già un profondo impatto sulla Cina.

Ricordare Tiananmen 20 anni dopo significa mettere il governo cinese davanti  una decisione.

Il Paese è ormai una potenza economica; anche se vi è la crisi economica, vi sono ancora tanti soldi che girano; vi sono perfino quelli che dicono che ormai, non si deve parlare di G20, ma di G2 (Cina e Usa) per il governo del mondo…Ma perché sono così deboli quando si confrontano con la loro gente, tanto da non riuscire a sopportare opinioni diverse e sopprimerle?

I leader sono sempre preoccupati che qualcosa contro di loro possa succedere. E penso che siano molto preoccupati per la corruzione galoppante. Un fenomeno di tali dimensioni, che va avanti da decenni, crea tanto risentimento e rivolte e magari un altro Tiananmen.

È ovvio, noi non vogliamo un altro Tiananmen. Vorremmo che il governo risponda in positivo alle rivolte, incontrando il popolo e varando delle riforme politiche. In Cina il desiderio di cambiare è molto forte; il governo deve decidere cosa fare e rispondere alla società civile. Magari non  attueranno subito una piena democrazia, ma almeno cominceranno a fare dei passi. E con questo eviterà un altro massacro.


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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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