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  • » 28/10/2004, 00.00

    LIBANO

    Sinodo maronita: convivenza con l'Islam e sovranità nazionale

    Camille Eid

    È il primo sinodo dal 1736. Oltre 100 mila suggerimenti dai maroniti di tutto il mondo.

    Beirut (AsiaNews) – "Il consolidamento della convivenza cristiano-islamica" per il recupero della "libertà sovranità e indipendenza del Libano" e la salvaguardia della testimonianza del paese "contro il cosiddetto conflitto di religioni", lo sviluppo del contesto arabo "sulla base dei diritti dell'uomo e delle libertà individuali". Queste le "scelte irrinunciabili" per la patria libanese definite alla conclusione della seconda sessione del Sinodo maronita, mercoledì 27 ottobre al convento di Nostra Signora della Montagna, a 30 chilometri da Beirut.

    Nelle riunioni svoltesi nei 10 giorni del Sinodo, i partecipanti hanno votato i testi rivisti alla luce delle risposte (oltre 100mila) giunte per posta e per e-mail alle varie commissioni sinodali dai fedeli maroniti residenti in Libano e nel resto del mondo.

    Nel suo discorso di apertura il Patriarca maronita, card. Nasrallah Sfeir, aveva sottolineato l'importanza del Sinodo per "realizzare una riforma ecclesiale e sociale che abbia radici negli animi e nelle convinzioni ancor prima che nei testi e nelle istituzioni ". Sfeir aveva inoltre chiesto ai fedeli maroniti di ispirarsi a quella "fede che ci ha preservati su queste montagne dai tempi antichi" per affrontare i pericoli che li minacciano. Sfeir ha citato, tra l'altro, la cattiva amministrazione dello stato, la diffusa corruzione e la violazione dei diritti dell'uomo. "Se siamo effettivamente il lievito nella farina, il sale della terra e la luce del mondo - si era chiesto Sfeir - come non distinguerci dalla rettitudine morale?".

    Considerato un cammino profetico e coraggioso volto a permettere alla Chiesa di "purificare la sua memoria grazie al perdono", il Sinodo maronita era stato accolto con entusiasmo alla sua apertura nel giugno 2003. In questa antica chiesa cattolica di rito orientale, l'evento non si ripeteva, infatti, dal lontano 1736. Nelle 2 sessioni i partecipanti religiosi e laici hanno affrontato la questione dell'identità e della missione della Chiesa maronita, in particolare il suo ruolo ecumenico e il rapporto con l'islam e il mondo arabo. Si è parlato anche di rinnovamento pastorale, rapporti tra Chiesa e politica, modernità, mezzi di comunicazione e questioni sociali.

    Una sezione rilevante dei lavori è stata inoltre dedicata (grazie anche alla presenza di vescovi e delegati giunti dalle Americhe e dall'Australia) alla nuova fase storica apertasi con lo stanziamento definitivo della maggioranza dei maroniti al di fuori della loro "roccaforte" libanese. Si tratta, secondo gli osservatori, di una conciliazione tra unità e universalità all'interna della stessa Chiesa.

    Unita nel suo patrimonio, rito, santi, appartenenza orientale, attaccamento al Libano - sua patria spirituale - e alla figura del patriarca, la chiesa maronita è anche universale nella sua diffusione e nella missione di incontro con l'altro, ben esperta della convivenza tra popoli diversi. Per marcare questa missione e seguendo lo spirito del Sinodo speciale per il Libano convocato dal Papa alla fine del 1995, i promotori hanno invitato a intervenire i rappresentanti delle altre Chiese cristiane e delle tre comunità islamiche (sunnita, sciita e drusa) presenti in Libano.

    Il Sinodo dovrebbe concludersi in via definitiva a settembre 2005 quando i vescovi maroniti approveranno il documento conclusivo in via di elaborazione.

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